lunedì 21 maggio 2012

LIBIA tripolitania

Questo articolo fa parte di una serie di servizi sul bacino del Mediterraneo, che preparai e scrissi nel 2006 appena dopo i disordini in Cirenaica. Al contrario degli altri ha avuto una storia più complicata, rimanendo nell'archivio del computer per diverso tempo.
La redazione, una parte di essi a dire la verità, milanesi ed incompetenti sull’argomento, non aveva autorizzato il viaggio perché ritenevano che fosse pericoloso viaggiare in quelle zone in quel momento!! Figurarsi, avevo i visti, addirittura i permessi per viaggiare da solo, cosa più unica che rara e naturalmente me ne sono strafregato. Parto per Tunisia e Sicilia, ma naturalmente entro anche in Libia e vi trascorro una ventina di giorni fantastici. Alla fine riporto del materiale fotografico, scrivo le solite cazzate e presento il tutto per la pubblicazione degli speciali turismo. I responsabili di redazione accettano, fanno la prova stampa ma il capo redattore vede le bozze e, piccato nel suo orgoglio personale, per la palese disobbedienza, le taglia!!! Un po' datato naturalmente, c'è anche un box su Mu’ammar Gheddafi, che ho mantenuto.
Buona lettura.
La zona costiera occidentale della Libia, quella vicina alla Tunisia, è la più facilmente accessibile con un mezzo privato, vicinissima alla capitale Tripoli, con numerose attrazioni archeologiche di epoca romane ed alcune spettacolari fortificazioni berbere oltre un mare davvero straordinario. Un itinerario facile, suggestivo, adatto a tutti.

ITINERARIO- Zuara, Goush, Nalut, Kabao, Qsar Al-Haj, Yefren, Gharian, Khoms, Tripoli, Sabrata.
LUNGHEZZA- km 680
PERIODO CONSIGLIATO- primavera ed autunno, in inverno sulle montagne può anche nevicare
FONDO STRADALE- il fondo stradale è quasi sempre in buono stato, anche se spesso un po’ piatto e con qualche buca improvvisa. Discorso a parte merita il Jebel Nafusa, dove le strade diventano panoramiche e spettacolari. Prestare attenzione alla guida dei locali.

La Libia è un gran, bel paese, punto. A distanza di ben 7 anni dalla mia prima esperienza  in terra libica, diverse cose sono cambiate ma una è rimasta assolutamente la stessa: l’ospitalità, la cordialità e l’affabilità della gente.

Tutto quello che potreste ascoltare da pseudo intenditori o cassandre del disfacimento dei rapporti con il mondo arabo e musulmano, sono solo chiacchiere.Me ne accorgo quasi subito una volta passato il confine. Grandi saluti, domande curiose, lampeggio dei veicoli che incrocio. Una voglia di relazionarsi davvero imbarazzante. Decido di aggredire prima la zona del Jebel, con Nalut ed il suo splendido granaio fortificato, ma anche con la penuria di alloggi che nel 99 mi portò nel peggior albergo di tutto il viaggio. La frase più agghiacciante letta sulla guida a suo tempo era un cinematografico “non aprite quella porta”, riferita alla indicibile qualità dei servizi igienici. Anche la nuova EDT (per modo di dire, è vecchia di ben 4 anni!) non lesina critiche, decido quindi di togliermi questo dente. Una nuova strada sale a tornati sulla sommità dello sperone roccioso dal quale il Qsar domina la valle, ma la struttura alberghiera (in eccezionale posizione, almeno questo!) mi sembra rigenerata. Entro, chiedo, il mio sesto senso mi induce ad accettare i 45 dinari, che rispetto alla precedente esperienza mi sembrano uno sproposito  e…..il miracolo. Una pulitissima camera con bagno privato. Hanno ristrutturato l’edificio che ora ha le caratteristiche di un buon alloggio nord africano. La vista è sempre la stessa ed il tramonto è come lo ricordavo: i muri del granaio cominciano a cambiare colore fino a diventare arancione.


7 anni per trovarsi nello stesso punto e scattare le stesse foto!!!
Si noterà la differenza tra l’analogico e il digitale?
Il Jebel Nafusa “montagne occidentali” è una catena montuosa che si estende da ovest ad est, dalla Tunisina meridionale ad Al Qusbat, vicino ad Al-Khoms, ma la zona più interessante è quella tra Nalut e Gharyan.
Il sistema stradale di questa zona, osservato su una cartina ricorda una scala posta orizzontalmente i cui pioli, orientati da nord a sud, collegano  2 vie principali che corrono da est verso ovest.
I pioli, per continuare a mantenere lo stesso gergo, sono assai spettacolari. Ne ho percorsi 3, la mia cartina Michelin ne riporta 6, ma forse ce ne sono di più.
I Qsar sono una via di mezzo tra fortezze vere e proprie e depositi agricoli, quindi di importanza assai rilevante in passato. Le 3 strutture visitate (Nalut, Kabao e Al-Haj) sono, per struttura, tipo di costruzione ed anche posizione, assai diverse una dall’altra. Avendo tempo a disposizione vale la pena dare un’occhiata a tutte calcolando che il costo d’ingresso con macchina fotografica e di 2 dinari. Dovendo scegliere, preferirei “l’alveare” di Kabao, senza per altro sminuire gli altri. Forse la differenza sta nella strada, che per raggiungerlo si inerpica letteralmente dalla pianura allo Jebel offrendo una vista mozzafiato sul paesaggio circostante od anche la simpatia di Ebrahim, che accompagnato da sua figlia Jaisia, a titolo assolutamente gratuito mi ha condotto alla visita di una parte della fortezza e del piccolo museo, fra l’altro molto interessante, appena fuori le rovine.

L’avvicinamento alla costa può essere interrotto a Gharyan che trovandosi sulla cima di un pianoro è anche risparmiata dal caldo torrido che già in tarda primavera affligge la pianura costiera sottostante. Centro rinomato per la produzione di prodotti in ceramica deve la sua fama alle case berbere sotterranee. Di singolarissima struttura ricordano vagamente le case di Matmata in Tunisia anche se queste sono edifici singoli. Molteplici i vantaggi: costituivano un rifugio contro i gelidi inverni, le caldissime estati e gli eserciti invasori. Sono infatti visibili a qualche decina di metri di distanza. Anche qui, come in altre zone del paese, vedi Ghadames e Ghat sono state abbandonate dai proprietari che si sono trasferiti in abitazioni più moderne, nel progetto di ristrutturazione edilizia voluta dal governo negli anni 70/80.
Ma è ora giunto il momento di immergersi nella cultura. L’itinerario esce sulla costa dove termina la catena montuosa ad Al-Khoms e qui, vicinissime ci sono le rovine di Leptis Magna.

Entro in città e mi accorgo subito che le indicazioni riportate sulla cartina della guida per trovare questo residence sulla spiaggia a meno di 2km dalle rovine, sono sbagliate. Chiedo e mi dicono che la traversa è leggermente più avanti ma la struttura esiste. Anche il secondo tentativo risulta infruttuoso e devo fermarmi a chiedere per le terza volta. Stavolta l’aiuto è più massiccio, addirittura i 2 ragazzi chiamano col cellulare un amico che parla inglese ma che non conosce l’hotel. Si è fermato anche una terza persona, in macchina che a sua volta chiama un altro suo amico: stesso risultato! Alla fine verrò scortato a destinazione da 2 macchine!!
Labdah per i locali (si pronuncia Lùbda), è considerato il più bel sito romano del mediterraneo: credo riesca a colpire anche chi non si definisce un appassionato di rovine, aggiungete il fatto che si trova sul mare, e che, nelle ore più calde del giorno, è possibile interrompere la visita per immergersi e rinfrescarsi in un mare cristallino, il risultato sarà a dir poco spettacolare!
La giornata di sosta è necessaria, ma davvero ben spesa.
La visita può essere effettuata solo con la presenza di una guida, ma la cosa è assolutamente di poca importanza.
L’uomo dagli innumerevoli nomi
“Mu’ammar Gheddafi” ha molti significati per molte persone. A parte il fatto che il nome arabo, a quanto pare, può essere traslitterato in caratteri latini in 600 modi diversi, al “leader delle masse” (come egli si auto proclamò), sono stati attribuiti tutti gli appellativi possibili ed immaginabili. Ronald Reagan lo definì “cane pazzo”, mentre Arafat lo soprannominò “cavaliere delle espressioni rivoluzionarie”. In tempi più recenti i diplomatici africani lo hanno chiamato “padre dell’unità africana”, mentre gli analisti dei media occidentali preferiscono l’espressione “enfant terribile senescente della Libia”. Fra i giovani di Tripoli il leader libico è semplicemente noto come “l’uomo”, mentre a livello internazionale è conosciuto come “il colonnello”. Molte opinioni differenti, ma pochi sanno qualcosa su di lui. Gheddafi nacque nel 1942 nel deserto libico vicino Sirte. Come molte cose che lo riguardano, il preciso luogo di nascita è avvolto nel mistero, anche se si sa che la patria della tribù Al-Qaddhafa è la zona intorno ad Al-Jufra. Un grande vantaggio politico è legato al fatto che nacque in una tenda. I suoi erano poveri beduini. Stando a quello che si sa, era un bambino serio e devoto. Fu il primo della sua famiglia ad imparare a leggere e scrivere: i compagni di scuola lo deridevano perché di origine povere e nei giorni di scuola era costretto a dormire in una moschea, per tornare a casa nei fine settimana.
Stimolato da queste esperienze e coinvolto nel fervore nazionalista arabo dell’epoca, Gheddafi fu politicamente attivo fin da giovanissimo. Dalla scuola superiore di Sabha, fu espulso a causa del suo impegno politico. Completò gli studi a Misurata. Nel 1961, dopo aver organizzato una manifestazione contro la Siria che aveva rotto l’accordo di unità con l’Egitto, entrò in accademia militare, dove si diplomò nel 1965. Nel ’66, venne inviato in Inghilterra per un periodo di addestramento. Imparò l’inglese, ma fu un’esperienza difficile. Salì al potere nel 1969, a soli 27 anni e, superando qualsiasi previsione, resiste ancora oggi al potere. Le componenti fondamentali del suo successo sono diverse, a cominciare dal reinventarsi come figura politica nei momenti di difficoltà. Ma nonostante le sue trasformazioni, numerosi sono i fronti dove ha dimostrato coerenza  e fermezza: l’implacabile opposizione ad Israele, l’appoggio delle rivoluzioni contro i regimi conservatori, il perseguimento dell’unità con i vicini paesi arabi ed africani ed il suo odio verso l’imperialismo.
Molti sono i dati che possono far riflettere come quello sull’istruzione. Il livello di analfabetismo è fra i più bassi della regione. Nel 1995 sapeva leggere  e scrivere il 76.2% della popolazione. Nel 1971, poco dopo la sua ascesa al potere era analfabeta il 72% dei libici. I bambini libici frequentano 6 anni di scuole elementari seguiti da 6 anni di superiori. L’istruzione universitaria è gratuita per tutti i cittadini ed il governo paga regolarmente gli studi anche a coloro che frequentano università all’estero, indifferentemente siano essi uomini o donne.
Sicuramente una democrazia, non molto democratica, secondo i parametri occidentali, ma a cui molti potrebbero e dovrebbero prendere esempio.