martedì 23 novembre 2010

ABRUZZO, SEMPRE E COMUNQUE


Il territorio abruzzese, ancorché ferito dal tragico sisma dello scorso 6 aprile, non mancherà di stupire il viaggiatore per la repentina varietà dei suoi paesaggi. In una calda giornata primaverile una manciata di chilometri consente di passare dall'aria salmastra respirata pennellando morbide traiettorie sulla statale litoranea agli asfalti da sogno di autentiche "prove speciali" disegnate fra le nevi tardive residuate ad un lungo inverno. Insomma, arriva la bella stagione e perché non trascorrerla in sella alle nostre moto ed in questa splendida regione?

Itinerario- S. Vito Chietino, S. Giovanni in Venere, Vasto, Furci, Torrebruna, Castiglione Messer Marino, Atessa, Villa S. Maria, Pizzoferrato, Stazione di Palena, Campo di Giove, Pacentro. Sulmona, Pratola Peligna, Vittorito, Popoli, Capestrano, Rocca Calascio, Castel del Monte, Fonte Vetica, Osservatorio del Gran Sasso, Assergi, Mascioni, Campotosto, Terami, Civitella del Tronto.
Lunghezza- km 531

I primi 30km verso sud sono probabilmente i più spettacolari del tratto abruzzese della ss16 adriatica. Costeggio la Costa dei trabocchi, i nomi sono conosciuti ed impressi nella mia memoria: Lido di Casalbordino, Le Morge, Torino di Sangro Marina, Fossacesia Marina. L’ex tracciato ferroviario, proprio al limite del litorale è diventato un circuito ecologico che permette di avere uno sguardo privilegiato sul mare e su queste strane strutture, i trabocchi, che lo dominano, ormai adibite a musei o ristoranti, “macchine da pesca di un tempo passato”. Immancabile la breve deviazione che mi concedo ogni volta che passo da queste parti, appena un paio di km, per visitare la basilica di San Giovanni in Venere a Fossacesia. Godere della splendida veduta della costa che in giornate così limpide spazia fino alla costa molisana mi consola un po' della mia ostinata mancanza di Fede.
L’anno scorso, con il pretesto dell’ennesimo itinerario turistico nella mia terra, l’ingresso a Marina di San Vito avveniva con il sole che lentamente stava scendendo dietro le colline. Ultime foto sul molo del porto vicino ad uno dei più bei trabocchi della costa, per poi concedersi una meritata sosta in una delle tipiche trattorie di pesce di questo piccolo grande centro della costa abruzzese. E' trascorso un anno. L’ora è più o meno la stessa, le luci sono quasi uguali a quelle dell'occasione precedente. Un intenso deja-vu in questo tramonto, preludio di una bella stagione che mai come quest'anno ha tardato ad arrivare. La spiaggia è affollata da ragazzi e famiglie, mi sembra un buon auspicio, l’atmosfera che si respira è quella giusta.
La sosta della serata è a Vasto, "La Città del Vasto" come amano precisare i suoi abitanti con un pizzico di..."filologica civetteria". Verrebbe da aggiungere "della zuppa di pesce" (o più fedelmente "brodetto") dato che questo piatto, nella versione locale, è a buon titolo una delle bandiere della tradizione culinaria abruzzese. Divagazioni gastronomiche a parte la cittadina, già municipio romano in epoca precristiana, racconta al visitatore una storia di grande prestigio nell'epoca imperiale e di una certa vivacità dal medioevo fino ai nostri giorni. L’indomani dopo un ultimo sguardo alla sua marina ed ai suoi trabocchi, imbocco la ss 86 parallelamente al confine con il Molise. Sinuosa ed intrigante, con traffico scarso ed un buon asfalto, la strada procede in costante ma mai monotona ascesa e permette di apprezzare splendidi scorci dai frequenti passaggi in crinale, con la vista che in più di un'occasione spazia a 360°. 
Costeggio Furci, devota al Beato Angelo, poi San Buono (da visitare il convento di Sant'Antonio e la sua splendida chiesa) e Torrebruna col suo antico borgo. La salita tocca il suo vertice a Castiglione Messer Marino, poco oltre i 1000 metri di altitudine, nel cuore della Comunità Montana dell'Alto Vastese. Proseguendo, la 86, in alcuni tratti davvero entusiasmante, mi condurrebbe naturalmente in territorio molisano. Devio invece dalla statale in direzione di Atessa. Ate e Tixe, secondo la tradizione erano borghi limitrofi divisi da un vallone controllato da un drago assai arcigno. Il prode San Leucio, divenuto poi patrono del paese, ucciso lo scomodo guardiano ne riunì le sorti fino ai nostri giorni. La bellissima cattedrale trecentesca dedicata al Santo Patrono fa bella mostra delle sue caratteristiche architettoniche (particolari il frontale e la struttura interna passata da tre a cinque navate in epoca barocca) e contiene interessanti reperti, antichi messali, codici originali e, ovviamente, la costola fossile del defunto animaletto. E chissà che il drago, associato nella tradizione zen alla Verità che si manifesta istantanea ma fugace al tempo stesso, non abbia fatto da auspicio all'impianto industriale del notissimo marchio giapponese, in attività dal 1971 a due passi dalla cittadina e che visito volentieri per un rapido controllo al mezzo ed un saluto agli amici che vi lavorano. 
Qualche foto, 2 chiacchiere, una bevanda fresca ed il tragitto riprende. Pochi chilometri per costeggiare il fiume Sangro in direzione Ovest, percorrendo la ormai solitaria ed abbandonata vecchia statale sangritana. Arroccato su una collina il paese di Bomba occhieggia l'omonimo lago, creato artificialmente negli anni '50 per esigenze idroelettriche e divenuto un centro di attrazione turistica di rilievo nell'area sangritana. Di lì a poco, continuando ad ignorare i giganteschi pilastri della fondovalle a scorrimento veloce, si raggiunge Villa S. Maria, grazioso paesino noto in tutto il mondo per la sua prestigiosa scuola alberghiera. Favorita dalla storica famiglia Caracciolo ha sfornato generazioni di chef brillantissimi, molti dei quali hanno servito con maestria riconosciuta nelle prestigiose cucine di ristoranti famosi, di regnanti e celebrità varie.
Le strade finora percorse mi hanno deliziato non meno delle amene località presso le quali mi sono soffermato. Va detto però che la qualità del manto stradale è notevolmente peggiorata nel momento in cui ci siamo lasciati alle spalle la ss86. Ora i dolci rilievi della Val di Sangro lasciano rapidamente posto al profilo maestoso delle prime pendici della Maiella, la Montagna Madre degli abruzzesi. Superato il paese di Quadri si ascende rapidamente, in una teoria ininterrotta di belle curve, a Pizzoferrato. L’asfalto migliora a tratti, anche se lo stupefacente è ormai prossimo. Siamo già nel Parco Nazionale della Maiella, istituito nel 1991 assieme a quello del Gran Sasso - Monti della Laga. Dal Valico della Forchetta (mt 1270), qualche chilometro mi separa da Palena, raggiungibile con una breve deviazione dall’itinerario stabilito e dal vicino santuario della Madonna dell'Altare, primo eremo di Pietro Angeleri (Pietro da Morrone, poi Papa Celestino V).
Il massiccio della Maiella è ormai una presenza incombente sul paesaggio.
L'incontro è solenne anche per motivi di carattere tecnico-motociclistico: al bivio della stazione di Palena, i percorsi diventano in gran parte vere e proprie "accademie della piega", l'aderenza degli asfalti induce ad andature più sbarazzine e non è infrequente l'incontro con autentici "siluri" a due ruote. L'argomento non sarà mai approfondito ed evidenziato a sufficienza, a costo di diventare noiosi: su strade aperte al traffico non esistono grip, gomme, ammortizzatori e tantomeno "manici" che consentano andature corsaiole in sicurezza. Un ostacolo imprevedibile, una banale scivolata, i famigerati guardrails-ghigliottina che amministrazioni scriteriate insistono ad installare e riproporre sulle strade statali e provinciali, possono trasformare un week-end spensierato in una sessione di roulette russa. La strada è comunque uno spettacolo!
Qui abbandono il territorio della provincia di Chieti per avventurarmi in quella de L'Aquila sugli ospitali altipiani che accolgono alcune fra le località montane più frequentate dell'Italia centrale. Evitando la statale 17 e il Piano delle Cinque Miglia è bello condurre le proprie traiettorie attraverso i paesaggi montani fino a Campo di Giove, proseguendo verso passo san Leonardo e poi giù, con la vista che progressivamente si apre sulla valle Peligna, in picchiata verso Pacentro, dove sosterò all'ombra delle tre austere torri medioevali del castello dei Cantelmo.
D'obbligo la sosta a Sulmona, città natale di Publio Ovidio Nasone e patria dei confetti, la cui fondazione venne dallo stesso poeta attribuita a Solimo Frigio, compagno d'armi di Enea di ritorno dalla guerra di Troia (box). L'occasione è propizia per incontrare un esponente dell’associazione albergatori tramite l’amico Massimo.
Dopo tanto girovagare in altura, percorrere la valle Peligna in direzione Nord costituisce un brusco e piuttosto afoso risveglio per i sensi. Il termometro segna ben 35° e sono ancora acclimatato alle frescure e agli aromi dei rilievi circostanti. Il Morrone, la Maiella, il Sirente ed il Gran Sasso abbracciando la conca sembrano compatire la mia andatura pigra, quasi indolente. La verità, non me ne vogliano gli illustri massicci montuosi citati, è che costeggiando la statale n°17 prima e la n°5 poi, ci si può permettere il lusso di attraversare con calma centri quali Pratola Peligna, Corfinio (l'antica Corfinium), Vittorito. 
L'area in effetti abbonda in vestigia della romanità, principalmente per il vicino intersecarsi della Via Tiburtina con la Via degli Abruzzi, costituendo quindi un crocevia storico dei contatti fra Campania, Lazio e costa adriatica.
A Pratola Peligna, Massimo mi permetterà di conoscere ed incontrare il sindaco del centro peligno ed in serata sarò a cena a Vittorito con Cesare Marrama, consigliere comunale, delegato all’emergenza in questo piccolo paese, che come molti della valle Peligna, ha subito danni ma non è rientrato momentaneamente nella lista per gli aiuti per la ricostruzione. Invitato anche il responsabile di zona della protezione civile e parleremo anche con la vulcanica Barbara, proprietaria del b&b che mi ospita per la notte. La sua struttura, ubicata nella parte storica del paese ha subito danni, delle 6 stanze, 3 sono inagibili. Vulcanica come dicevo, una portentosa e solare capacità di progettare e rendere effettive idee per la sua attività ed il paese, già pensa di ampliare ed aumentare il numero delle camere. Un ottimismo contagioso, visiteremo anche le parti danneggiate del suo b&b.
La mattina dopo proseguo la lunga cavalcata abruzzese, costeggiando la riserva naturale Sorgenti del Pescara e la vicina cittadina di Popoli per poi salire lungo i tornanti della omonima cronoscalata automobilistica fino a Navelli, affacciata sull'omonima piana e rinomata per lo zafferano e Capestrano, patria del celebre Guerriero, magnifica statua funebre risalente al VI sec. a.C., ora ospite del Museo Archeologico di Chieti. L’accesso alla piazza giungendo dalla vecchia statale, la nostra, è transennata ma è possibile giungere in piazza con una breve deviazione. L'ascesa ai contrafforti meridionali del Gran Sasso d'Italia continua: il massiccio detiene il primato della vetta più alta degli Appennini, il Corno Grande, che supera di poco i 2900 metri. 
Il "nostro" versante ci accoglie dapprima con Calascio e la sua poderosa Rocca, già set cinematografico di una celebre pellicola di ambientazione medioevale. Mi concedo una divagazione fuoristradistica per giungere fino alla parrocchiale di S. Nicola, da lì è un gioco da ragazzi arrivare sino alla rocca, la più alta della regione e tra le più suggestive. La vista da quassù, nonostante siamo a soli 1464m d’altezza, è davvero spettacolare, in bilico su questa rupe con il Gran Sasso che sembra vicinissimo e la valle in basso. 
La sterrata non è in buone condizioni, ma seguendo la strada asfaltata si arriva al parcheggio, da cui è possibile salire con una camminata leggermente più lunga, che permette di visitare il borgo antico. Nella parte bassa ed abitata del paese, anche qui, la strada che conduce a S. Stefano di Sessanio è transennata e poco più in basso mi fermo alla cooperativa casearia Gran Sasso. Mi accoglie la signora Giovanna, al lavoro con la figlia. Mentre trasporta in frigo delle ricotte mi spiega che loro hanno sospeso il lavoro solo il 6 aprile. Le pecore e le capre hanno bisogno di continue attenzioni e non c’è tempo di stare a piangersi addosso, ma rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Al contrario di Barbara e dei suoi contagiosi sorrisi, la signora Giovanna, non ride molto, ma nei suoi occhi e nelle sue parole si leggono una determinazione assoluta a voler continuare senza tentennamenti. Il lavoro non manca anche se le vendite sono scese notevolmente. La cooperativa è formata da 5 soci residenti tutti nella zona, lei è di Castelvecchio Calvisio. Proseguo per Castel del Monte, vero e proprio portone di accesso alla straordinaria piana di Campo Imperatore.
Qui, qualche giorno fa il sindaco ha di fatto imposto diplomaticamente ai suoi concittadini di fare rientro nelle proprie case. La piazza è gremita, il bar è affollato,  ma salendo verso la piana la vista che si ha dall’alto del paese vede la torre campanaria della parrocchiale di S. Mauro Evangelista ampiamente rimaneggiata.
Nonostante le numerose visite, lo spettacolo offerto dall’altopiano di Campo Imperatore è costante fonte di meraviglia. Raggiungibile in inverno solo tramite la Funivia del Gran Sasso, si estende per circa 27 chilometri a circa 1500/1600 metri di altitudine, superando i 2100 al suo confine ovest ove sono situati l'Osservatorio astronomico e l'omonimo albergo, noto per aver ospitato nel 1943 la prigionia di Benito Mussolini. Una piccola scheggia di Tibet conficcata nell’Appennino. 
Pascolo vastissimo, circondato dalle vette del massiccio, da esso si diramano innumerevoli sentieri e mulattiere, per la gioia di escursionisti e trekkers di ogni abilità. Irrinunciabile per ogni motociclista la sosta presso i punti ristoro nei pressi del bivio che conduce alla pineta di Fonte Vètica, dove si può gustare dell'ottima carne circondati da uno scenario da sogno. 
E qui mi attendono come al solito Rodolfo e la sua famiglia, macellai di Castel del Monte che gestiscono il ristoro Mucciante. Attendono un gruppo di 30 motociclisti e mi chiedono se ne so qualcosa. Rodolfo mi conferma che l’iniziativa del sindaco è stata giustissima, bisogna vincere i timori di dormire nelle proprie case: “ormai avevamo ripreso il normale ritmo sociale in paese ma rimaneva da superare il blocco psicologico del trascorrere la notte nel nostro letto. Ce l’abbiamo fatta!!”
Il lavoro e credetemi loro lavorano molto, è calato di più del 50% “ma che possiamo fare?” continua Rodolfo “Noi siamo pronti ormai, dobbiamo solo attendere che la gente ritorni.” Determinazione, ancora, sempre.
Il tempo è tiranno, lascio gli altopiani lunari di Campo Imperatore, non prima di avere assaggiato 10 arrosticini ed una fetta di pecorino locale e mi tuffo nella solita e non troppo prudente picchiata verso Assergi, punto più vicino di tutto il percorso alla zona maggiormente colpita dal sisma dello scorso 6 aprile: sono a pochissimi km da L’Aquila e le sue frazioni che in alcuni casi sono state completamente distrutte, ma proseguo in direzione nordovest lungo la ss17/bis fino a raggiungere in una trentina di chilometri il Lago di Campotosto, già Riserva naturale dello Stato per il suo ricco patrimonio faunistico.
Un ultimo sguardo ai vicini Gran Sasso e Monti della Laga e volgo le spalle agli indimenticabili rilievi montuosi abruzzesi per dirigermi prima lungo la ss 80 del passo delle Capannelle, altra splendida punta di diamante del panorama viario regionale e poi verso la 81 per l'ultima tappa dell’itinerario. Attraverso Montorio al Vomano, Teramo e raggiungo Civitella del Tronto. Borgo di grande importanza strategica per il controllo della Val Vibrata è noto per la sua fortezza spagnola, sicuramente la struttura più importante ed imponente di tutto il percorso, splendidamente conservata ed una delle più imponenti opere di ingegneria militare in Italia. Impossibile non notarla, la strada valica un profondo burrone e scende proprio sotto i suoi possenti bastioni. Prime notizie certe su una fortificazione nella zona si hanno nel 1225, quando gli ascolani espugnarono un castello, facente sicuramente parte dei sistemi difensivi del confine appenninico della Val Vibrata. Qui per chi può, assolutamente da considerare la sosta nell’hotel albergo Zunica, all’interno del borgo antico.
Io invece sono al termine e devo proseguire verso Roseto degli Abruzzi, dove arriverò percorrendo strade secondarie e poco frequentate, punto di arrivo sul mare, comoda per la vicinanza del casello autostradale e di una discreta ricettività turistica.
foto Teodoro Marini
                                     LA GIOSTRA CAVALLERESCA DI SULMONA                                                                            Di Massimo ANTONUCCI 
                      Foto Teodoro Marini, di Fotottica Marini Via Sardi 3, Sulmona                                                                                                                                                              

 Suoni di tamburi, bandiere, chiarine, costumi rinascimentali, la meravigliosa cornice di Piazza Garibaldi decorata a festa con i colori dei sestieri e dei borghi, sono queste le immagini che, indelebili, rimangono nella mente di chi ha la fortuna di assistere alla Giostra Cavalleresca di Sulmona. Di questa manifestazione si hanno notizie certe dal lontano 1484, epoca in cui si svolgeva ben due volte l’anno, nonostante la regina Giovanna d’Aragona esortasse i sulmonesi a non sperperare denari “in correre de palj pifferi trombecti et altri soni”. Ma tal genere di cimento vantava già una  certa tradizione per cui non è azzardato farne risalire le origini al tempo degli Svevi quando, posizione strategica e congiuntura economica, avevano fatto di Sulmona una delle maggiori città del Regno nonché la capitale d’Abruzzo. 
Foto Teodoro Marini
Foto Teodoro Marini

La tradizionale disfida sulmonese si teneva, di norma, due volte l’anno, in occasione della festa dell’Annunziata del 25 Marzo o nell’ottava di Pasqua, quando la ricorrenza cadeva in tempo di Quaresima, ed in quella dell’Assunta la metà di Agosto. Si celebravano anche edizioni speciali per ricordare eventi eccezionali o per fare cosa gradita a personaggi illustri come accadde nel Febbraio del 1574 per il soggiorno in città di Giovanni d’Austria. Quest’anno i problemi legati ed i disagi legati al  terremoto non hanno fatto altro che rinsaldare le fila degli organizzatori dell’Associazione Giostra Cavalleresca che faranno di tutto per presentare un evento all’altezza della tradizione. All’appuntamento tradizionale dell’ultima domenica di Luglio della Giostra Cavalleresca si è affiancata dal 2000 la Giostra d’Europa  che si tiene il primo week-end di Agosto. 
“Si tratta“ ci dice Emidio Cantelmi, vulcanico presidente dell’associazione culturale Giostra Cavalleresca “di una rievocazione storica a cui partecipano i Cavalieri provenienti da città europee che vantano manifestazioni simili alla nostra. Caratteristici e pittoreschi sono gli spettacoli offerti dalle delegazioni: combattimenti all’arma bianca, musiche e danze medioevali, cariche di lanzichenecchi ed armigeri, gare tra balestrieri, arcieri e falconieri che fanno” precisa con malcelato orgoglio Roberto “della nostra Giostra d’Europa uno spettacolo unico in Italia”.  Purtroppo proprio quest’anno per il venir meno di finanziamenti, destinati soprattutto alla ricostruzione post sisma, non è ancora chiaro se si riuscirà ad organizzare la Giostra Europea ma la volontà e l’entusiasmo probabilmente riusciranno a supertare questi problemi così da permettere di proporla anche quest’anno. Parlando con Nicola Paolilli, capitano del Sestiere di Porta Manaresca, scopriamo inoltre che la vigilia della Giostra Cavalleresca  è, da qualche anno, caratterizzata da “ La notte del cementemmece” letteralmente diamoci fastidio. 
Foto Teodoro Marini
“E’ un evento” ci racconta Nicola “che coinvolge tutti i rappresentanti di Borghi e Sestieri di Sulmona i quali, la notte prima della Giostra, si ritrovano nella splendida cornice di  Piazza Maggiore.” Sono Pierluigi Bruni detto Pingi e suo fratello Enrico, rappresentanti del Sestiere di Porta Manaresca, a delinearci gli aspetti dell’evento “All’inizio La notte del cementemmece era semplicemente una  scaramuccia tra gli appartenenti ai Borghi ed ai Sestieri ma, con il passare degli anni, è diventata un appuntamento d’obbligo. Al termine delle cene, innaffiate da fiumi di vino rosso, che animano  il Venerdì della giostra e alle quali i turisti sono sempre i benvenuti, a mezzanotte  Piazza Maggiore viene illuminata con i colori festosi dei contradaioli che entrano nel teatro della gara. E così tra sfotto’ rivolti agli avversari e  cori si va avanti, con l’aiuto sempre grato del Montepulciano d’Abruzzo, per tutta la notte fino a che le luci dell’alba si portano via anche gli ultimi irriducibili che lasciano il posto ai cavalieri  pronti a dar vita alla Giostra Cavalleresca di Sulmona”.
Foto Teodoro Marini

La tragedia dimenticata.
Massimo Antonucci è un amico fraterno di vecchissima data. Nonostante i diversi impegni ci sentiamo spesso. Medico anestesista nel vicino ospedale di Popoli, risiede a Sulmona e ricopre una carica di assessore (nessun assessore, semplicemente una delega alla cultura, tende a sottolineare), nel comune di Pratola Peligna: “Ristoranti vuoti, feste annullate, genitori che hanno paura di mandare i propri figli a scuola. E' questo il dramma che si sta consumando nella Valle Peligna. Certo le conseguenze del sisma non sono nemmeno paragonabili a quelle dell'Aquilano. Ma qui c'è un clima di incertezza, paura, angoscia che segna la quotidianità di tutti. Circa 300 sfollati a Sulmona, 40 a Pratola, danni evidenti al patrimonio artistico-architettonico della zona. Nel periodo di Pasqua, che a Sulmona vede turisti accorrere da ogni dove per assistere alle manifestazioni religiose, tra cui la famosissima “Madonna che scappa in piazza”, si è registrati una disdetta delle presentazioni alberghiere pari al 100%. Annullate, a Pratola Peligna, i festeggiamenti della “Madonna della Libera”, uno dei più importanti eventi religiosi dell'Abruzzo, con un movimento di pellegrini che rappresentava uno dei momenti più importanti per l'economia della zona. Disdette piovono anche nell'alta Valle del Sangro, Pescocostanzo, Roccarso e nel Parco Nazionale d'Abruzzo.”
 “Ma siamo ripartiti” tiene a precisare Giuseppe Bono, vicepresidente dell' Associazione Albergatori di Sulmona che conosco tramite Massimo ” ospiteremo una tappa del Giro d'Italia (il 28 maggio, Sulmona- Benevento) e verrà riproposta anche quest'anno, anche se in tono ridotto, la Giostra Cavalleresca”.
“Tutti i paesi del comprensorio si stanno riorganizzando.” Continua Masimo “Pratola Peligna sarà, la sera del 10 Agosto, palcoscenico di “Calici di stelle” manifestazione enogastronomica organizzata dall'Associazione “Città del vino” e sede del Festival artistico “Arti e Parchi” il cui direttore artistico è Franz Di Cioccio.”
“Questo “ mi conferma a sua volta anche Antonio De Crescentiis, sindaco di Pratola Peligna” vuole essere un messaggio per gli estimatori dell'Abruzzo interno, perchè possano tornare quest'anno a visitare il nostro splendido patrimonio artistico-naturale”.                                             


           
CANTINE PIETRANTONY
Roberta Pietrantonj, responsabile commerciale dell’azienda omonima, appartiene alla quinta generazione  di questa famiglia che ormai da quasi 2 secoli (attività intrapresa alla fine del 1700) si occupa dell’azienda e di produzione di vini.
La vostra Azienda in due parole.
Siamo la più antica Casa Vinicola d'Abruzzo, nel Comune di Vittorito, unica Città del Vino della provincia de L'Aquila, il nostro avo Alfonso è stato il primo enologo in Abruzzo nel 1896, abbiamo pezzi storici unici in azienda come le botti in cemento da 700 hl rivestite in piastrelle di vetro di Murano realizzate nel 1896 e prodotti pluripremiati in tutti i concorsi più prestigiosi nazionali e internazionali.
Come ha influito il terremoto sulla vostra attività?
Abbiamo la casa privata sopra l'Azienda inagibile all'80%, rimesse agricole rese inagibili da gravi danni, abbiamo alcuni locali aziendali inaccessibili per inagibilità dei palazzi limitrofi, ma sopratutto un crollo del fatturato del 20% che era il mercato della città de L'Aquila e dintorni.
Cosa provate?
Una enorme voglia di ripartire, nonostante tanta confusione nelle istituzioni e sopratutto una delusione enorme per non essere rientrati subito nell'elenco dei primi 49 comuni che beneficiano di enormi vantaggi fiscali e contributivi che ci darebbero una boccata d'ossigeno enorme in questo momento. Siamo tristi ma sicuramente non demoralizzati, non possiamo esserlo, e non vediamo l’ora di avere l’opportunità di dimostrarlo.
Conseguenze dirette?
Manifestazioni annullate, tra cui Cantine aperte, che doveva svolgersi a fine maggio, più le periodiche visite guidate, la Sagra del Vino, ecc. ma vogliamo chiarire che siamo comunque a disposizione per degustazioni e vendite dei nostri preziosi prodotti aquilani e vi preghiamo, da  motociclisti, (Roberta è passeggera praticante con il suo ragazzo) di venirci a trovare per aiutarci a superare questo difficile momento, perchè l'Abruzzo, nonostante tutto è sempre stupendo!!!
AZIENDA VITIVINICOLA PIETRANTONJ                                                                                                                       67030 Vittorito (AQ) - 38, v. S. Sebastiano
tel. 0864727102, fax 0864 727102,


4 commenti:

  1. Caro Giovanni,
    blog spettacolare! Ogni foto è, di per sè, un viaggio verso una meta ideale.
    Non abbiamo, ahinoi!, le due ruote per seguirti, ma sfogliando le immagini, è come se a ciascuno fossero spuntate le ali...
    Un grosso abbraccio.
    Maria Luigia ed Ennio

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  2. grazie, quando ho un pò di tempo cerco di implementarlo, modificandolo, quindi spero che continuiate a seguirlo.
    un abbraccio.
    CIAO!

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  3. Complimenti per questa meravigliosa esperienza! Hai scelto una grande regione per questo viaggio. L'Italia è incredibile, senza alcun dubbio.

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  4. grazie.
    grande regione, quando si gioca in casa poi, la soddisfazione è ancora maggiore!!

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