18 agosto 2018

Altitudine estreme


Una vera chicca, per intenditori, un itinerario che ha come meta il Salar de Uyuni, ma che porterà a conoscere anche il nord del Cile con la stupenda e rilassante san Pedro de Atacama: deserti policromatici, valli rigogliose, montagne impervie, lagune colorate, canyon spettacolari, arditi passi andini. Per chi se la sentisse poi, sosta prolungata a La Paz per affrontare la famosa e temuta “Carretera de la muerte”! Esperienza indimenticabile per un viaggio da sogno. 



Da “SOGNI”, viaggio effettuato in solitaria nel 2003, 5 mesi, km 30.469


La strada, che dovrebbe essere una statale, si eclissa, scomparendo. Niente, una traccia, o meglio più tracce, senza nessun riferimento, segnale o indicazione. Niente. Solo qualche jeep a cui chiedere informazioni ed il solito pullman che raggiungo ma che perdo sistematicamente fermandomi a scattare foto, tanto da ritrovarmelo dietro dopo un paio d’ore. Speranza, speranza di non perdersi, per poi arrivare, dopo 200km, ai bordi del salares e rimanere a bocca aperta. Il mio rapporto con il salar di Uyuni, era iniziato qualche anno fa con uno shock visivo, protrattosi poi per giorni, avvenuto su una rivista fotografica. Mi ricordo che era stato amore a prima vista “un giorno ci andrò, forse in moto”, rendendomi benissimo conto delle difficoltà. Logico che nel momento in cui vi arrivo, la mia reazione è quella di un bambino al quale hanno fatto un regalo insperato ma desiderato per lungo tempo. Percorro qualche chilometro su di un terrapieno e poi la strada scende nella piana, il pomeriggio sta spingendo il sole verso l’orizzonte. Luci, incredibili! La vista spazia nel niente infinito, mai più pieno di significati: il bianco del sale, l’azzurro del cielo e l’ombra della moto. Mi sento un uomo, solo, fortunato e stupidamente felice. Mi trovo a quasi 3.700m d’altitudine, nella distesa piatta più estesa del mondo con i suoi 12.106 km quadrati. Secondo le recenti teorie geologiche, questa parte dell’altipiano era un tempo completamente sommerso dall’acqua. Trascorrerò 3 giorni, in quello che, considero uno dei posti realmente più incredibili, spettacolari, suggestivi, fantastici che mai mi sia capitato di visitare.” Lo spettacolo in qualunque periodo dell’anno si giunga è fantasticamente suggestivo: quando la superficie si asciuga, le saline trasformano il paesaggio in una bianca distesa accecante dalle dimensioni infinite, quando si ricoprono d’acqua,  si formano degli specchi che riflettono alla perfezione le nuvole ed il cielo blu dell’altipiano, facendo scomparire l’orizzonte.


 


Programma indicativo

Giorno 1, Santiago- Arica 
Arrivo ad Arica, si comincia!!

Giorno 2, Arica - riposo
Giornata dedicata al ritiro dei mezzi ed al relax nelle piscina dell’albergo, probabilmente il viaggio aereo è stato lungo. La città non presenta attrattive particolari, ma è piuttosto gradevole, con un’atmosfera rilassante. Il clima secco e caldo, consente di approfittare delle belle spiagge della città tutto l’anno. Nonostante il suo aspetto, è una delle città più antiche del Cile, fondata nel 1546. Ai tempi d’oro di Potosi, fu uno dei principali porti di transito dell’argento che proveniva dalle miniere dell’interno. 

Giorno 3, Arica- Iquique, km 316
La prima regione del Cile è la più settentrionale del paese, una delle più remote. Primo giorno di trasferimento ed avvicinamento alle bellezze dell’interno. L’arrivo previsto è nella città di Iquique un porto piuttosto importante, capitale sia della Provincia di IquiqueProvincia di Iquiqueche della regione di Tarapacà. Si trova sulla costa del PacificoCosta del Pacifico, ad ovest del deserto di Atacamadeserto di Atacamae la Pampa del Taramugal. un’immensa duna domina la città.  Lo spazio è talmente poco che i nuovi edifici vengono costruiti sulla sabbia. Inversione totale del deserto che mangia la città!! Da piccolissimo insediamento di indios Chango, poi divenuto smistamento di minerali provenienti dalle miniere si è trasformato in un importante centro turistico, che nell’ultimo censimento del 2002, raggiungeva una popolazione di 216.419. molte avenidas con belle case coloniali conservano ancora l’atmosfera del passato.  Inoltre Iquique è uno dei più grandi centri commerciali senza dazio, quindi zona franca, del Sud America,soprannominata Zofri. 

Giorno 4, Iquique- Calama, km 410
Tappa lunga ma completamente asfaltata, assai spettacolare nel primo tratto costiero. Poi deviazione verso l’interno per raggiungere Calama, punto di arrivo della giornata, piccola città poco animata del bel mezzo del deserto di Atacama e passaggio obbligato per l’oasi di San Pedro. Famosa per le sue miniere a cielo aperto che visiteremo all’indomani.

Giorno 5, Calama- San Pedro de Atacama km 92
La mattina visita guidata della miniera di rame di Chuquicamata, la più grande del mondo. Già sfruttata dagli Inca, produce quasi la metà del rame cileno. Lo sfruttamento moderno risale al 1911, quando un ingegnere americano fece installare le prime attrezzature. Lo stato cileno ha recuperato la proprietà delle miniere solo nel 1971. Da lunedì a venerdì, una vista guidata di un’ora e mezza permette di scoprire le diverse tappe della produzione del rame. Visita in pullman veramente appassionante. I punti di forza sono: la mineira Chuqui, lunga 4km, larga 2, profonda 600m, con il suo traffico di enormi camion che trasportano le 600 tonnellate che quotidianamente vengono estratte; la fonderia, quando il rame liquido viene versato negli stampi. Al termine breve trasferimento attraversando il deserto per giungere a San Pedro de Atacama. 

Giorno 6, San Pedro de Atacama riposo
San Pedro De Atacama, splendida, tranquilla oasi ai margini del deserto, dove nonostante ormai si vive di turismo, la vita scorre tranquilla, con ritmi dettati dalla natura, dove le persone sembrano tutte simpatiche, le ragazze sono tutte carine, insomma uno di quei posti dove si torna sempre con piacere e dove si finisce per rimanere sempre più di quanto si prevedesse all’inizio. Ed infatti qui sosteremo 2 giorni. La prima giornata sarà dedicata alla visita delle lagune colorate in Bolivia, con passaggio di frontiera per poi rientrare in Cile. Diverse le opzioni, da alcune ore a tutta la giornata. Il percorso è piuttosto impegnativo quindi per chi non se la sentisse è possibile effettuarlo con mezzi presi a noleggio con autista.

Giorno 7, San Pedro de Atacama riposo
Giornata dedicata alla visita dei geysers del Tatio, una fantastica vallata a 4.300m d’altitudine, 90km a nord di San Pedro, punteggiata da un centinaio di getti di vapore, i più alti del mondo, che al mattino presto offrono uno spettacolo irreale ed allucinante. Partenza alle 4.00 con noleggio di mezzi privati, bisogna essere lì la mattina all’alba, lo spettacolo delle pozze e dei vapori illuminati dai primi raggi del sole è affascinante e vale qualche sacrificio. Nel pomeriggio opzione facoltativa con i mezzi, per la visita alla Valle della Luna, a pochi km da San Pedro, particolarmente suggestiva al tramonto.

Giorno 8, San Pedro de Atacama- Salar deUyuni km 480
Tappamolto lunga ed impegnativa, con circa 400km di fuoristrada. Nessun problema fino al piccolo villaggio di San Pedro, dove finisce l’asfalto.  La parte più impegnativa sarà quella prima di giungere ad Ollague, punto di confine con il Cile. Nel viaggio in solitario nel 2003 che è stata la base sulla quale abbiamo studiato il tour il capogruppo arrivò dalla stessa direzione su questa che è la distesa piatta più estesa del mondo con i suoi 12.106 km quadrati, dove la vista spazia nel niente infinito a quasi 3.700m d’altitudine. Va ricordato che siamo al limite della stagione delle piogge e potrebbe piovere e tanto, ma lo spettacolo in qualunque periodo dell’anno si giunga è fantasticamente suggestivo: quando la superficie si asciuga, le saline trasformano il paesaggio in una bianca distesa accecante dalle dimensioni infinite, quando si ricoprono d’acqua si formano degli specchi che riflettono alla perfezione le nuvole ed il cielo blu dell’altipiano, facendo scomparire l’orizzonte. Noi comunque seguiremo la strada delle miniere che lambisce nella parte meridionale il salar che visiteremo all’indomani. Giungendo ad Uyuni, poco prima dell’ingresso in paese non dimenticate la visita del museo ferroviario. Consigliato l’arrivo al tramonto quando le luci diventano quasi irreali. Scatti indimenticabili garantiti. Pernotto in un hotel sito in un contesto scenografico indimenticabile: siamo su un’altura che domina la distesa di sale, luci mozzafiato!! 

Giorno 9, Salar de Uyuni, escursione nel salar, circa 150km
Attraverseremo il Salar entrando all’altezza del piccolo villaggio di Colchani, fino all'isola Inka Wasi chiamata anche isola de los pescadores (le entrate sono a carico dei soci partecipanti), avamposto collinoso, coperto da cactus giganti, situato nel suo centro. Di ritorno, ancora sosta nell’Hotel  per l’ennesimo tramonto da cartolina! Pranzo nella Isola del Pescado tipo pic-nic

Giorno 10, Salar de Uyuni- Potosi km 420
La strada che da Uyuni si dirige verso nord-est in direzione Potosi, è punteggiata da miniere abbandonate, altre ancora in funzione in un paesaggio incredibilmente multi cromatico, costantemente oltre i 4000m. La strada  di circa 400km, rigorosamente sterrata, facilmente percorribile con buone condizioni meteo, regala comunque paesaggi fantastici, una straordinaria giornata di moto ed incontri. Ed a fine giornata, l’arrivo alla miniera boliviana per antonomasia, magnifica nella sua scenograficità, sogno, incubo, girone da inferno dantesco: il Cerro Rico che domina Potosi. 

Giorno 11, Potosi giorno di riposo
Visita della città ed alle miniere del Cerro Rico.
“Sono la ricca Potosì, Il tesoro del mondo E l’invidia dei re”
Potosi e le sue ricchezze. 
Potosì, già, la città che contribuì al sorgere del capitalismo in Europa. E’ praticamente impossibile parlare del processo di spoliazione del Sud America senza parlare di Potosì. Quando gli spagnoli arrivarono nell’impero Inca, il Perù non era più l’agognato paese della cuccagna. I giacimenti d’oro e d’argento furono presto esauriti. Fu dunque nell’alto Perù, la Bolivia appunto, che gli spagnoli fecero centro, vinsero la lotteria, trovarono l’asso pigliatutto! Nel 1545 avviarono lo sfruttamento della montagna rossa di Potosì situata a 4000m d’altezza: il più grande giacimento d’argento della storia dell’umanità!! Molti riconoscono che Diego Hualpa, il quechua originario di Cuzco che scoprì l’argento del Cerro Rico, aprì con esso il vaso di Pandora. Probabilmente non si rendeva conto di quello che avrebbe scatenato, nel momento in cui rivelò la sua scoperta a Centano, uno dei tanti avventurieri spagnoli dell’epoca di Pizarro. Il Sumaj Orcko, il monte più bello, così lo chiamavano i quechua, si rivelò una miniera così favolosa che Carlo V nel 1555 elevò Potosì al rango di città imperiale. Il filone nei 3 secoli di sfruttamento avrebbe prodotto abbastanza da pavimentare d’argento una strada a 2 corsie fino a Madrid! Gli spagnoli lo soprannominarono, a giusto titolo, Cerro Rico, collina ricca. Alla fine del XVI sec. Potosì con 160.000 abitanti, era diventata la città più grande dell’America ed era più importante di Parigi e Londra. Gli storici concordano su un punto: il flusso d’argento delle miniere di Potosì verso l’Europa fu la “conditio sine qua non” dello sviluppo del capitalismo, ma a che prezzi! La macchina del capitalismo nascente, venne alimentata con il sacrificio di migliaia e migliaia di indios e più tardi di schiavi negri. Quanti furono i morti?  Che importa” rispondevano i sovrani europei, ben contenti di questa montagna di argento che portò due volte alla bancarotta il regno di Spagna, che s’indebitò e scialacquò a mani bucate, tanto che alla fine i veri beneficiari furono i paesi del nord Europa. Un processo definibile come “accumulazione originaria del capitale”, un’iniezione di liquidi inimmaginabile equivalente a 50 miliardi di dollari, valore aggiornato al 1970 (30.000 tonnellate, ma c’è chi dice che furono quasi 45.000!!), il tutto, fra i secoli XVI e XIX! Viste le dimensioni dell’economia europea dell’epoca, corrisponde ampiamente a diversi “piani Marshall”. Quanti furono i morti? Sempre la stessa domanda. Il calcolo approssimativo arriva fino alla spaventosa cifra di 8 milioni!!! Un genocidio che vide vittime, indios Aymarà, quechua e neri importati dall’Africa con la tratta degli schiavi. La “mita” era il lavoro forzato e gratuito eseguito a turni nelle miniere in condizioni spaventose. Ogni anno decine di migliaia di indios e schiavi morirono di sfinimento o avvelenati dalle esalazioni di mercurio utilizzato nella lavorazione dell’argento. Eppure il sistema e il nome “mita”, erano stati copiati dalla mita degli Inca. Ma mentre i figli del sole erano tenuti a lavorare 2 o 3 anni per il loro padrone, una sorta di imposta reale, gli spagnoli organizzarono giganteschi esodi della popolazione proveniente dalla comunità quechua ed Aymarà delle valli e dell’altipiano. I contadini furono obbligati a diventare minatori. Con le terre ormai prive di braccia, il fragile ecosistema degli altipiani fu irrimediabilmente distrutto e tutta l’economia della regione si concentrò intorno a Potosì. Così sorsero Buenos Aires e Lima-El Callao, autentiche città portuali destinate a regolare il flusso d’argento e di merci tra America, Europa ed Africa. E’ chiaro che i minatori lavoravano sotto terra fino a morirci, altro che “mita Inca”!! Ben presto si dovettero importare uomini dall’Africa per carenza di mano d’opera! L’argento delle miniere diede grandezza alla Spagna e fece sorgere i suoi favolosi palazzi, soprattutto a Siviglia dove si trovava la Casa di Contratacion che guidava il valzer dell’argento, degli schiavi e delle merci. L’economia europea in piena espansione grazie al “cash flow” procurato dall’America, generò allora un nuovo capitalismo. Probabilmente nelle facoltà di economia le cose vengono spiegate in modo diverso! All’epoca Potosì era la Bisanzio americana. E’ evidente, e lo dicono numerosi storici, che l’Eldorado era Potosì. Non valeva la pena di andarlo a cercare in Amazzonia! Lo sfruttamento andò avanti fino alla metà del XVIII sec, quando la montagna i cui giacimenti sembravano infiniti, cominciò ad accusare i colpi dello sfruttamento fino ad esaurirsi. Ne furono scoperti altri in Perù e Messico e Potosì decadde rapidamente, tanto da ridursi nella prima metà del XIX sec a soli 10.000 abitanti. Le miniere sono ancora in funzione. Dal 1952, anno in cui i minatori si ribellarono allo Stato, una cooperativa gestisce il lavoro nella impressionante miniera, il Cerro Rico appunto, che domina la città, dichiarata patrimonio dell’umanità. Orari massacranti, una mortalità elevatissima, con i medesimi problemi poi che, sebbene il lavoro sia ora gestito autonomamente, i prezzi sono sempre e comunque controllati dalle grandi compagnie internazionali. Un sacco da 50 kg viene pagato pochi euro e per il fabbisogno sono necessari circa 800kg, raccolti in 3-4 settimane di lavoro massacrante, svolto con gli stessi sistemi, materiali ed attrezzature, di quando gli spagnoli controllavano il mercato dell’argento in Sud America, e stiamo parlando di 300 anni fa. La visita guidata alle miniere, anche se alquanto faticosa, serve a rendersi conto delle estreme condizioni in cui operano i minatori, costretti ad un lavoro disumano per necessità. I turni sono da 4 ore, al quale segue un’ora di riposo e così via fino a che se ne può, masticando coca ed uno strano prodotto chiamato lejia (calce) una specie di aggregante che ne accellera gli effetti e che permettono di resistere per tanto tempo a queste profondità. A tutt’oggi circa 5000minatori, di cui 300 donne lavorano nelle viscere del Sumaj Orcko, il monte più bello in lingua quechua. L’argento si è ormai esaurito da tempo sotto i terribili colpi inferti all’economia ed alle popolazioni locali dagli spagnoli nei 300 anni (1545-1825) in cui controllarono il territorio. La ricerca si è ora spostata soprattutto verso lo stagno, il “metallo del diavolo”, ma anche su zinco, piombo e rame. Si va in pensione a 65 anni con una pensione di circa 500-600 bolivanos, ma il nemico più terribile è la silicosi, che già dopo 10-15 anni di lavoro in queste condizioni, mina inevitabilmente i fisici di questi disperati. Quando questa malattia ha intaccato il 50% delle capacità polmonari, si può chiedere una pensione anticipata per invalidità, ma i controlli dello stato, spesso sono volti a ritardare il più possibile questa eventualità, ovviamente per questioni economiche. 

Giorno 12, Potosi– Sucre, km 125
Breve tragitto, completamente stradale, per concedersi nel corso della stessa giornata la visita di questo gioiello della zona, Sucre appunto, dichiarata patrimonio dell’Unesco. Ogni boliviano che conosca Sucre, la decanta come la città più bella di tutta la nazione. Per questo i suoi abitanti le hanno dedicato alcuni romantici soprannomi: “l’Atene americana”, “la culla della libertà” o “la città bianca delle Americhe”. Posta a 2790m d’altitudine, gode di un clima mite e gradevole, incastonata in una valle circondata da bassi rilievi, ospita diversi musei, chiese ed antichi edifici coloniali. 

Giorno 13, Sucre- La Paz, km 490
Percorso completamente stradale, gli sterrati ormai sono alle spalle, a partel’opzione della spettacolare “La Paz- Coroico”, ma la Bolivia, fantasticamente continua lentamente a mostrarsi in tutto il suo fascino. La strada sempre in altura, percorre un altipiano punteggiato da villaggi sparsi.

Giorno 14, La Paz sosta
Visita della città. La Paz è la capitale più alta del mondo, una delle poche che abbia i quartieri commerciali e residenziali situati più in basso delle favelas che le dominano. La spiegazione risiede nel fatto che 7-800m di dislivello, a queste altitudini, possono migliorare di molto la vita quotidiana dei singoli e naturalmente a beneficiarne non possono essere che le classi più abbienti. La città è bellissima: vanta una delle cornici naturali più attraenti del mondo, città panorama in degna compagnia di Rio de Janeiro, Città del Capo, San Francisco ed Honk Kong.Visita delle Rovine di Tiawanaco. 

Giorno 15, La Paz- Coroico-La Paz km 180
Oggi è il giorno dedicato “Carretera de la muerte”, La Paz- Coroico, una strada con un dislivello pazzesco immersa nella selva boliviana,  80 km da brivido!  Da qualche anno l’apertura di una strada parallela ed asfaltata, ha alleggerito notevolmente il traffico, rendendola anche più sicura, niente più camion e molti ciclisti che l’affrontano in discesa. Noi invece arriveremo per asfalto, per poi tentare la risalita verso la capitale boliviana. Giornata umida ma, speriamo indimenticabile. Prevedere le condizioni meteo è piuttosto difficile ma potremmo stabilire di anticipare la tappa al giorno precedente.

Giorno 16, La Paz- Tambo Quemado- Arica, 550km
Ultimo giorno in Bolivia, siamo quasi alla fine del viaggio. Tappa assai lunga ma, anche questa, estremamente spettacolare. Proprio il punto di confine con il Cile ci riserverà un’altra sorpresa paesaggistica. Transiteremo dal Parque National Salama, che una volta passato il confine prenderà il nome di Parque National Lauca. Il Lago Chungara, il più alto del mondo con i suoi 4500m, dominato dalle cime perennemente innevate dei vulcani Parinacota, Pomerata, Salama e Quisiquisini, con il primo che si specchia nelle sue acque verde smeraldo,  rappresenta una delle immagini simbolo del paese. Poi iniziando la discesa verso il mare lambiremo Parinacota. Da qui è possibile vedere, se si è fortunati, il vulcano Parinacota, che indossa fantasticamente un cappello di ghiacci ben oltre i 6000m. Un posto da sogno. Il parco nazionale più bello del Sud America, recitano in coro guide e depliant pubblicitari!! Ancora impressioni dal viaggio in solitaria del capogruppo del 2003: “Nell’itinerario inserisco un breve tratto già percorso all’andata, che non mi aveva dato grandi soddisfazioni fotografiche, spettacolare per gli scenari e con la possibilità di pernottare nel punto più alto di tutto il viaggio. Parinacota è, sicuramente, un altro punto saliente dell’itinerario. Questo piccolo, minuscolo villaggio, inserito in un paesaggio da highlands scozzesi a 4395m (!!) è sicuramente il punto più vicino anche se non molto confortevole al Parque National Lauca, posto al confine tra Cile e Bolivia: il Lago Chungara, il più alto del mondo con i suoi 4500m, dominato dalle cime perennemente innevate dei vulcani Parinacota, Pomerata, Salama e Quisiquisini, con il primo che si specchia nelle sue acque verde smeraldo, ne rappresenta l’immagine simbolo. Qui, come detto, tornerò per ben 2 volte sempre per il solito tema delle foto, inserendolo come punto di sosta sia all’andata che al ritorno, anche se a dirla tutta, entrambi i tentativi si sono risolti in un terribile fiasco fotografico, tale da non avere che poche testimonianze degne di tanta spettacolarità. Il villaggio di Parinacota, che in Aymara vuol dire “posto dei fenicotteri” è sicuramente il posto più elevato dove ho trascorso la notte. Da qui è possibile vedere, se si è fortunati, il vulcano Parinacota, che indossa fantasticamente un cappello di ghiacci ben oltre i 6000m. Degno corollario, mandrie di lama e stormi di fenicotteri rosa! Un posto da sogno. Il parco nazionale più bello del Sud America, recitano in coro guide e depliant pubblicitari, anche se personalmente continuo a preferire il Parque National Torres del Paine, sempre in Cile, ma molto più a sud, in Patagonia. Credetemi, ce l’ho messa tutta. Oltre a ritornarci per 2 volte, ho praticamente conosciuto e parlato con tutti gli abitanti del villaggio (bello sforzo, direte voi, sono 5 famiglie!!), ho dormito in baracche di fango, con la temperatura che di notte anche d’estate, scende di parecchi gradi sotto lo 0. Ma non c’è stato niente da fare. Solo al secondo tentativo, mentre mi godevo gratuitamente insieme a tutti gli abitanti, un incredibile tramonto, il Parinacota, come tutte le stars volubili e capricciose, si è mostrato, assumendo una serie di colori impressionanti, dall’arancione all’ocra. Una mezz’oretta di spettacolo, ma di quelli che sicuramente si fatica molto a dimenticare, le dita rattrappite dal freddo che ormai non si sente più, avvinghiate alla reflex ormai inutile nelle mani, pensando solo a quante varietà di rosso possano esistere e perché per scoprirle si debba andare così lontano da casa.Da qui una fantastica picchiata verso l’oceano ed Arica, punto di arrivo del viaggio. In poco più di 150 km, su un percorso splendido, scenderemo dai quasi 4500m del lago Chungara al livello del mare. 

Giorno 17, Arica- Santiago
Partenza.







    



























16 agosto 2018

Inca Raid



Il Peru, questa terra così lontana, popolata da genti misteriose e ricche di fascino, montagne impervie, valichi ad altezze siderali, siti archeologici fra i più imponenti ed importanti dell'intero continente latino americano, potrebbe essere uno dei prossimi obiettivi per il 2019. Intanto il programma di massima e le sensazioni dell'ultima esperienza vissuta accompagnando un gruppo per 13 giorni, trascorsi in moto attraversando le Ande, guidando sulla spettacolare Panamericana, ammirando il lago Titicaca al tramonto ed il vertiginoso canyon de Colca, alla costante ricerca delle tracce più impressionati che gli Inca, questo misterioso popolo hanno lasciato.



                                         PROGRAMMA

1 Arica- Arequipa km 416
Subito la frontiera, da dove inizia il trasferimento seguendo la Panamericana per poi iniziare gradualmente a salire d’altitudine sino ai 2.325 m. di Arequipa. Arrivo in serata nella suggestiva “Città Bianca”, così chiamata per le sue costruzioni in pietre candide, la capitale intellettuale del Perù. È la seconda città del Peru’, ma non ha niente a che vedere con Lima: bella, moderna, storica ed animata, con in più un clima davvero invidiabile. Non ha una vera stagione fredda. D’inverno rinfresca un po’ di sera, ma restano sempre i suoi 300 giorni di sole all’anno. Niente male, soprattutto se paragonata a quello che può offrire la capitale!! Buona parte dell’abitato e costruita con una roccia vulcanica di colore molto chiara, da cui il suo soprannome. Sicuramente da visitare il Monastero di Santa Catalina, un convento che si estende su di una superficie di 20000m quadrati, e che occupa un isolato intero. Una città dentro la città. L’edificio religioso più bello del Peru’ e probabilmente di tutto il Sud America. Manca il tempo?? Nessun problema, pernotteremo ancora in questo fantastico posto sulla via del ritorno!!

2 Arequipa- Canyon de Colca- Chivay 200km 
La più spettacolare escursione della zona è senza dubbio quella per giungere al Canyon de Colca. Ed anche la strada per giungervi non è niente male, attraversando la Reserva Nacional Salinas y Aguada Blanca, con un’altitudine media di 3850m, valicando un passo ad oltre 4900m, 4980 per l’esattezza e piombando con una discesa spettacolare nell’accogliente Chivay, 180km da Arequipa, dove pernotteremo, non prima di aver completato “l’opera” arrivando all’obiettivo di giornata, il Colca Canyon che, con i suoi 3.182 mt. di profondità è fra le gole più profonde del mondo. La strada tortuosa è affiancata da tre Vulcani di imponente altezza che fanno da sfondo e supportano un  panorama già di per se straordinario!! Famosa la “Croce del Condor”, dove si possono ammirare decine di condor che, sfruttando le correnti termiche del luogo, si tuffano dai dirupi su uno splendido paesaggio di terrazze e coltivazioni. 
                                                                                                                                           
3 Chivay- Cusco km 450
Tappa impegnativa quella di oggi, per lunghi tratti su piste sterrate. Inizieremo seguendo una pista di montagna che ci porterà un paio di volte oltre i 4000m d’altitudine. Lo sterrato proseguirà quasi fino al ricongiungersi con la 3S dopo Yanaoca. Arrivo a Cusco, a 3.400m d’altitudine, il famoso “Ombelico del Mondo”. Da qui secondo gli Incas ebbe origine la Civiltà e la città ricca di vestigia coloniali conserva ancora molte tracce dell’impero Incas. Domani avremo a disposizione l’intera giornata per conoscerla meglio.                                                                          
Cusco, sosta e visita della città.                                                                          
Cuzco, come non dedicarle un giorno intero?? Il punto focale del turismo in sud America, ma ancora prima, capitale del regno Inca. Narra la leggenda, che fu fondata nel XII secolo da Manco Capac, il primo Inca, figlio del sole. Durante uno dei suoi viaggi l’imperatore conficcò una verga d’oro nel terreno ed essa scomparve: questo punto segnava il “qosqo” ovvero “l’ombelico del mondo” in lingua quechua e proprio in quel punto egli fondò la città che sarebbe diventata il centro del più grande impero dell’emisfero occidentale. Gli Inca però, ed il loro regno, durarono pochissimo, meno di un secolo, dal 1438 al 1532, anno in cui Pizarro, con la sua banda di ladroni arrivò in Sud America, regalando immense ricchezze a se stessi ed alla corona di Spagna, e frustrante miseria alle popolazioni sud americane. Definita la Katmandù delle Ande, Cuzco con i suoi dintorni costituisce uno dei più bei siti del Sud America. Gran parte del centro che si sviluppa intorno ad una fantastica plaza de Armas, si compone di belle case coloniali, con balconi in legno scolpito e porte dipinte in blu oltremare. Per non parlare di quello che le sta intorno. Possibilità di una visita guidata della città, a piedi la stupenda Plaza de Armas ed i dintorni del centro, la Cattedrale, edificio Inca con altare d’argento massiccio, Plaza San Francisco decorata con piante e fiori.  Poi con bus privati è possibile raggiungere le altre attrazioni quali gli imponenti siti archeologici.
                                     
Cusco/ Ollantaytambo/Aguas Calientes km 140 
Tappa breve ma assai interessante. El Valle Sagrado è un’altra attrazione del paese, con i suoi piccoli centri e mercati tra i quali spicca quello di Pisac, con uno dei mercati più caratteristici del paese. All’arrivo ad Ollantaytambo, una volta parcheggiate le moto, saliremo sul treno alla volta di Aguas Calientes dove sosteremo per la notte. Un espediente per avvantaggiarsi nei confronti delle masse che quotidianamente invadono, quello che probabilmente è il sito archeologico più visitato delle Americhe.

6 Aguas Calientes , escursione a Machu Picchu , Ollantaytambo
Al mattino saremo fra i primi a percorrere in pullman di linea i 5 km per arrivare al sito archeologico di Machu Picchu,2.400m d’altitudine. L’avvicinamento è spettacolare, con passaggi in gole strette e fra montagne che sembrano disegnate; l’atmosfera soprannaturale che regna a Machu Picchu è una delle più belle al mondo, sicuramente la località più famosa e spettacolare del sud America. La città perduta degli Inca, che Pizarro cercò invano e che Hiram Bingham, archeologo americano, solo nel 1911 e del tutto accidentalmente riuscì scoprire, un vero caso fortuito. Ciò si spiega perché la città è arroccata in cima ad una montagna tagliata in modo da renderla perfettamente invisibile dalla valle. La Città Perduta, capolavoro degli Incas, con la Cittadella su un piccolo cocuzzolo dominante il Rio Urubamba. Al termine, trasferimento con i bus di linea alla stazione ferroviaria e ritorno in treno a Ollantaytambo.    
                                                                                                                             
7 Ollantaytambo- Nazca, km 658 
Percorso interamente asfaltato ed altamente spettacolare e panoramico quello di oggi, quasi tutto ad oltre 3500-4000m, potremmo definirlo un assoluto, indicutibile orgasmo motociclistico, attraverso un magnifico paesaggio andino, fra lama e alpaca, splendidi paesaggi e i colorati villaggi che conducono alla città di Nazca, situata ai piedi delle Ande dove nel deserto sono state disegnate le linee di un gigantesco calendario astrologico, esteso su una superficie di varie centinaia di chilometri quadrati. 

8 Nazca- Arequipa km 524 
Chi non conosce Nazca e le sue Linee? Le sue incredibili figure disegnate nel deserto, sono visibili solo dall’alto, a parte un mirador, situato a 30 km circa dal villaggio, lungo la Panamericana, da cui è possibile ammirare 3 disegni: una mano, una lucertola ed un albero. Comunque, l’escursione aerea è caldamente consigliata, anche a chi soffre il volo su questi piccoli piper. Poi ci attende un bellissimo tratto di Panamericana per tornare in serata  ad Arequipa.Tappa interamente asfaltata, stupenda, un percorso tortuoso su un mare verde, tagliando dune giganti che piombano vertiginosamente sull’oceano. Anche la garua , la nebbia estiva che spesso copre una parte del paesaggio non riuscirà a limitare particolarmente la spettacolarità del luogo. La sera, solito aperitivo, il solito eccellente pisco sauer, in uno dei bar che si affacciano sulla fantastica plaza de Armas splendidamente illuminata, ma questo già lo sappiamo. 
                                                                                                                                                                                                         
9 Arequipa- Puno, km 298 
Giornata impegnativa a causa dell'elevata altitudine del percorso, saremo costantemente ad una altezza media di 4.000 m. La meta finale della giornata è Puno, altro centro caratteristico del Perù, una meta imprescindibile, attraversando pittoreschi villaggi che punteggiano le Ande e valicando passi stratosferici. Puno non è sicuramente una città appassionante, anche se con una certa atmosfera, ma il fascino che emana il lago è addirittura straordinario: a 3810m, 8000km quadrati, un gigante turchese, con delle luci incredibili e orizzonti sterminati.

10 Puno, sosta con escursione in barca nel lago Titicaca 
La mattina, assai interessante l’escursione sul Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo, 3.800 m. da sempre luogo sacro degli Incas, alle isole galleggianti degli uros. Popolazione ormai estinta, riportano alcune guide, pare che l’ultimo sia ormai morto da anni, minato dalla miseria e dall’alcool!! Quelli che si vedono ora sono indios aymara, che una volta resisi conto delle potenzialità turistiche, si sono stabiliti sull’isola e si fanno passare per discendenti degli uros. Poco importa, siano essi uros originali o aymara falsi, la visita alle isole galleggianti in totora, questa canna che si raccoglie nelle acque basse del lago, rappresenta sicuramente la principale attrattiva turistica della zona. Nel pomeriggio possibilità di esplorare le rive del lago, spingendosi fino al santuario di Copacabana, in Bolivia.
                                                                                                         
11  Puno- Arica, 430km
Ultima tappa, ma le sorprese non sono finite!!Partenza al mattino presto, percorso parzialmente sterrato, direzione Moquegua. Pista straordinaria, si arriva, tanto per cambiare, ad oltre 4000m fra dune giganti di sabbia, imbiancate dalla neve, un vero e proprio controsenso in termini ed uno spettacolo per la vista. L'arrivo a Tacna, avviene su asfalto su una strada spettacolare. Passaggio di frontiera ed arrivo ad Arica per la riconsegna delle moto.