lunedì 20 giugno 2011

TASHKENT, PARTENZA!


16 giugno, oggi si comincia!!!
Sveglia un po’ più presto del solito!!! Riflettendoci non ho mai dormito così tanto in vita mia!!! Colazione, classica preparazione ad una giornata di moto, ma c’è il casco, già il casco, non avevo avuto tempo di raccontarvelo!!! Ho il maledetto vizio di lasciare sempre e tutto sulla moto, un giorno imprecisato mentre eravamo in dogana, esco lo prendo e mi accorgo che c’è qualcosa nella chiusura del meccanismo che non funziona! Rientriamo in hotel lo smonto e…..il meccanismo della mentoniera non è rotto, avrei il ricambio, ma è completamente spaccato, in più punti, praticamente spappolato!! Qualcuno deve averlo forzato al contrario, risultato mi lancio in una riparazione con superattack, che sembra funzionare, ma decido di provarlo per vedere se trasformarlo da un modulare ad un integrale. Lo apro e chiudo con cautela un paio di volte e decido che sì, vale la pena tentare!!!
Ma torniamo ai giorni odierni!! Tutto pronto accendo la moto, sollevo la mentoniera del casco e naturalmente la parte riparata mi si sgretola tra le mani!!! È praticamente inutilizzabile!! Passanti ed Ettore assistono non senza perplessità ad una serie piuttosto importante di imprecazioni che anche i locali interpretano esattamente per quello che sono. Non mi resta che fare un paio di chiamate, dove apprendo che la scorta ci attenderà direttamente in frontiera all’orario stabilito e che hanno il risultato di farci arrivare nella zona della città dove ci sono i negozi di articoli sportivi. C’è qualche casco, ne scelgo uno, 90€, porca troia non ne compro da anni, mi sembra uno sproposito, ma finalmente partiamo!
Arriveremo naturalmente in dogana molto più tardi dell’orario preventivato, nessuno ad attenderci ed ovviamente la documentazione di Ettore non è assolutamente in grado di reggere un controllo di frontiera in Uzbekistan senza l’intervento della scorta!!! Abbiamo numeri di telefono che non vogliono essere contattati, ci garantiscono che possono risolvere tutto con i computer e naturalmente che succede??? Un violentissimo temporale fa saltare l’energia elettrica!!!
Vabbè, prendo la borraccia, mi faccio una sorsata pensando alla medesima esperienza in Patagonia, lo scorso dicembre riflettendo che è un dejavu piuttosto inquietante, quando improvvisamente appare un militare che ci chiede se siamo “italianskj motozicleta?”. Mi guardo intorno ed in quel preciso momento le nostre moto sono gli unici mezzi in frontiera!!! Non puntualizziamo, mezz’ora e siamo fuori!!
Se vi dicono che in Kirghizistan è possibile entrare senza il visto, non credetegli!!! O meglio è possibile, ma nei paraggi deve esserci un rappresentante consolare!!! Il nostro contrattempo avuto a Tashkent ci fa uscire dal confine di Osh, con la città a meno di 1km ed una rappresentanza consolare in sede, ma se avessimo seguito l’itinerario uscendo dal Pamir, credo che sarebbero stati cazzi!!! Facciamo notte con i militari in frontiera in attesa del funzionario che ci venga ad attaccare stì adesivi sui passaporti!!
Basta, basta, basta!!!
Starete pensando, minchia ma che razza di viaggio è???
Forse avete ragione, infatti se rileggo io stesso quello che sto scrivendo, sembra che non ne stia girando una come si deve, ma questa è la forza di questo genere di esperienze: l’unicità!! Non esistono viaggi belli o brutti, e noi non abbiamo nessun controllo su di esso, perché è lui che ci impone i  suoi ritmi!
Poi, la strada comincia lentamente a srotolarsi sotto le ruote ed il viaggio inizia a gestire le tue azioni, imponendoti come guidare, suggerendoti le situazioni dove fermarsi od invece accelerare …..la solita, fantastica sensazione…questa sì sempre la stessa, a migliaia di km da casa, cominci ad andare, semplicemente seguendo un percorso che ti allontana sempre più dalla meta finale, spazi infiniti rincorrendo l’orizzonte sapendo di non poterlo raggiungere!!!
E così, che la neve sul Pamir, gli incontri, il caldo opprimente nelle steppe kazake, le impossibili lunghissime deviazioni sterrate per lavori in corso, i contrattempi in frontiera, le strade piene di buche, creano quella specie di gioia infantile che mi fanno arrivare sempre alla stessa conclusione: sono qui perché non voglio fare altro e non vorrei essere in nessun altro posto che non sia questo!!!! E’ proprio vero la felicità si nasconde nelle piccole cose!!!

20 giungo, Simey, Kazakistan, domani confine russo, Siberia!