venerdì 27 maggio 2011

IN ATTESA DELLA PARTENZA2


7 giorni alla partenza per Tashkent ed ecco la seconda ed ultima parte del viaggio verso Samarcanda dello scorso agosto. Una piccola selezione, fatta di poche foto che, spero, vi incuriosisca, portandovi a seguire il prossimo viaggio che ci porterà in Mongolia, dopo aver attraversato il Pamir, le steppe kazake e russe. 
CIAO!

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mercoledì 25 maggio 2011

TCX stivali touring- pubblicità 2011

                                                    
Messico- la strada per giungere a Real de Catorce. La guida dice che è la empiedrada più lunga del mondo, ma credo si sbaglino!!


“Li voglio vivi o morti!” disse il marchese Cadereyta, sedicesimo vice re della Nuova Spagna. E così i 14 morirono. Erano dei rapinatori che assaltavano i carri che trasportavano l’argento. Il posto cominciò così ad essere chiamato “il luogo dove ammazzarono i 14”. Nel 1639 il marchese fece fondare lì Real de Minas de Nuestra Senora de la Limpia Conception de Guadalupe de los Alamos de Catorce”, nome alquanto articolato e che ha subito qualche inevitabile trasformazione e amputazione. Ai tempi si denominavano Real i villaggi dove avevi miniere, in particolare d’argento e Senora de la Limpia Conception de Guadalupe era la manifestazione della profonda fede religiosa della Spagna conquistatrice. Ma le leggende sopra l’origine del nome sono molteplici, come che si trattava di 14 sacerdoti, o di 14 soldati impiccati dagli indigeni, o di 14 viandanti che si accamparono lì e la mattina dopo scoprirono che il fuoco aveva incendiato una lastra di argento. Se el real de minas data 1639, il villaggio fu fondato nel 1779, dopo che un cavaliere che cercava il suo cavallo scomparso nella sierra, aveva trovato per caso, la prima vena di argento. Buona parte della storia del villaggio dipende dalla tradizione orale dato che nel 1744 gli indiani Lakota incendiarono il paese ed i suoi archivi. Secondo lo studioso Alexander von Humbolt nel 1804, Real de Catorce era al secondo posto nella produzione di argento del paese ed il primo dove nel 1822 si  utilizzo una macchina a vapore ed il primo del Messico dove arrivò l’energia elettrica. Nel momento di massimo splendore arrivò a 16000 abitanti. Un pesante crollo dei prezzi dei metalli all’inizio del secolo passato provocarono un massiccio esodo ed oggi la popolazione ammonta a circa 1500 residenti. Hai altri villaggi minerari che cominciano con un tunnel, ma questo sembra avere una dimensione mistica e la sua entrata non poteva essere altro che una galleria, chiamata dell’Ogarrio, costruito da Vicente Ogarrio, patrocinato dal conte de la Maza, inaugurato nel 1902 con i lavori iniziati 36 anni prima. Per costruirlo, fu utilizzata per la prima volta in Messico la dinamite ed è illuminato per tutti i suoi 2279m. Angusto, permette solo la circolazione a senso alternato ma può essere attraversato a piedi. Al suo interno, a circa metà del percorso è scavata una piccola grotta con una immagine della Vergine, davanti alla quale si inchinavano pregare i minatori. All’uscita del tunnel Real de Catorce esplode come una bomba, con il sole o la luna che brillano nelle sue vie acciottolate. L’atmosfera è diafana.
“l’aria limpida e la bellezza della vista e la luce non usata” dirà Fray Luis de Leon in una delle sue poesie. Una sensazione mistica che circonda l’ambiente.

sabato 21 maggio 2011

ALTITUDINI ETREME 2011

Una vera chicca, per intenditori, un itinerario che ha come meta il Salar de Uyuni, ma che ci porterà a conoscere anche il nord del Cile con la stupenda e rilassante san Pedro de Atacama: deserti policromatici, valli rigogliose, montagne impervie, lagune colorate, canyon spettacolari, impervi passi andini. Per chi se la sentisse poi, sosta prolungata a La Paz per affrontare la famosa e temuta “Carretera de la muerte”! Esperienza indimenticabile per un viaggio da sogno

              
Da “SOGNI”, viaggio effettuato in solitaria nel 2003, 5 mesi, km 30.469
“La strada, che dovrebbe essere una statale, si eclissa, scomparendo. Niente, una traccia, o meglio più tracce, senza nessun riferimento, segnale o indicazione. Niente. Solo qualche jeep a cui chiedere informazioni ed il solito pullman che raggiungo ma che perdo sistematicamente fermandomi a scattare foto, tanto da ritrovarmelo dietro dopo un paio d’ore. Speranza, speranza di non perdersi, per poi arrivare, dopo 200km, ai bordi del salares e rimanere a bocca aperta. Il mio rapporto con il salar di Uyuni, era iniziato qualche anno fa con uno shock visivo, protrattosi poi per giorni, avvenuto su una rivista fotografica. Mi ricordo che era stato amore a prima vista “un giorno ci andrò, forse in moto”, rendendomi benissimo conto delle difficoltà. Logico che nel momento in cui vi arrivo, la mia reazione è quella di un bambino al quale hanno fatto un regalo insperato ma desiderato per lungo tempo. Percorro qualche km su di un terrapieno e poi la strada scende nella piana, il pomeriggio sta spingendo il sole verso l’orizzonte. Luci, incredibili! La vista spazia nel niente infinito, mai più pieno di significati: il bianco del sale, l’azzurro del cielo e l’ombra della moto. Mi sento un uomo, solo, fortunato e stupidamente felice. Mi trovo a quasi 3.700m d’altitudine, nella distesa piatta più estesa del mondo con i suoi 12.106 km quadrati. Secondo le recenti teorie geologiche, questa parte dell’altipiano era un tempo completamente sommerso dall’acqua. Trascorrerò 3 giorni, in quello che, considero uno dei posti realmente più incredibili, spettacolari, suggestivi, fantastici che mai mi sia capitato di visitare.” Lo spettacolo in qualunque periodo dell’anno si giunga è fantasticamente suggestivo: quando la superficie si asciuga, le saline trasformano il paesaggio in una bianca distesa accecante dalle dimensioni infinite, quando si ricoprono d’acqua,  si formano degli specchi che riflettono alla perfezione le nuvole ed il cielo blu dell’altipiano, facendo scomparire l’orizzonte.”   
 

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MOTOVACANZE.IT e LANDSAILS di nuovo insieme
Riprende la collaborazione per la realizzazione di grandi tour


Ritorna nello staff organizzativo della nostra associazione il grande motociclista e fotografo Giovanni Lamonica che negli ultimi anni ha maturato anche importanti esperienze come accompagnatore di tour in moto di gruppo per varie organizzazioni ed agenzie. Dalla sua eccezionale esperienza e conoscenza di molti luoghi nel mondo potranno nascere nuove proposte di tour per i nostri soci. Iniziando da un nuovo tour in SUDAMERICA, previsto tra il 17 dicembre 2011 ed il 5 gennaio 2012, ALTITUDINI ESTREME. Una vera chicca, per intenditori, un itinerario che ha come meta il Salar de Uyuni, ma che ci porterà a conoscere anche il nord del Cile con la stupenda e rilassante san Pedro de Atacama: deserti policromatici, valli rigogliose, montagne impervie, lagune colorate, canyon spettacolari, impervi passi andini. Per chi se la sentisse poi, sosta prolungata a La Paz per affrontare la famosa e temuta “Carretera de la muerte”! Esperienza indimenticabile per un viaggio da sogno. 

           
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lunedì 16 maggio 2011

IN ATTESA DELLA PARTENZA1



A 2 settimane dalla partenza per Tashkent, una piccola selezione, divisa in 2 parti, del viaggio effettuato nel 2010 e che ci ha permesso di arrivare nella capitalke uzbeka. Una manciata di foto che valgono più di 1000 parole! La seconda puntata tra sette giorni. CIAO!

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sabato 14 maggio 2011

Abruzzo “a tutto moto” 21/24 luglio 2011



Un bellissimo itinerario alla scoperta dell’Abruzzo, una delle regioni italiane che più offre a chi ama viaggiare su due ruote. Strade solitarie e suggestive, con sosta nelle località più belle di questa terra, scoprendo magnifici paesaggi, ottima cucina locale e sorprendenti tesori della storia e dell’arte.

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lunedì 9 maggio 2011

SCANDINAVIA 2 luce eterna

 

La seconda parte del viaggio, ci vede affrontare la Scandinavia europea e la discesa verso casa dalle repubbliche baltiche.


La strada che da Murmansk conduce al confine norvegese, attraversa una zona che fino a circa dieci anni fa era assolutamente, tristemente, sovieticamente, off limits. Le basi militari si susseguono con regolarità nei 200 km scarsi che separano la più grande città oltre il Circolo Polare Artico (Murmansk appunto), da Nikel ultimo baluardo di cemento e fabbriche prima del nulla del deserto lappone.
Non è raro incappare in un’esercitazione di carri armati e poter rimanere ad osservare sotto lo sguardo dei militari!
Adesso ci si può fermare e fotografare tranquillamente, soffermandosi ad osservare e riflettere sulle dimensioni di questi agglomerati urbani, ma chiedendosi cosa ci possa fare, oggi, qui, a queste latitudini e soprattutto con questo clima, così tanta gente.
Certo, il controllo del territorio è, di fatto totale, ma perché? Ha ancora un senso nel luglio del 2002?
Gli spunti fotografici sono comunque innumerevoli: dalle solite statue mausoleo di proporzioni monumentali, edificati nel nulla assoluto, alle perentorie falci e martello, alte diversi metri che ogni tanto appaiono sul ciglio della strada, ai carri armati che ricordano l’eroica resistenza del popolo russo nell’ultima guerra.
Inutile dire che al confine, il traffico è completamente inesistente, noi, un furgone e 2 macchine, e sorprendentemente anche l’espletamento delle varie formalità è assai rapido.
La Norvegia ci accoglie con le sue strade perfette, l’efficienza turistica dei suoi centri informazione, la cortesia dei suoi abitanti, le sue urbanizzazioni asettiche.
Poche decine di km, e tutto è cambiato. Non siamo certi che sia proprio quello che vogliamo, anche se c’è da dire che questa è, soggettivamente, dal punto di vista degli scenari e del paesaggio, la parte più interessante e spettacolare dell’intero itinerario.
Accompagnati da un sole che domina un cielo azzurrissimo, ci spingiamo verso nord alla coincidenza con i battelli che in questo periodo dell’anno navigano sul mar di Barents in pieno sole di mezzanotte. Il servizio è diventato ormai una tappa turistica, al quale molti non riescono a rinunciare. In circa 2 settimane, 12 giorni per l’esattezza, è possibile navigare lungo una delle coste più spettacolari del mondo partendo da Bergen fino a Kirkenes, per poi tornare al punto di partenza.
Nato come vitale mezzo di trasporto e comunicazione per giungere nelle più remote località sperdute nel labirinto dei fiordi, fu ideato da Richard With, e prese servizio per la prima volta nel luglio 1893.
Le fermate sono 34, si naviga giorno e notte e l’esperienza a bordo può essere suddivisa in tappe, ed è proprio questa la nostra intenzione.
La nostra destinazione è Berlevag, punta estrema occidentale della penisola del Varangerh.
La strada è bellissima, desolata ed illuminata, i laghi si alternano ai fiordi, confondendo ulteriormente le idee in queste notti non notti, che dilatano tempo e spazio, illudendoci che il viaggio possa non finire, come questa luce accecante.
Nonostante le innumerevoli soste, arriviamo con un certo anticipo in questo solitario villaggio di pescatori. Il paese è anche conosciuto per l’eccezionale altezza che le onde, in alcuni periodi dell’anno raggiungono prima di infrangersi sul suo molo, anche 10 metri!!
Navigheremo verso la penisola di Nordkinn, il vero punto più a nord dell’Europa continentale (70°8’ di latitudine) tra le 23.00 e le 2.00.
Il traghetto è puntualissimo e a dispetto della poco rassicurante fama che circonda questa propaggine del Mar Glaciale Artico, anche la traversata è tranquilla e rilassata, fino allo sbarco a Menham (penisola di Nordkinn), in perfetto orario.
Stavolta la stanchezza comincia a farsi sentire, il fisico sa essere più saggio dei nostri occhi e decidiamo di procedere verso Gamvik (20 km più a nord, sempre penisola di Nordkinn), paese più a nord d’Europa, e di bivaccare sul primo fiordo disponibile.
Naturalmente il progetto viene realizzato con successo, ma purtroppo al risveglio, l’incantesimo si è rotto: il magnifico tempo che ci ha accompagnato per 2 settimane e più, è stato sostituito da una pesante coltre di nubi che scaricano gocce di pioggia con una frequenza tipica per queste latitudini, ma alquanto indisponenti.



Le cose migliorano un po’ durante la giornata, permettendoci di percorrere verso sud la 888, denominata Nordkinveien, che in inverno è il percorso stradale più impegnativo della Norvegia.
La strada ottimamente battuta percorre una serie di altopiani spesso spazzati dai venti, in un ambiente lunare veramente suggestivo.
Arrivati a Ilfjord imbocchiamo a dx la 98 costeggiando ancora l’Isfjord, il traffico comincia ad aumentare di intensità, ma mantenendosi a livelli più che accettabili, soprattutto paragonato a quello che avevo incontrato 5 anni fa, nella mia seconda esperienza scandinava.
Infatti, i norvegesi, con una sapiente educazione turistica nei confronti dei visitatori (ma anche con dei prezzi veramente allucinanti) sono riusciti a dirottare il traffico stradale, che stava letteralmente strangolando anche queste latitudini su alternative più controllabili e meno pericolose per la salvaguardia ambientale: traghetti, appunto e aerei.



Nordkapp è ora raggiungibile via terra per mezzo di un tunnel che ha un prezzo da concerto dei Pink Floyd, o da pasto completo a base di frutti di mare in un locale alla moda di Parigi.
Ma non è finita qui, una volta arrivati, se non siete studenti o pensionati (risparmierete circa il 70%), preparatevi a sborsare 35 Euro, più o meno, che però vi danno diritto, udite udite, alla visita della mega struttura, in gran parte sotterranea, di 5000 m quadrati (!!!), la possibilità di campeggiare gratuitamente negli appositi spazi, oltre all’immancabile foto di rito ai piedi del mappamondo, posto sull’orlo di questo granitico promontorio roccioso bruno scuro. Non male eh?
Da qui, cominciamo la lenta discesa verso sud.
Sarà Norvegia fino alle Lofoten, splendide, frastagliate isole, montagne emergenti nel Mar di Norvegia, poste oltre il Circolo polare Artico.
2 giorni e mezzo, fra continue imprecazioni per quello che potrebbe essere ed invece viene nascosto o meglio coperto, da una fitta coltre di nubi, che sembrano piantate, addirittura incagliate come le vecchie imbarcazioni nel fiordo di Murmansk, su queste splendide cime montuose, che con le sue rocce si tuffano direttamente in mare.
Siamo tentati, no, meglio sono tentato, di insistere nell’attesa, nella speranza che un vento benevolo permetta al sole, che in questo periodo dell’anno è sempre e comunque abbondantemente oltre l’orizzonte, di tornare ad illuminare uno degli spettacoli più alti, che la Norvegia riesce ad offrire ai suoi visitatori.
Ma anche le previsioni meteorologiche sono contro di me, e le ardite e razionali strutture di Alvar Aalto ci attendono in Finlandia dopo un trasferimento lampo che ci permette di tagliare in 2 la Scandinavia in sola mezza giornata per arrivare al traghetto di Vaasa in Svezia.



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 TESTO 

mercoledì 4 maggio 2011

Sardegna 2011: insolita, bella, dura, romanzesca

                                                        
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