giovedì 10 novembre 2011

LE MACCHINE DA PESCA




“La macchina pareva vivere di una vita propria, avere un’aria e un’effigie di corpo animato.
Il legno esposto per anni ed anni al sole, alla pioggia, alla raffica, mostrava le sue fibre.....
si sfaldava, si consumava, si faceva candido come un tibia o lucido come l'argento o grigiastro come la selce, acquistava una impronta distinta come quella d’una persona su cui la vecchiaia e la sofferenza avessero compiuta la loro opera crudele….”

                                         Gabriele D'Annunzio, “Il Trionfo della Morte”

I trabocchi sono sparsi lungo il litorale abruzzese, simili a concrezioni lignee, guardiani dell’integrità della costa e della sicurezza della pesca. Cronache religiose del ‘400 li fanno risalire ai primi decenni del XIII secolo, altri studiosi preferiscono collocarli in epoche più recenti. Quale che sia il periodo storico cui farne risalire la nascita e la diffusione, questi antichi strumenti di pesca continuano ad indurre grande suggestione e a caratterizzare con inconfondibile cifra estetica la porzione di costa loro riservata dalla mano di pescatori d’altri tempi. Non deve trarre in inganno la loro apparente fragilità: né mare grosso né vento di burrasca ne scalfiranno la stabilità, frutto di una sapiente progettazione architettonica. A tal punto che in tempi recenti tale “concretezza” ne ha orientato la destinazione verso un uso turistico-gastronomico: alcuni di essi sono infatti stati trasformati in originali e suggestivi ristoranti. Specialità di pesce e vista sul mare assicurati!

                                      SLIDESHOW



Da bambino mi sembravano dei luoghi dove i grandi andavano giocare con l’acqua del mare, costruzioni sospese nell’acqua, intreccio di pali che simili ad enormi braccia si immergevano nell’Adriatico. Crescendo e vedendoli andare in rovina cominciai a pensare che gli adulti si erano stancati di questo gioco, fino a quando in età ormai avanzata ho capito il loro vero scopo. Il trabocco è sicuramente la struttura che domina il tratto di costa tra Abruzzo e Molise, riconosciuto negli ultimi anni come un patrimonio storico e culturale della regione che ne ha portato alla sua rivalorizzazione. Persino Pescara, punto di partenza dell’itinerario, nonostante lo sviluppo urbanistico degli ultimi decenni, li sfoggia orgogliosamente nel suo porto canale. E da qui, dal mare, avrà inizio il nostro percorso, lambendo la costa e la sua riviera fino a Francavilla al Mare, tra ombrelloni, stabilimenti balneari e ristoranti di pesce.
Sicuramente la ss152 è la maniera più rilassante di unire la vivace Pescara con la riservata Chieti, due capoluoghi separati da pochissimi km, da un fiero campanilismo e da marcatissime distinzioni sociali, economiche e culturali. Comunque va riconosciuto, anche da un pescarese purosangue che il centro storico teatino è assai interessante e merita una passeggiata alla scoperta della cattedrale di san Giustino, dei suoi stretti vicoli e di diverse chiese. 
Ma se l’itinerario vede protagonisti la costa dei trabocchi, la strada ci risucchia verso l’interno sulla ss81, che anche se non in grado di offrire gli spettacolari e maestosi scenari delle montagne abruzzesi, consente di conoscere la fascia pedemontana abruzzese, prevalentemente collinare, che tortuosamente, si snoda in modo assai  panoramico, a brevissima distanza dal mare. L’asfalto, purtroppo, non è dei migliori ma la vista e la strada sono assai interessanti.
Il segreto sta nel seguire diligentemente la ss81, evitando costantemente le indicazioni per Guardiagrele che porterebbero verso la veloce fondovalle.
Il tranello è in agguato anche all’ingresso di Bucchianico, dove seguendo per il centro cittadino si ha la possibilità di ammirare uno dei panorami più vasti dell’intera regione. Posta su uno sperone roccioso offre numerosissimi scorci che si aprono concedendosi una passeggiata per il centro storico: a destra il mare a sinistra il blocco della Maiella e sullo sfondo l’inconfondibile sagoma del Gran Sasso. In basso valli coltivate e vigneti. 
Da qui si continua per statale fino all’incrocio con la ss263 e l’ennesimo tranello viario ma che eviteremo con esperienza puntando per Casacanditella. Colline, prevalentemente coltivate a vigneti, il mare in lontananza ed il blocco della Maiella che si avvicina, questi le note salienti prima di entrare in Guardiagrele. Il piccolo centro è famoso per le opere d’arte e architettoniche ma concedendosi una passeggiata nella pedonale via Roma diviene obbligatoria una sosta nella pasticceria Lullo, famosa per le “sise di monaca”, un tipico, soffice dolce, ricoperto di crema e di zucchero a velo che può essere valido spunto per una colazione ritardata o un break. 

I 22km che separano Guardiagrele da Lanciano, se da un lato offrono innumerevoli spunti fotografici, le vedute sono in alcuni casi davvero spettacolari, continuamente sospesi tra mare e montagne, sono però caratterizzati da un asfalto piuttosto scivoloso e che non da mai eccessiva confidenza.  
Lanciano invece rappresenta la sorpresa che non ti aspetti, con la sua parte antica, divisa in 4 quartieri su altrettante collinette, racchiuse dalle mura urbiche. Un gioiellino medioevale che mi ha lasciato piacevolmente sorpreso e meravigliato: assai caratteristico l’impianto urbano con una fitta rete di vie principali chiamate strade e di vicoli minori denominati vichi. Questi ultimi prendono il nome dalla via principale nella quale sboccano ed a volte sono numerosissimi, ad esempio la strada Garibaldi ne ha ben 46!! 
Una volta usciti dal centro storico ed avere attraversato la città nuova bisognerà tornare brevemente indietro per imboccare la ss524 in direzione di Fossacesia e poi Torino di Sangro. Il mare diventa sempre più vicino e protagonista, ma prima una visita nelle cantine Mucci per una “rapida” degustazione in compagnia dell’amica Elisa è praticamente obbligatoria. Sono costretto ad ignorare la linea Cantico (4 etichette!!!) ma ne approfitto, anche se a malincuore, visti i miei impegni di lavoro, per conoscere la nuova linea Valentino, sono appena 3 vini. Elisa come al solito mi accompagna nel percorso degustativo. Un paio di foto, naturalmente la cantina è disponibile a visite e degustazioni, i numeri sono in altra parte dell’articolo, ma le luci cominciano a schiacciare prospettive e tempi: è ora di rimettersi per strada per approfittare delle ore migliori della giornata.
Ultimi 10km e sono sulla ss16, la costiera che mi condurrà fino al punto di arrivo di fine giornata.
Attraverso la Costa dei trabocchi: Lido di Casalbordino, Le Morge, Torino di Sangro Marina, Fossacesia Marina. L’ex tracciato ferroviario che lambisce la costa è diventato un circuito ecologico che permette di avere uno sguardo privilegiato sul mare e su queste strane strutture che lo dominano, macchine da pesca di un tempo passato, ormai adibite a musei o ristoranti. 
Una piccola deviazione di un paio di km per visitare la basilica di San Giovanni in Venere a Fossacesia, da cui si gode una splendida veduta della costa e siamo ormai alla fine.
L’ingresso a Marina di San Vito avviene con il sole che lentamente sta scendendo dietro le colline. Ultime foto sul molo del porto vicino ad uno dei più bei trabocchi della costa circondato da pescatori che mi guardano perplessi armeggiare con trepiedi e telecomandi ed ormai è ora di cena. La trattoria “la Kantina” con la sua cucina tradizionale mi attende, già pregusto la frittura di paranze, è ora di andare!!