20 giugno 2011

TASHKENT, PARTENZA!


16 giugno, oggi si comincia!!!
Sveglia un po’ più presto del solito!!! Riflettendoci non ho mai dormito così tanto in vita mia!!! Colazione, classica preparazione ad una giornata di moto, ma c’è il casco, già il casco, non avevo avuto tempo di raccontarvelo!!! Ho il maledetto vizio di lasciare sempre e tutto sulla moto, un giorno imprecisato mentre eravamo in dogana, esco lo prendo e mi accorgo che c’è qualcosa nella chiusura del meccanismo che non funziona! Rientriamo in hotel lo smonto e…..il meccanismo della mentoniera non è rotto, avrei il ricambio, ma è completamente spaccato, in più punti, praticamente spappolato!! Qualcuno deve averlo forzato al contrario, risultato mi lancio in una riparazione con superattack, che sembra funzionare, ma decido di provarlo per vedere se trasformarlo da un modulare ad un integrale. Lo apro e chiudo con cautela un paio di volte e decido che sì, vale la pena tentare!!!
Ma torniamo ai giorni odierni!! Tutto pronto accendo la moto, sollevo la mentoniera del casco e naturalmente la parte riparata mi si sgretola tra le mani!!! È praticamente inutilizzabile!! Passanti ed Ettore assistono non senza perplessità ad una serie piuttosto importante di imprecazioni che anche i locali interpretano esattamente per quello che sono. Non mi resta che fare un paio di chiamate, dove apprendo che la scorta ci attenderà direttamente in frontiera all’orario stabilito e che hanno il risultato di farci arrivare nella zona della città dove ci sono i negozi di articoli sportivi. C’è qualche casco, ne scelgo uno, 90€, porca troia non ne compro da anni, mi sembra uno sproposito, ma finalmente partiamo!
Arriveremo naturalmente in dogana molto più tardi dell’orario preventivato, nessuno ad attenderci ed ovviamente la documentazione di Ettore non è assolutamente in grado di reggere un controllo di frontiera in Uzbekistan senza l’intervento della scorta!!! Abbiamo numeri di telefono che non vogliono essere contattati, ci garantiscono che possono risolvere tutto con i computer e naturalmente che succede??? Un violentissimo temporale fa saltare l’energia elettrica!!!
Vabbè, prendo la borraccia, mi faccio una sorsata pensando alla medesima esperienza in Patagonia, lo scorso dicembre riflettendo che è un dejavu piuttosto inquietante, quando improvvisamente appare un militare che ci chiede se siamo “italianskj motozicleta?”. Mi guardo intorno ed in quel preciso momento le nostre moto sono gli unici mezzi in frontiera!!! Non puntualizziamo, mezz’ora e siamo fuori!!
Se vi dicono che in Kirghizistan è possibile entrare senza il visto, non credetegli!!! O meglio è possibile, ma nei paraggi deve esserci un rappresentante consolare!!! Il nostro contrattempo avuto a Tashkent ci fa uscire dal confine di Osh, con la città a meno di 1km ed una rappresentanza consolare in sede, ma se avessimo seguito l’itinerario uscendo dal Pamir, credo che sarebbero stati cazzi!!! Facciamo notte con i militari in frontiera in attesa del funzionario che ci venga ad attaccare stì adesivi sui passaporti!!
Basta, basta, basta!!!
Starete pensando, minchia ma che razza di viaggio è???
Forse avete ragione, infatti se rileggo io stesso quello che sto scrivendo, sembra che non ne stia girando una come si deve, ma questa è la forza di questo genere di esperienze: l’unicità!! Non esistono viaggi belli o brutti, e noi non abbiamo nessun controllo su di esso, perché è lui che ci impone i  suoi ritmi!
Poi, la strada comincia lentamente a srotolarsi sotto le ruote ed il viaggio inizia a gestire le tue azioni, imponendoti come guidare, suggerendoti le situazioni dove fermarsi od invece accelerare …..la solita, fantastica sensazione…questa sì sempre la stessa, a migliaia di km da casa, cominci ad andare, semplicemente seguendo un percorso che ti allontana sempre più dalla meta finale, spazi infiniti rincorrendo l’orizzonte sapendo di non poterlo raggiungere!!!
E così, che la neve sul Pamir, gli incontri, il caldo opprimente nelle steppe kazake, le impossibili lunghissime deviazioni sterrate per lavori in corso, i contrattempi in frontiera, le strade piene di buche, creano quella specie di gioia infantile che mi fanno arrivare sempre alla stessa conclusione: sono qui perché non voglio fare altro e non vorrei essere in nessun altro posto che non sia questo!!!! E’ proprio vero la felicità si nasconde nelle piccole cose!!!

20 giungo, Simey, Kazakistan, domani confine russo, Siberia!



 

15 giugno 2011

TASHKENT, LA STORIA CONTINUA!!


Tashkent, 15 giugno sempre qui, ma qualcosa si muove!!! La moto di Ettore!!
Oggi abbiamo finalmente ripreso la moto, ma ne sono successe di tutte e di più!!!
La nuda cronaca: dopo che questa benedetta autorizzazione covata nel Kommitt, nel più classico degli stili post sovietici, a cui nulla sono valse persino le offerte di illeciti pagamenti sottobanco, è stata controllata, registrata, vagliata, approvata e riconsegnata al legittimo firmatario, cioè Ettore, la mattina del 13 giugno, ritorniamo negli uffici doganali, dove, viste le conoscenze, giochiamo in casa. Misha ci dice che in 2 giorni avremo a disposizione la moto con la quale potremo recarci all’ufficio anticontrabbando per avere una scorta che ci conduca fuori dal paese, sì nel frattempo è uscita anche questa!!! Gli spiego che è tardissimo e rischiamo seriamente anche di non avere il tempo per uscire dalla Russia, visto i visti, gioco di parole necessario, ormai in scadenza!!!
Rapido scambio di battute telefoniche con il nostro referente, proprietario di un’agenzia viaggi a Tashkent che ci fa anche da traduttore e si avvia l’operazione disbrigo pratiche d’urgenza!! Innanzi tutto dal comandante della dogana che dopo essersi informato sulla procedura in atto ed aver confermato che i problemi non sono dipesi dal suo ufficio, ci garantisce che l’indomani potremmo ritirare dal deposito doganale il mezzo. La mattina dopo, quella del 14, per non perdere i conti, puntuali siamo nuovamente in dogana e con Misha cominciamo a girare per varie stanze dove sembra che quasi tutti stiano lavorando per la nostra causa!!! Fotocopie, documenti, ricevute da firmare, ancora fotocopie, una battuta sull’Italia, ancora documenti da compilare, una battuta sull’Uzbekistan, qualche fotocopia per non perdere l’abitudine, la visita alla moto che dopo essersi accesa al primo colpo sotto gli sguardi compiaciuti di 3 o 4 funzionari, viene riparcheggiata nel deposito, altri documenti, qualche ricevuta sui pagamenti effettuati ed alle 16 circa ci siamo, il momento è arrivato, ultime formalità e via!! Dopo mezz’ora arriva un collega di Misha dicendoci che c’è stato un blocco nel sistema informativo e tutti i computer sono impallati. Alle 17 arriva Misha che conferma!! Veniamo trasferiti nell’ufficio più fresco vicino alla cassa. Ogni tanto qualcuno ci offre un bicchiere di acqua fresca, poi torna con dei pasticcini. L’ambiente è piuttosto teso, altre persone in attesa non gradiscono questo contrattempo ed a giustificazione l’incaricato spiega che se noi, indicandoci, in attesa da diversi giorni siamo così tranquilli, bhè, che cazzo, allora possono aspettare anche loro!!
A serata la triste conferma, non ce l’hanno fatta!! Domani alle 10!!
Oggi, 15 giugno, mercoledì!!
Alle 10 Misha è scomparso, alle 10.30 arriva il capo della dogana:
“documentazion ok?”
“sì, cazzo, sono qui solo per controllare la puntualità degli impiegati statali uzbeki!!!”
Cenno di assenso per dire ci penso io.
Alle 10.45 arriva Misha: “one copy and go to the motozicla!!”
10 minuti di trasferimento ed alle 11 Ettore è finalmente fuori a cavallo della sua moto, ferma dallo scorso agosto!!
Come? La scorta? Non vi sfugge niente!! Tutta la città seguendo in macchina Misha ed un militare di alto grado della dogana per arrivare alla periferia sud della città, la strada che conduce alle porte dorate di Samarcanda!!!! Altro deposito, pieno di camion, dove inizia una trattativa serrata con un altro militare responsabile dell’organizzazione della nostra scorta. Faccio chiamare rapidamente Rahmatjon da Misha , gli spiego la situazione ed in una ventina di minuti e 50 euro sottobanco siamo fuori e liberi di circolare, unico impegno avvertire al confine col Kirgistan per ufficializzare l’uscita dal paese del mezzo in questione.
Domani Kirghizistan!!
Ma purtroppo il tempo passa ed a volte lascia dei segni che spesso pregiudicano le nostre azioni future!! L’itinerario è fottuto, semplicemente fottuto, inutile cercare scuse e tentare di recuperare il ritardo anche tagliando pezzi importanti del percorso ci metterebbe a dover gestire situazioni imprevedibili senza fra l’altro avere nessuna certezza e con la spada di Damocle di impegni ormai presi dalla metà di luglio in poi, per altri viaggi.
Ritentiamo, forse il prossimo anno ed ora si cambia itinerario: una parte, breve del Pamir in Kirghizistan, rapido attraversamento del Kazakistan poi entrata in Russia da Barnaul, nei monti Altaj, per percorrere una parte della Siberia, ma verso ovest, visitando le città storiche fino ad arrivare all’antica capitale cosacca, Kazan! Da lì valuteremo i tempi, ma probabilmente dovremo accelerare per non andare lunghi con le scadenze dei visti. Un altro viaggio, non quello che avevamo programmato, ma pur sempre un viaggio!!
Queste le intenzioni, ma visti i presupposti non diamo niente per scontato!
Diciamo così: invece che arrivare in Mongolia rientriamo in Italia, una linea piuttosto vaga ma che lascia un gran margine di azione!!!
In strada, domani si comincia!!

09 giugno 2011

TASHKENT


Tashkent, 6 giugno, Tashkent, porca troia!!!
Siamo arrivati da 4 giorni ed una moto quella di Ettore è bloccata nel deposito doganale dove l’avevamo lasciata lo scorso agosto, alla fine della prima tratta di questo progetto a tappe, in giro per il globo terrestre! Sembrava tutto tranquillo, la mia sdoganata in neanche 3 ore, poi questa richiesta firmata da presentare in un altro ufficio, il “Committ”, dall’altra parte della città e le risposte certe che diventano dei preoccupanti: “ non so”, “speriamo”, “attendiamo”. L’operazione si è avviata, ci confermano, ora bisogna aspettare!! Situazioni già vissute in altre parti del mondo, a cui sono costretto a reagire assumendo il solito atteggiamento composto e piuttosto rilassato. Ettore fa evidentemente più fatica a comprendere,  figuriamoci ad adattarsi!! Speriamo entro oggi di sapere qualcosa in merito ai tempi, anche perché l’ennesima buona notizia, questa arrivata puntuale al nostro arrivo, è che i rapporti tra Uzbekistan e Tajikistan, primo paese da attraversare, sono decisamente peggiorati e le frontiere sono chiuse da qualche settimana! Cosa che complica non poco le cose, soprattutto se perderemo ancora qualche giorno qui!!! Approfondiremo, il tempo a disposizione non manca! Spero fortissimamente di non essere costretto a cambiare itinerario, eliminando la prima parte della Pamir Highway!!

Tashkent, 8 giugno, Tashkent, porca troia!!! Porchissima troia!!!
La moto è ancora lì, ieri sera ho parlato con Ettore, spiegando che le cose hanno preso questa piega e che al momento l’attesa è l’unica soluzione possibile! Ma farlo in 2, quando io ho il mezzo a disposizione, i visti in regola, sarebbe davvero un peccato, oltre che inutile.. Per giunta, notizia recente, il principale punto di passaggio in Tajikistan, quello che ci interessava, pare sia transitabile nuovamente con i documenti in ordine, cosa che io ho! Perché rinunciare? Gli ipotizzo l’intenzione di attendere oggi, per partire domani ed incontrarci ad Osh in Kirgistan, dove lui arriverà una volta rientrato in possesso del mezzo. Sarebbe davvero un bel colpo, viaggerei da solo, rispetterei l’itinerario con una delle parti più suggestive e panoramiche dell’intero percorso e mi eviterei anche questa sosta non preventivata e che in  fin dei conti mi ha anche un po’ rotto le palle!!! Con Ettore non è difficile viaggiare, persona sempre disponibilissima, conosciuta 3 anni fa, in un viaggio organizzato in Centro America, da allora ha partecipato a diverse iniziative (per non parlare di altri viaggi all’estero ed in Italia), alcuni viaggi in autonomia ed ha aderito senza tentennamenti a questa specie di giro del mondo a tappe di 40-50 giorni, anche quando 2 dei 3 possibili partecipanti, hanno desistito, lasciandolo solo e con praticamente tutte le spese a carico, compreso ovviamente quelle dei mezzi. L’accordo si raggiunge immediatamente, anche se so che la cosa non lo convince pienamente. Trascorro la giornata a preparare il mezzo ed a mettere in ordine le ultime cose. Provo a contattare Rahmatjon che si sta occupando della pratica sdoganamento ma non mi risponde. Regolo e stabilisco anche le ultime pendenze con i ragazzi dell’alberghetto che ci ospita e nel pomeriggio torno all’internet point per gli ultimi contatti con l’Italia, qualche saluto e stronzate varie. Chissà quando riuscirò a collegarmi nuovamente!!! E mentre attendo delle risposte da alcuni contatti per il viaggio di fine anno in Bolivia, chattando con Fabrizio,  a cui sto spiegando la situazione, questo se ne esce: “ tu non stai bene…..davvero!!”
Sono in un garage di 3 vetrate con un 100io di postazioni ed un caldo infernale, sudato come un maiale, circondato da decine di ragazzini impegnati in sfide ai videogame e queste 2 frasi sono come uno schiaffo!!! Il loro significato era probabilmente un altro, ma la verità e che me ne sto per andare per i cazzi miei e che se le cose si complicano per una qualsiasi ragione e non solo dal lato doganale burocratico (anch’io potrei avere problemi in una delle strade più desolate del mondo!) e non ci incontreremo nel punto stabilito, probabilmente pregiudicherei ulteriormente la possibilità di arrivare in Mongolia per la metà di luglio!! I nostri visti sono tutti con una sola entrata. Minchia, che faccio?? Fabrì, non te ne potevi andare al mare invece di stare davanti al computer? Alla fine esco dall’internet-sauna e ritorno in albergo, nessuna chiamata, comincio ad innervosirmi e cerco di contattare Rahmatjon che mi risponde che non ci sono novità! Non posso, non posso! Gli comunico che rimarrò anch’io fino alla soluzione della faccenda!
“Ettore andiamo a cena devo parlarti!”


Tashkent, 9 giugno.
Ettore ieri sera a cena sembrava più sereno, io non sono partito, la prima parte del Pamir è ormai un’ipotesi scartata, non sono particolarmente felice, ma mi sento più tranquillo, speriamo di metterci per strada presto!!                                                    

01 giugno 2011

PAPERBLOG

Convalido l'iscrizione del blog landsails a Paperblog con lo pseudonimo landsails

27 maggio 2011

IN ATTESA DELLA PARTENZA2


7 giorni alla partenza per Tashkent ed ecco la seconda ed ultima parte del viaggio verso Samarcanda dello scorso agosto. Una piccola selezione, fatta di poche foto che, spero, vi incuriosisca, portandovi a seguire il prossimo viaggio che ci porterà in Mongolia, dopo aver attraversato il Pamir, le steppe kazake e russe. 
CIAO!

                                        SLIDESHOW

                              ASIAN HIGHWAY


 

 


25 maggio 2011

TCX stivali touring- pubblicità 2011

                                                    
Messico- la strada per giungere a Real de Catorce. La guida dice che è la empiedrada più lunga del mondo, ma credo si sbaglino!!


“Li voglio vivi o morti!” disse il marchese Cadereyta, sedicesimo vice re della Nuova Spagna. E così i 14 morirono. Erano dei rapinatori che assaltavano i carri che trasportavano l’argento. Il posto cominciò così ad essere chiamato “il luogo dove ammazzarono i 14”. Nel 1639 il marchese fece fondare lì Real de Minas de Nuestra Senora de la Limpia Conception de Guadalupe de los Alamos de Catorce”, nome alquanto articolato e che ha subito qualche inevitabile trasformazione e amputazione. Ai tempi si denominavano Real i villaggi dove avevi miniere, in particolare d’argento e Senora de la Limpia Conception de Guadalupe era la manifestazione della profonda fede religiosa della Spagna conquistatrice. Ma le leggende sopra l’origine del nome sono molteplici, come che si trattava di 14 sacerdoti, o di 14 soldati impiccati dagli indigeni, o di 14 viandanti che si accamparono lì e la mattina dopo scoprirono che il fuoco aveva incendiato una lastra di argento. Se el real de minas data 1639, il villaggio fu fondato nel 1779, dopo che un cavaliere che cercava il suo cavallo scomparso nella sierra, aveva trovato per caso, la prima vena di argento. Buona parte della storia del villaggio dipende dalla tradizione orale dato che nel 1744 gli indiani Lakota incendiarono il paese ed i suoi archivi. Secondo lo studioso Alexander von Humbolt nel 1804, Real de Catorce era al secondo posto nella produzione di argento del paese ed il primo dove nel 1822 si  utilizzo una macchina a vapore ed il primo del Messico dove arrivò l’energia elettrica. Nel momento di massimo splendore arrivò a 16000 abitanti. Un pesante crollo dei prezzi dei metalli all’inizio del secolo passato provocarono un massiccio esodo ed oggi la popolazione ammonta a circa 1500 residenti. Hai altri villaggi minerari che cominciano con un tunnel, ma questo sembra avere una dimensione mistica e la sua entrata non poteva essere altro che una galleria, chiamata dell’Ogarrio, costruito da Vicente Ogarrio, patrocinato dal conte de la Maza, inaugurato nel 1902 con i lavori iniziati 36 anni prima. Per costruirlo, fu utilizzata per la prima volta in Messico la dinamite ed è illuminato per tutti i suoi 2279m. Angusto, permette solo la circolazione a senso alternato ma può essere attraversato a piedi. Al suo interno, a circa metà del percorso è scavata una piccola grotta con una immagine della Vergine, davanti alla quale si inchinavano pregare i minatori. All’uscita del tunnel Real de Catorce esplode come una bomba, con il sole o la luna che brillano nelle sue vie acciottolate. L’atmosfera è diafana.
“l’aria limpida e la bellezza della vista e la luce non usata” dirà Fray Luis de Leon in una delle sue poesie. Una sensazione mistica che circonda l’ambiente.

21 maggio 2011

ALTITUDINI ETREME 2011

Una vera chicca, per intenditori, un itinerario che ha come meta il Salar de Uyuni, ma che ci porterà a conoscere anche il nord del Cile con la stupenda e rilassante san Pedro de Atacama: deserti policromatici, valli rigogliose, montagne impervie, lagune colorate, canyon spettacolari, impervi passi andini. Per chi se la sentisse poi, sosta prolungata a La Paz per affrontare la famosa e temuta “Carretera de la muerte”! Esperienza indimenticabile per un viaggio da sogno

              
Da “SOGNI”, viaggio effettuato in solitaria nel 2003, 5 mesi, km 30.469
“La strada, che dovrebbe essere una statale, si eclissa, scomparendo. Niente, una traccia, o meglio più tracce, senza nessun riferimento, segnale o indicazione. Niente. Solo qualche jeep a cui chiedere informazioni ed il solito pullman che raggiungo ma che perdo sistematicamente fermandomi a scattare foto, tanto da ritrovarmelo dietro dopo un paio d’ore. Speranza, speranza di non perdersi, per poi arrivare, dopo 200km, ai bordi del salares e rimanere a bocca aperta. Il mio rapporto con il salar di Uyuni, era iniziato qualche anno fa con uno shock visivo, protrattosi poi per giorni, avvenuto su una rivista fotografica. Mi ricordo che era stato amore a prima vista “un giorno ci andrò, forse in moto”, rendendomi benissimo conto delle difficoltà. Logico che nel momento in cui vi arrivo, la mia reazione è quella di un bambino al quale hanno fatto un regalo insperato ma desiderato per lungo tempo. Percorro qualche km su di un terrapieno e poi la strada scende nella piana, il pomeriggio sta spingendo il sole verso l’orizzonte. Luci, incredibili! La vista spazia nel niente infinito, mai più pieno di significati: il bianco del sale, l’azzurro del cielo e l’ombra della moto. Mi sento un uomo, solo, fortunato e stupidamente felice. Mi trovo a quasi 3.700m d’altitudine, nella distesa piatta più estesa del mondo con i suoi 12.106 km quadrati. Secondo le recenti teorie geologiche, questa parte dell’altipiano era un tempo completamente sommerso dall’acqua. Trascorrerò 3 giorni, in quello che, considero uno dei posti realmente più incredibili, spettacolari, suggestivi, fantastici che mai mi sia capitato di visitare.” Lo spettacolo in qualunque periodo dell’anno si giunga è fantasticamente suggestivo: quando la superficie si asciuga, le saline trasformano il paesaggio in una bianca distesa accecante dalle dimensioni infinite, quando si ricoprono d’acqua,  si formano degli specchi che riflettono alla perfezione le nuvole ed il cielo blu dell’altipiano, facendo scomparire l’orizzonte.”   
 

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MOTOVACANZE.IT e LANDSAILS di nuovo insieme
Riprende la collaborazione per la realizzazione di grandi tour


Ritorna nello staff organizzativo della nostra associazione il grande motociclista e fotografo Giovanni Lamonica che negli ultimi anni ha maturato anche importanti esperienze come accompagnatore di tour in moto di gruppo per varie organizzazioni ed agenzie. Dalla sua eccezionale esperienza e conoscenza di molti luoghi nel mondo potranno nascere nuove proposte di tour per i nostri soci. Iniziando da un nuovo tour in SUDAMERICA, previsto tra il 17 dicembre 2011 ed il 5 gennaio 2012, ALTITUDINI ESTREME. Una vera chicca, per intenditori, un itinerario che ha come meta il Salar de Uyuni, ma che ci porterà a conoscere anche il nord del Cile con la stupenda e rilassante san Pedro de Atacama: deserti policromatici, valli rigogliose, montagne impervie, lagune colorate, canyon spettacolari, impervi passi andini. Per chi se la sentisse poi, sosta prolungata a La Paz per affrontare la famosa e temuta “Carretera de la muerte”! Esperienza indimenticabile per un viaggio da sogno. 

           
                         PROGRAMMA




16 maggio 2011

IN ATTESA DELLA PARTENZA1



A 2 settimane dalla partenza per Tashkent, una piccola selezione, divisa in 2 parti, del viaggio effettuato nel 2010 e che ci ha permesso di arrivare nella capitalke uzbeka. Una manciata di foto che valgono più di 1000 parole! La seconda puntata tra sette giorni. CIAO!

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14 maggio 2011

Abruzzo “a tutto moto” 21/24 luglio 2011



Un bellissimo itinerario alla scoperta dell’Abruzzo, una delle regioni italiane che più offre a chi ama viaggiare su due ruote. Strade solitarie e suggestive, con sosta nelle località più belle di questa terra, scoprendo magnifici paesaggi, ottima cucina locale e sorprendenti tesori della storia e dell’arte.

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                        TALENTI ITALIANI 

 

09 maggio 2011

SCANDINAVIA 2 luce eterna

 

La seconda parte del viaggio, ci vede affrontare la Scandinavia europea e la discesa verso casa dalle repubbliche baltiche.


La strada che da Murmansk conduce al confine norvegese, attraversa una zona che fino a circa dieci anni fa era assolutamente, tristemente, sovieticamente, off limits. Le basi militari si susseguono con regolarità nei 200 km scarsi che separano la più grande città oltre il Circolo Polare Artico (Murmansk appunto), da Nikel ultimo baluardo di cemento e fabbriche prima del nulla del deserto lappone.
Non è raro incappare in un’esercitazione di carri armati e poter rimanere ad osservare sotto lo sguardo dei militari!
Adesso ci si può fermare e fotografare tranquillamente, soffermandosi ad osservare e riflettere sulle dimensioni di questi agglomerati urbani, ma chiedendosi cosa ci possa fare, oggi, qui, a queste latitudini e soprattutto con questo clima, così tanta gente.
Certo, il controllo del territorio è, di fatto totale, ma perché? Ha ancora un senso nel luglio del 2002?
Gli spunti fotografici sono comunque innumerevoli: dalle solite statue mausoleo di proporzioni monumentali, edificati nel nulla assoluto, alle perentorie falci e martello, alte diversi metri che ogni tanto appaiono sul ciglio della strada, ai carri armati che ricordano l’eroica resistenza del popolo russo nell’ultima guerra.
Inutile dire che al confine, il traffico è completamente inesistente, noi, un furgone e 2 macchine, e sorprendentemente anche l’espletamento delle varie formalità è assai rapido.
La Norvegia ci accoglie con le sue strade perfette, l’efficienza turistica dei suoi centri informazione, la cortesia dei suoi abitanti, le sue urbanizzazioni asettiche.
Poche decine di km, e tutto è cambiato. Non siamo certi che sia proprio quello che vogliamo, anche se c’è da dire che questa è, soggettivamente, dal punto di vista degli scenari e del paesaggio, la parte più interessante e spettacolare dell’intero itinerario.
Accompagnati da un sole che domina un cielo azzurrissimo, ci spingiamo verso nord alla coincidenza con i battelli che in questo periodo dell’anno navigano sul mar di Barents in pieno sole di mezzanotte. Il servizio è diventato ormai una tappa turistica, al quale molti non riescono a rinunciare. In circa 2 settimane, 12 giorni per l’esattezza, è possibile navigare lungo una delle coste più spettacolari del mondo partendo da Bergen fino a Kirkenes, per poi tornare al punto di partenza.
Nato come vitale mezzo di trasporto e comunicazione per giungere nelle più remote località sperdute nel labirinto dei fiordi, fu ideato da Richard With, e prese servizio per la prima volta nel luglio 1893.
Le fermate sono 34, si naviga giorno e notte e l’esperienza a bordo può essere suddivisa in tappe, ed è proprio questa la nostra intenzione.
La nostra destinazione è Berlevag, punta estrema occidentale della penisola del Varangerh.
La strada è bellissima, desolata ed illuminata, i laghi si alternano ai fiordi, confondendo ulteriormente le idee in queste notti non notti, che dilatano tempo e spazio, illudendoci che il viaggio possa non finire, come questa luce accecante.
Nonostante le innumerevoli soste, arriviamo con un certo anticipo in questo solitario villaggio di pescatori. Il paese è anche conosciuto per l’eccezionale altezza che le onde, in alcuni periodi dell’anno raggiungono prima di infrangersi sul suo molo, anche 10 metri!!
Navigheremo verso la penisola di Nordkinn, il vero punto più a nord dell’Europa continentale (70°8’ di latitudine) tra le 23.00 e le 2.00.
Il traghetto è puntualissimo e a dispetto della poco rassicurante fama che circonda questa propaggine del Mar Glaciale Artico, anche la traversata è tranquilla e rilassata, fino allo sbarco a Menham (penisola di Nordkinn), in perfetto orario.
Stavolta la stanchezza comincia a farsi sentire, il fisico sa essere più saggio dei nostri occhi e decidiamo di procedere verso Gamvik (20 km più a nord, sempre penisola di Nordkinn), paese più a nord d’Europa, e di bivaccare sul primo fiordo disponibile.
Naturalmente il progetto viene realizzato con successo, ma purtroppo al risveglio, l’incantesimo si è rotto: il magnifico tempo che ci ha accompagnato per 2 settimane e più, è stato sostituito da una pesante coltre di nubi che scaricano gocce di pioggia con una frequenza tipica per queste latitudini, ma alquanto indisponenti.



Le cose migliorano un po’ durante la giornata, permettendoci di percorrere verso sud la 888, denominata Nordkinveien, che in inverno è il percorso stradale più impegnativo della Norvegia.
La strada ottimamente battuta percorre una serie di altopiani spesso spazzati dai venti, in un ambiente lunare veramente suggestivo.
Arrivati a Ilfjord imbocchiamo a dx la 98 costeggiando ancora l’Isfjord, il traffico comincia ad aumentare di intensità, ma mantenendosi a livelli più che accettabili, soprattutto paragonato a quello che avevo incontrato 5 anni fa, nella mia seconda esperienza scandinava.
Infatti, i norvegesi, con una sapiente educazione turistica nei confronti dei visitatori (ma anche con dei prezzi veramente allucinanti) sono riusciti a dirottare il traffico stradale, che stava letteralmente strangolando anche queste latitudini su alternative più controllabili e meno pericolose per la salvaguardia ambientale: traghetti, appunto e aerei.



Nordkapp è ora raggiungibile via terra per mezzo di un tunnel che ha un prezzo da concerto dei Pink Floyd, o da pasto completo a base di frutti di mare in un locale alla moda di Parigi.
Ma non è finita qui, una volta arrivati, se non siete studenti o pensionati (risparmierete circa il 70%), preparatevi a sborsare 35 Euro, più o meno, che però vi danno diritto, udite udite, alla visita della mega struttura, in gran parte sotterranea, di 5000 m quadrati (!!!), la possibilità di campeggiare gratuitamente negli appositi spazi, oltre all’immancabile foto di rito ai piedi del mappamondo, posto sull’orlo di questo granitico promontorio roccioso bruno scuro. Non male eh?
Da qui, cominciamo la lenta discesa verso sud.
Sarà Norvegia fino alle Lofoten, splendide, frastagliate isole, montagne emergenti nel Mar di Norvegia, poste oltre il Circolo polare Artico.
2 giorni e mezzo, fra continue imprecazioni per quello che potrebbe essere ed invece viene nascosto o meglio coperto, da una fitta coltre di nubi, che sembrano piantate, addirittura incagliate come le vecchie imbarcazioni nel fiordo di Murmansk, su queste splendide cime montuose, che con le sue rocce si tuffano direttamente in mare.
Siamo tentati, no, meglio sono tentato, di insistere nell’attesa, nella speranza che un vento benevolo permetta al sole, che in questo periodo dell’anno è sempre e comunque abbondantemente oltre l’orizzonte, di tornare ad illuminare uno degli spettacoli più alti, che la Norvegia riesce ad offrire ai suoi visitatori.
Ma anche le previsioni meteorologiche sono contro di me, e le ardite e razionali strutture di Alvar Aalto ci attendono in Finlandia dopo un trasferimento lampo che ci permette di tagliare in 2 la Scandinavia in sola mezza giornata per arrivare al traghetto di Vaasa in Svezia.



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