domenica 26 febbraio 2012

CAMPANIA cilento



DENTRO E FUORI DAL PARCO
Un itinerario che lambisce la parte meno conosciuta del Parco Nazionale del Cilento, quasi al confine con la vicina Basilicata, percorrendo belle strade poco trafficate con bei panorami ed il mare a pochissima distanza.


ITINERARIO- Sapri, Capitello, Vibonati, Case Santa Lucia, Torre Orsaia, Alfano, Laureto, Rofrano, Sanza, Sant’Eliano, Caselle in Pittari, Sisano, Battaglia, San Basile,  Torraca, Sapri.
LUNGHEZZA- KM 130


Questa è sicuramente una delle parti d’Italia che più mi piacciono ed in cui torno sempre volentieri e con maggiore frequenza. Sarà il fatto che le origini paterne sono radicate ed ancora ben visibili, proprio nel cuore del parco nazionale del Cilento, ma anche perché la moto mi offre al di là di ogni ragionevole dubbio la possibilità di esplorare zone che comunque suscitano ricordi di un’infanzia adolescenziale fortunata e felice. Gran parte dell’itinerario è stata una scoperta anche per il sottoscritto. Siamo nel golfo di Policastro, schiacciato dalla pesante fama delle vicine Palinuro a nord e Maratea appena oltrepassato il confine con la Basilicata.
“Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti….” Alzi la mano chi non ricorda i versi del poeta risorgimentale Luigi Mercantini. “La spigolatrice di Sapri” rappresenta per me ed i miei coetanei una delle più famose (le malelingue aggiungerebbero poche) reminiscenze scolastiche.
Ma stavolta la direzione è decisa verso l’interno, partenza arrivo da Sapri, qualche km e via a dx verso l’interno.  La strada sale verso Vibonati ed oltrepassa i confini del parco nei pressi di Morigerati, edificata in maniera spettacolare su di uno sperone roccioso, per poi uscirne quasi immediatamente salendo verso Torre Orsaia. 
Il parco si estende nella sua parte meridionale in maniera irregolare, rendendo di difficile comprensione perché la ss18 fino a Laurito ne sia esclusa. Comunque è solo una questione di cavilli geografici ed amministrativi dato, che il panorama è ugualmente interessante e la statale si mantiene in buono stato. La sera sosto nell’agriturismo Fasani alle porte di Laurito ed a tavola scambio 4 chiacchiere con Bruno, gestore tuttofare dell’azienda: “il problema del parco è, non tanto nella sua istituzione quanto nelle sue dimensioni. Si è iniziato includendo una zona troppo grande ed estesa. Ti basti pensare che nel 1991 comprendeva più di 230000 ettari, quasi la metà della provincia di Salerno. E queste cose vanno metabolizzate con calma, vanno comprese altrimenti rischiano di arrecare più danni che benefici. Ed infatti la realtà Cilento, sia essa parco nazionale o semplicemente zona di servizi, tarda a decollare a livello turistico.”

Riconosco che ha ragione anche se da occhio interessato ed informato ma in fin dei conti estraneo, gli faccio notare che gli scempi edilizi soprattutto sulla costa sono terminati e che le condizioni in generale sono molto migliorate soprattutto negli ultimi 10 anni. E’ indubbio che il richiamo turistico è ancora alquanto labile, ma qui devono intervenire altri fattori, che purtroppo non  appartengono alle singole iniziative, che a dire la verità non mancano al vulcanico Bruno: internet, autotassazione da parte dei singoli gestori di attività commerciali per propagandare il marchio cilentano nell’ambito nazionale ed all’estero, rivolgendosi a grosse aziende nel campo della comunicazione. Mi chiedo: e gli organi preposti? L’Ente Parco? La Regione Campania? 
Che questo sia un altro problema? La mancanza di dialogo per il conseguimento di un risultato comune? Io vedo buone potenzialità, ma probabilmente ci vorrebbe più sincronia ed organizzazione, prendendo spunto anche da realtà analoghe più vecchie ed efficienti, anche in campo nazionale. La mattina seguente finalmente, aggiungerei, un bel sole illumina il panorama.  La strada continua immersa nel verde, disegnando un tracciato che, verso Rofrano, riduce di molto la carreggiata immersi in boschi di castagno. Una frana costringe ad attraversare il piccolo paese tra strette viuzze lastricate, ma subito dopo, lambendo il Monte Cervati, il più elevato del parco, la strada diventa protagonista, permettendo alla vista di spaziare fino al mare. Colori, profumi, aria tersa, decisamente giugno è un mese che ben si presta a gite di questo genere e la pensano così anche la coppia di svizzeri  a cavallo delle loro moto, che incrocio un paio di volte prima di arrivare a Sanza. Qui bisogna prestare attenzione per non imboccare la recente variante che conduce al mare: appena usciti dal paese, con le case ancora ben visibili in alto, prendere il primo bivio a dx per Caselle in Pittari, anche se la segnaletica vi indicherà altra direzione. Se entrate in una galleria siete andati lunghi e dovete tornare indietro. 
La strada è ben tenuta e completamente, desolatamente priva di traffico. Si entra nella comunità montana del Bussento, una zona non molto frequentata ma ricca di caverne, grotte e paesi che spesso sono arroccati su speroni rocciosi che dominano profonde spaccature. La strada segue questa contorta morfologia, non senza difficoltà, correndo spesso in bilico su strapiombi che poco si adattano a chi soffre di vertigini. Sullo sfondo comincia ad apparire sempre più spesso il golfo di Policastro, che nonostante la distanza appare di un blu decisamente invitante. Nelle ultime curve prima di arrivare al punto di arrivo la vista si apre donando un bel panorama di tutta la baia. La vocazione turistica di Sapri è antichissima, Cicerone la definì “la piccola gemma del mare del Sud”. Siamo nel centro del golfo di Policastro e le possibilità di poter godere nelle immediate vicinanze, delle bellezze di questo mare sono varie e notevoli. Perché non approfittarne?
Comunità Montana del Bussento


Il Bussento, ubicato all'estremo sud della Campania, è delimitato dal bacino idrografico del fiume omonimo, dai monti Centaurino e Carbone, nonché dalla fascia costiera del Golfo di Policastro. "Un armonioso disegno del mare, sulle cui coste e colline una mano generosa ha lasciato cadere una pioggia di perle". Questa descrizione è una delle tante attestazioni che giustamente esaltano la bellezza di questa zona, indubbiamente fra le più suggestive del Cilento e non solo. Chi visita quest’area non potrà che rimanere affascinato dal suo incantevole mare, dai suoi piccoli quanto suggestivi borghi medievali nei quali le memorie storiche sono presenti in ogni angolo, e dalla natura ancora del tutto incontaminata. In questa terra dai forti contrasti e dall'incomparabile bellezza, il visitatore si lascerà condurre attraverso un itinerario ove storia, natura e arte si confondono continuamente. Anche gli estimatori della buona cucina qui troveranno gustose specialità gastronomiche: fra i primi piatti, pasta fatta in casa, soprattutto cavatielli, ravioli, fusilli e gnocchi, oltre alla polenta. Altre specialità alimentari sono: insaccati, ortaggi, asparagi, cereali, funghi e legumi; famosa è la “cimandola”, piatto a base di ortaggi (pomodori, melenzane, zucchine e patate conditi con olio e sale). Particolarmente rinomati sono i fichi secchi, uno dei prodotti più rappresentativi del Bussento, preparati in vari modi. Fra i dolci: zeppole fritte con il miele, gli struffoli e una serie di torte le cui ricette si tramandano da madre a figlia. La natura carsica delle terre cilentane, in particolare in questa zona e la conseguente ricchezza di grotte ha senza dubbio favorito la presenza dell'Uomo che in esse si è rifugiato, ha trovato riparo, ha consumato i suoi pasti. I più antichi segni della presenza antropica risalgono al Paleolitico medio (500.000 mila anni a.C.) e le sue tracce continuano attraverso il Neolitico e fino all'Età dei Metalli. La presenza dell'Uomo primitivo è ancora oggi tangibile attraverso la presenza dei suoi “strumenti” disseminati sia lungo le grotte costiere tra Palinuro e Scario, sia in quelle interne dislocate lungo gli antichi percorsi di crinale dei massicci montuosi (Grotte di Castelcivita), sia nel Vallo di Diano (Grotte dell'Angelo, Pertosa). Ed è attraverso questi antichi sentieri, oggi in parte percorribili, che prese probabilmente avvio la grande avventura delle prime comunità che, senza soluzioni di continuità e per migliaia di anni, stabilirono contatti e intrecciarono scambi e relazioni con i Popoli del mare e con quelli dell'Appennino.  









domenica 19 febbraio 2012

PUGLIA grecìa salentina


No, non è uno degli stati membri della ormai in crisi comunità economica europea, ma una zona ben distinta del Salento pugliese. Intanto va pronunciata con l’accento sulla i: Grecìa. Ed offre testimonianze architettoniche davvero sorprendenti. Un itinerario al di fuori dei soliti schemi ma ricchissimo per spunti di visita e con lo splendido mare di questa parte di Mediterraneo, a fare da contorno.
ITINERARIO-, Galatina, Sternatia, Soleto, Corigliano d’Otranto, Maglie, Muro Leccese, Giuggianello, Palmariggi, Cursi, Melpignano, Martano, Martignano, Calmiera, Cavallino, Lecce, Copertino, Leverano, Veglie, Porto Cesareo, Santa Caterina, Gallipoli, Galatone, Galatina.
LUNGHEZZA- km 210

                        SLIDESHOW


Galatina è uno dei centri della Grecìa Salentina, quest’area che avevo scoperto circa un anno fa in una precedente visita e che stavolta ho deciso di approfondire senza però tralasciare la fantastica Lecce e lo splendido mare della costa ionica.
Va detto che questo è un itinerario piatto, assolato su strade spesso deserte, ma mai monotono, anzi, la sensazione di pace è assoluta, rilassante e la scoperta di piccoli centri spesso ricchi di testimonianze storiche ed artistiche rappresenta spesso la gradita sorpresa di una bella giornata trascorsa vagabondando a ritmi ciclomotoristici immersi nella bella campagna salentina.
L’itinerario proposto, considera prima i centri della Grecìa per poi visitare Lecce ed infine concedersi una parte della costa ionica per trovare un punto adatto ad un bagno rinfrescante e tonificante dopo una giornata di moto.
I paesi greci come si evince da documenti risalenti al XV secolo sono più di 20 raggruppati in 9 comuni.
L’itinerario ne comprende diversi, ma logicamente la scelta è molto più amplia e soggettiva. Mi sono particolarmente piaciuti oltre a Galatina, Soleto, con la sua spettacolare guglia del campanile alta quasi 40m e con forme quasi irreali, Corigliano d’Otranto, davvero notevole il suo castello quattrocentesco, paragonabile per bellezza a quello di Copertino,  il centro storico di Melpignano con la scenografica piazza contornata di artistici portici, Martano e Calimera.
I centri, alcuni dei quali assai piccoli vengono raggiunti tutti per stradine secondarie, fondamentale la carta T.C.I. 1:200.000.
Ed è un bell’andare, immersi tra piante di ulivo che si stendono a perdita d’occhio.
Alla fine mi ritrovo a Lecce quasi senza accorgermene ed inizio a vagare per le viuzze del centro storico. Stavolta, nonostante i divieti ho deciso di non parcheggiare la moto per cercare di trovare qualche scorcio fotografabile col mezzo. Ad un tratto sulla sx, percorrendo una via che è ancora più pedonale delle altre, improvvisa si apre la piazza della cattedrale. Dal suo punto di accesso, una vigilessa mi osserva con curiosità.
“a dire la verità (bugiardo!), non so neanche dove mi trovo, come faccio ad arrivare rapidamente in una zona aperta al traffico?” invento su 2 piedi.
In molte altre città d’Italia sarei stato multato, in altre cazziato e rimproverato, qui la signorina mi spiega la via giusta indicandomi anche un parcheggio dove lasciare la moto.
Mi sento audace e fortunato: “ormai che ci sono, non potrei fotografare la moto nella piazza??”
“sì, ma solo se la spingi”
detto fatto ed ecco uno scatto alquanto particolare!!
Lecce è una città bellissima, solare, affascinante, piena di belle ragazze. Ed io a fotografare edifici barocchi!!! Mi concedo una bella ed appagante passeggiata nel centro storico. Fa molto caldo e decido di partire spingendomi verso il mare.
A Copertino mentre fotografo il castello arriva Luca, bicicletta ed 8 anni di feroce curiosità.
Sale sulla moto, si fa fotografare :” anche mio padre ha una moto, rossa, fa 170km all’ora ed è più bella, anche se la tua non è male”
“!!”
“dove vai?”
“a fotografare la chiesa”
“ti accompagno”
E così mi ritrovo con una mini guida che mi scorta per vicoli assolati e si meraviglia del perché se voglio fotografare qualcosa, poi non lo faccio.
Cerco di spiegargli che i soggetti devono avere la luce in una certa angolazione e gli faccio notare la posizione del sole e di dove dovrebbe essere, ma non sembra capire, anzi sembra dare per scontata la mia incapacità.
L’avvicinamento al mare comprende anche le visite a Leverano, con un bel centro storico e famosa per “Novello in festa”, manifestazione enologica che si svolge in ottobre e Veglie.
Da qui Porto Cesareo è a poco più di 10km.
Il celeste del mare è uno shock, dopo tanto sole e terra, difficile resistere alle limpide acque della baia che si affacciano su una serie di isolotti, sono 18 che rendono il luogo un posto davvero unico e riserva naturale, con delle specie di uccelli uniche nel Mediterraneo che vi vengono a nidificare.
Ma le occasioni per un bagno non mancheranno nemmeno spingendosi verso sud fino a Gallipoli su una costa a volte frastagliata, a volte sabbiosa, dominata dalle numerose torri d’avvistamento.
Prima di ritornare al punto di partenza manca all’appello solo Galatone la cui sola visita al Santuario del Santissimo Crocifisso vale la sosta.
Siamo in dirittura d’arrivo, un rettilineo, uno solo, 9km, il bed &breakfast mi attende a 2 passi dal centro.  
I greci di terra d’Otranto
Tutti conoscono Lecce, molti sanno del suo fantastico barocco, ma pochi sono a conoscenza, io l’ignoravo che nella parte a sud est della provincia più orientale del paese, esiste un’area con lingua, tradizioni, architettura, riti, di origine greca, l’isola ellenofona della Grecìa Salentina che anticamente comprendeva tutta la fascia che si estendeva ad arco, da Gallipopli ad Otranto.
“Kalòs irtate”, benvenuti, è il saluto che, nel dialetto greco, accoglie il visitatore al suo arrivo.  
La zona oggi include 9 comuni: Calmiera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino con una superficie di circa 145 kmq ed una popolazione di all’incirca 42.000 abitanti. Le esigue informazioni in campo archeologico, numismatico e di documentazione scritta rendono difficile stabilire la sua datazione greca che comunemente si fa risalire alla Magna Grecia od al periodo Bizantino. Non è escluso comunque che ad un originario nucleo magno-greco, si siano avvicendate, in tempi diversi, nuove migrazioni di genti provenienti dalla Grecia o dall’impero Bizantino. Plinio narra che i cretesi, dopo aver fondato la cittàò di Oria, si spinsero fino all’estremo sud della Puglia, prendendo il nome di “salentini”, che sta a significare gente di mare. Nelle varie epoche è storicamente provato che vi furono diverse ondate migratorie dalla Grecia verso il Salento. Da un documento inviato nel 1413 dal vescovo di Nardò all’antipapa Giovanni XXIII appare chiare che le comunità greche erano già presenti nella zona.
Comunque ciò che indubbiamente qualifica l’area è la lingua. Molto si è scritto sul “griko”, la lingua dei greci di terra d’Otranto, che dopo essere sopravvissuto per molti secoli, rischia di estinguersi in questo terzo millennio. Proprio qui, in Salento grazie alla morfologia pianeggiante del territorio ed alla estrema facilità di comunicazione è riuscita a tramandarsi fino ai giorni nostri. Gli elementi greci, fusi con quelli locali, hanno consentito uno sviluppo culturale autonomo del tutto originale ed affascinante. 
Gli anziani della Grecìa Salentina sono ancora fieri di dire “Imesta Griki”, sono greco.
Sternatia è il comune dove la conoscenza del “griko” è più alta, Melpignano, quello dove lo si parla meno.
Altra curiosità è che nei tempi passati ogni paese aveva una propria attività peculiare: a Calmiera i “craunari” (carbonai), a Sternatia gli esperti di fuochi di artificio, a Melpignano si estraeva dalle cave la pietra locale, a Castrignano vi erano i mercanti di stoffe e tessuti.  





mercoledì 15 febbraio 2012

"A ritmo di Carrese" 27 aprile/1 maggio 2012



Una nuova occasione per riscoprire ancora una volta il Molise ed una parte dell’Abruzzo, regioni che racchiudono nel suo entroterra grandi sorprese che vi sapranno emozionare. Percorrere le antiche strade dei pastori, assaporare i prodotti locali, visitare una delle più belle isole dell’Adriatico e rivivere manifestazioni storiche che rendono vivi più che mai questi territori.













martedì 14 febbraio 2012

SPAGNA andalusia


 
   VANDALUSIA
L’Andalusia è la parte più meridionale della penisola iberica, quindi anche quella che più ha risentito dell’influenza araba, ben visibile e riscontrabile nelle sue architettura ed in alcune delle maggiori attrattive artistiche che offrono al viaggiatore. Un territorio vasto, dove il boom economico spagnolo, oltre a deturpare in maniera irreparabile le coste, ha però contribuito alla realizzazione di un sistema stradale efficientissimo ed in alcuni casi, che siamo andati a ricercare con discreto successo, adattissimo alla pratica motociclistica e turistica.


ITINERARIO- Cordoba, Cabra, Alcala la Real, Loja, Alfarnate, Antequera, Alora, Bobastro, Ardales, El Burgo, Ronda, Gaucin, El Colmenar, Venta Nueva de Galiz, Tarifa, Bolonia, Capo Trafalgar, Cadice, Jerez de la Frontera, Arcos de la Frontera, Utrera, Siviglia.
LUNGHEZZA- km 880

                              SLIDESHOW   



Non è un segreto che l’Andalusia possa permettersi di mandare per una buona metà dell’anno i suoi visitatori a crogiolarsi sulle sue spiagge bagnate da acque scintillanti. Terra solare, come solari sono i suoi abitanti, amanti della compagnia e del divertimento, sia che si tratti di gustare tapas in uno dei numerosissimi bar, sia di tirare avanti una fiestas fino ad ora tarda. Nelle città andaluse, la modernità e la vita notturna convivono con spettacolari monumenti islamici e cristiani, splendidi, affascinanti  ricchi di forme, storia e colori. Le coste sono forse la nota dolente di questa zona: una pesante urbanizzazione ne ha probabilmente intaccato la originaria bellezza e, soprattutto nella parte mediterranea i centri , anche quelli più piccoli sono diventati vere e proprie industrie per il turismo di massa. Ma basta addentrarsi all’interno della regione per entrare in un'altra dimensione, fatta di paesini di case bianche, tra montagne impervie e verdi colline, dove si vive ancora con il ritmo delle stagioni: qui si coltiva l’ulivo, la vite, l’arancio ed il mandorlo, tra estati torride ed inverni gelidi. I maestosi paesaggi di terra e di mare offrono innumerevoli spunti di itinerari e questo ne è solo un esempio.


Sicuramente i più attenti avranno notato che nell’itinerario non viene proposta Granada e la sua spettacolare Alhambra. Né superficialità, né errori, tanto meno impreparazione, semplicemente alla terza visita ho deciso di evitarla ma sicuramente in un eventuale viaggio nel sud della Spagna la città ai piedi della Sierra Nevada è sicuramente da includere nel programma, una meta imprescindibile. Detto questo l’arrivo in Andalusia avviene per strade statali e la prima tappa è Cordoba. Siamo sulle sponde del Guadalquivir, fiume un tempo navigabile, che sicuramente fece le fortuna di questa parte della penisola iberica.
La struttura urbanistica è tipicamente araba, ed un vero invito a percorrere i suoi vicoli in cui è facile perdere l’orientamento.
Ma la vera attrazione di questa cittadina è senza dubbio la moschea, trasformata in cattedrale nel 1523, operazione che provocò critiche feroci, anche nello stesso mondo cattolico, ma che ha lasciato sicuramente un’opera straordinariamente unica nel suo genere.
Sembra che alla vista del risultato finale, lo stesso Carlo V abbia esclamato: ”Che cosa avete fatto? Avete distrutto qualcosa di unico ed inimitabile, per costruire qualcosa di assolutamente comune!”
Per arrivare a Ronda, definita la città più bella dell’Andalusia, ed una delle più belle dell’intera Spagna, si possono impiegare un paio d’ore o spendere un’intera giornata perdendosi, dopo aver visitato l’interessante Antequera, fra le panoramiche strade della Garganta del Corro. La strada una volta imboccata la A366 diventa a dir poco entusiasmante, ma dopo Burgos……nell’elenco dei giudizi mi accorgerò  che anche “spettacolare”, può essere un termine riduttivo!!!
A Ronda fu inventato il moderno combattimento a piedi contro i tori. La plaza de toros, la più antica di tutta la Spagna fu inaugurata nel 1784 ed è un capolavoro.
Vero e proprio santuario nel suo genere, è perfettamente conservata. L’arena forma un circolo perfetto, con 2 ordini sovrapposti di archi ribassati, poggiati su 176 colonne toscane, ben 5000 posti a sedere, un diametro di 66 metri, completamente coperta ed è l’unica che abbia la barriera protettiva in pietra. Ma anche il giorno dopo la zona de “los pueblos blancos” ci offrirà una serie di strade da urlo, soprattutto la prima parte fino al bivio per El Colmenar, percorrendo la A369. Dopo Algeciras, l’impatto urbanistico delle città costiere sembra attenuarsi per lasciare spazio a villaggi di pescatori e piccoli centri turistici, fino all’arrivo a Cadice. 
Cadiz, Julia Augusta Gadigana, tanti nomi per un solo luogo, fondata dai fenici, abitata fin dal 1100 a.C. Una delle città più antiche dell’occidente.
Il nucleo antico, edificato su di un promontorio, è circondato da un bastione pentagonale seicentesco. 4.5 km. da percorrere in moto o a piedi, per rendersi conto che la parte più interessante è quella chiusa tra il castello de Santa Catalina e il ponte che unisce le mura con il castello di San Sebastiano, una camminata di circa un km., ma molto suggestiva.
Siamo in dirittura d’arrivo, Ma prima di arrivare a Siviglia ed essere letteralmente fagocitati e schiacciati (in tutti i sensi) dalla “Semana Santa” (vedi box) mancano all’appello Jerez de la Frontera con le sue cantine ed infinite opportunità di degustazione e la bellissima Arcos de la Frontiera, posta ad anfiteatro, alta su rocce rossastre a dominio del fiume Guadalete che la avvolge quasi completamente. Un’altra giornata di guida su belle strade ed il gioco è fatto. 

COLORI E SAPORI
Le tapas sono la quintessenza della tradizione gastronomica spagnola, impossibili da trovare negli altri paesi, nonostante le tante imitazioni. Sì, perché non sono solo una specialità locale, ma anche un modo tutto spagnolo di mangiare. Una tapa, in realtà, può essere qualsiasi cosa: un pugno di olive, una fetta di pane con prosciutto o formaggio, una porzione di “toritlla”, la famosa frittata di patate e cipolle, fritture, ma anche piatti più elaborati con carne e pesce. Le tapas si ordinano generalmente nei bar per accompagnare un bicchiere di vino o di birra, quasi sempre in piedi davanti al bancone e buttando tutto quello che serve per consumarle (stuzzicadenti, fazzolettini di carta etc.) rigorosamente ai piedi dello stesso. La quantità di immondizie alla base dei banconi, in genere stabilisce la qualità ed il numero dei frequentatori del locale. Sono un modo di bere senza ubriacarsi, di socializzare e di godersi in spensieratezza un momento della giornata, con la speranza che ne seguano molti altri. Lo potremmo definire un specie di aperitivo, ma senza riuscire a coglierne l’essenza, molto più spagnola. Le tapas, sono di fatto, parte integrante dello stile di vita locale, come l’aglio e la religione. Visitare il paese senza fare almeno un tapeo, ovvero un giro dei bar de tapas, equivale a non aver completamente conosciuto la Spagna.
                                                           
TESTO E QUALCHE INFORMAZIONE


Colpo d’occhio                                           
La zona di Tarifa è sicuramente la punta dell’iceberg eolico Andaluso e spagnolo. Zona assai ventilata, punto di richiamo per surfisti e amanti di sport che devono comunque convivere con attività che molto sono influenzate dalla costanza dei venti, la Spagna ed in particolare quest’area del paese, si è completamente votata a questa forma di energia alternativa e pulita: una vera e propria genesi di “funghi tecnologici” che con le loro pale in quasi costante e perenne movimento generano grandi quantità di energia a basso costo e soprattutto non inquinante. Ma gli ambientalisti ed il loro impatto ambientale dove sono?