sabato 22 dicembre 2018

ALPI OCCIDENTALI, settembre 2019




Che nome dare ad un viaggio del genere, e soprattutto, come presentarlo?? Ci ho pensato non dico lungamente, ma cercando più volte una soluzione evocativa che racchiudesse la suggestione che solo queste montagne riescono a suscitare!! E devo dire che ho fallito, indirizzando la scelta, prima semplicemente sul nome geografico, poi sulla definizione ufficiale con cui si presenta questa regione di enorme interesse paesaggistico:
“con il termine Alpi Occidentali si intende una porzione del sistema montuoso denominato Alpi. A seconda delle varie classificazioni del Sistema Alpino, la denominazione Alpi Occidentali ha avuto significati diversi. Nella tradizionale partizione, le Alpi Occidentali vanno dal Col di Cadibona al Col Ferret. La cima più elevata è il Monte Bianco, 4810 m. slm.” A prescindere dalle denominazioni ed i significati, comunque stiamo parlando di un itinerario che ci permetterà di viaggiare tra le montagne più imponenti di Europa, i valichi più alti del continente ed alcuni dei paesaggi alpini più impressionanti e per questa volta dovremo accontentarci così!!


  1. Sabato 14 settembre, arrivo a La Clusaz
Non so, se ho organizzato il giro per partire da qui, o ho prima stabilito il punto di partenza per poi elaborare il percorso!! Poco importa, in un viaggio precedente, avevo scritto che non si poteva iniziare in maniera banale, e le cose stanno ancora così!! L’appuntamento è in terra di confine, in Valle D’Aosta, sospesi tra cielo, montagne e la stella michelin che viene riconosciuta meritatamente a questo quotatissimo, notevole ristorante!! 

  1. Domenica 15 settembre, La Clusaz-  Bourg Saint Maurice km194
Se a tavola è stata un’esperienza fantastica, oggi non possiamo che iniziare in maniera altrettanto spettacolare, colazione a cui è impossibile rinunciare e subito in sella, ci attende la salita al passo del Gran San Bernardo. Si comincia sfiorando i pittoreschi paesi di Etroubles e Gignod. Dopo saint-Oyen si trova il bivio che a sinistra porta al traforo, si prende a destra e….comincia lo spettacolo! La strada sale a tornanti tra pascoli e dirupi, con una vista mozzafiato per raggiungere la vetta del passo, circa 13 chilometri più in su, dopo essere passati dall’antico borgo di Saint-Rhèmy-en-Bosses. Uno dei più bei passi alpini, con una storia millenaria alle spalle: Romani, Cartaginesi, semplici viandanti, pellegrini, pastori, imperatori, santi, condottieri, Saraceni, re, mercanti, frati agostiniani, nonostante l’altezza del passo, quasi 2500 metri, il valico è stato un importantissimo punto di transito, tra i più conosciuti del mondo occidentale. Mette in comunicazione la Valle D’Aosta con il cantone svizzero del Vallese. Testimonianze archeologiche, provano che fin dal 3000 A.C. fosse attraversato per comunicazione e commercio tra la pianura Padana e l’Europa centrale, mentre la vetta ospitava un luogo di culto.  Caffè nell’albergo Italia, godendo della splendida vista sul lago e l’ospizio oltre confine per poi picchiare a valle!! 
 


  1. Lunedì 16 settembre, Bourg Saint Maurice- Fenestrelle km156
La tappa è piuttosto breve, ma non lasciatevi ingannare, oltre ai soliti vertiginosi passaggi in quota, ci attende un appuntamento a fine giornata che sarà argomento di discussione anche a cena. Quindi dopo il fratello maggiore affrontato ieri, oggi sarà la volta del passo del Piccolo San Bernardo, seguito dal col de l’Iseran che con i suoi 2770m, rappresenta il valico carrabile più alto d’Europa, ma non è finita qui, Mont Cenis e, per non farci mancare niente, attraversata Susa, ci concederemo un serie infinta di tornanti, un po’ di sterrato per valicare il Colle delle Finestre, a 2176m, che non sono il massimo di giornata ma neanche da buttare!! Da qui, solo discesa per l’arrivo di fine tappa, il Forte di Fenestrelle. Quest’opera ingegneristica militare merita una sezione a parte anche per le controverse vicende storiche relative all’Unione italiana avvenuta nel 1860 che l’hanno caratterizzato. Andiamo per gradi: il forte fece il suo ingresso sul palcoscenico della Storia nell’autunno del 1727, quando l’ingegner Ignazio Bertola, su richiesta del re Vittorio Amedeo II, presentò il progetto di un’opera che aveva del fantastico: una grande muraglia, costellata da più opere fortificatorie, posta a sbarramento della valle del Chisone contro le invasioni straniere. La sua architettura aveva dell’incredibile: si sviluppava sul crinale della montagna per una lunghezza di oltre 3 chilometri, con una superficie complessiva è di 1.350.000 metri quadrati e un dislivello tra il primo e l’ultimo corpo di fabbrica di circa 600 metri. Osservandolo nel suo insieme ci si trova di fronte ad un’opera fuori da ogni canone, se riferito alle precedenti tecniche di difesa fortificatoria, per le sue gigantesche dimensioni e l’articolazione dei suoi fabbricati. I lavori di costruzione iniziarono nella primavera del 1728 sotto la direzione dello stesso Bertola coadiuvato dall’ingegner Varino de la Marche, e si protrassero per oltre un secolo. L’ultimo cantiere chiuse nel 1850. Negli anni di maggiore impegno operativo, il numero degli addetti ai lavori superò le quattromila unità. Poco alla volta nasceva quella che diventerà la più grande fortezza alpina d’Europa. La denominazione Forte di Fenestrelle, con cui viene ancora oggi chiamato, non è propriamente esatta in quanto non si tratta di un singolo forte, ma di un complesso fortificato composto da ben otto opere difensive, alcune grandi come il Forte San Carlo, ed altre piccole come la Ridotta Santa Barbara, ma ognuna di esse aveva un ruolo specifico nelle strategie di difesa. Tutte le strutture sono collegate tra di loro attraverso percorsi sia interni sia esterni, ma soprattutto attraverso la nota “scala coperta”, un’opera che si distingue per la sua unicità: 4000 scalini, protetti da mura spesse due metri, s’inerpicano sul pendio della montagna, come una lunga galleria che si snoda ininterrottamente per più di due chilometri. Il forte fu sempre un presidio militare e mantenne costantemente la sua funzione di sentinella e baluardo difensivo ma, come per tutte le fortezze, svolse anche il delicato compito di prigione di Stato, prendete nota per l’approfondimento nel box a fine programma. Le stanze dei suoi palazzi furono spesso adibite a celle di detenzione per personaggi di prestigio, mentre i cameroni delle caserme ospitarono i cosiddetti detenuti comuni: persone condannate per reati vari, militari rei di gravi trasgressioni e, da non dimenticare, un migliaio di soldati del conquistato Regno delle due Sicilie che vi rimasero circa un mese prima di essere inseriti nel nascente Esercito Italiano, e qui cominciano i problemi di revisione storica, che contestano la versione “ufficiale” piemontese. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il forte subì un totale abbandono. La vegetazione iniziò ad invadere e scardinare le mura, tanto che tutto il complesso rischiava di trasformarsi in un rudere, vittima del tempo e dell’incuria umana. Oggi, grazie all’Associazione Progetto San Carlo il Forte di Fenestrelle è un complesso monumentale aperto al pubblico da alcuni anni ed è diventato un luogo d’interesse per turisti e studiosi che attraverso le sue mura vogliono assaporare il fascino e i misteri della Storia ed a cui noi non ci sottraremo.
Una volta arrivati a destinazione, decideremo a secondo dell’orario se visitare immediatamente il complesso o scaricare i bagagli, la sistemazione è nelle immediate vicinanze del complesso.
forte di fenestrelle

  1. Martedì 17 settembre, Fenestrelle- Saint Martin Vesubie km255
Al di là del confine, in territorio francese, una giornata incredibile ci aspetta, degno preludio ai prossimi giorni: il Parco Regionale del Queyras ed il massiccio del Mercantour. Ormai siamo in piena trans agonistica, la Route des Grandes Alpes dà il meglio di se,inanellando passi, valichi, gole di straordinaria bellezza, il problema potrebbe essere l’assuefazione allo straordinario, ed obiettivamente la sequenza è impressionante: Col D’Izoard, la Casse Deserte, deserto di rocce che sembra catapultaci sulla Luna, Combe Du Queyras, Col De Vars, Cime de La Bonette,  Gorge de Velabres, Col De Sant Martin ed arrivare a fine tappa decisamente appagati, che giornata!! Domani cosa mai ci aspetterà?? 


  1. Mercoledì 18 settembre, Saint Martin Vesubie- Castellane km223
Il Massiccio del Mecantour è l'ultimo promontorio dell'arco alpino meridionale, prima che questa catena si tuffi bruscamente nel mar Mediterraneo ed a cui dedicheremo le nostre curiose, quasi morbose attenzioni nei prossimi 3 giorni. La cima del Gelas, che con i suoi 3143 m d'altitudine, è la più alta dell’area, si trova a soli 50 km in linea d'aria dal Mediterraneo! Una situazione particolare e straordinaria, tra il mare e la montagna, che conferisce a questo parco nazionale, caratteristiche uniche ed originali. L’arrivo di giornata, dopo altri 223 chilometri indimenticabili, è previsto a Castellane, dove a sorpresa, rinunciando al nostro solito vagabondare nomade ed itinerante, ci concederemo un paio di notti. Domani si viaggia scarichi ma, concedendoci un termine ciclistico che per noi ha poco senso soprattutto in  confronto a chi queste montagne le pedala, sarà un vero tappone alpino, fatto per stupire anche chi è gia abituato alle sorprese che questo angolo di Alpi può riservare.

  1. Giovedì 19 settembre, Castellane loop km330 
Un anello di oltre 300 chilometri!! Appare subito chiaro che ci troviamo in un luogo particolare, e non solo per la bellezza dei panorami, la spettacolarità delle strade, la qualità dell’asfalto…….l’itinerario è stato concepito proprio per queste ragioni, ma non è solo questo, c’è altro, e ci vuole un po’ di tempo per rendersi conto che ci sono tratti dove è come se avessero disegnato le strade sfidando linee ardite, vertiginose, mettendo più curve di quanto lo spazio possa contenere e la strada possa sopportare, una piacevole follia viaria che sfrutta al massimo il poco spazio a disposizione!! Come ne usciremo?? Con calma, godendosi i panorami e non pensando a traiettorie, pieghe, linee da tenere, non funzionerebbe. Ma basta parole, oggi si guida, immersi nella natura.




7.    Venerdì 20 settembre, Castellane- Gourdon km195
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È vero, oggi chiuderemo la giornata in un nido d’aquila, un posto da fiaba che arroccato domina la Côte d'Azur, ma il protagonista della tappa sono assolutamente le spettacolari Gorges du Verdon, ribattezzate il “Grand Canyon d’Europa”. La loro spettacolare conformazione è il risultato dell’erosione del fiume Verdon che, in millenni di attività, ha scavato uno scenografico passaggio attraverso le montagne. L’alveo del fiume, dalla larghezza variabile da un minimo di sei ad un massimo di 100 metri, penetra per oltre 20 chilometri tra le ripide pareti delle montagne, creando dislivelli di varie centinaia di metri. Un’occasione unica di godere della bellezza paesaggistica di quest’angolo di Provenza in sella ad una moto: grazie a una serie di percorsi ad anello carrabili, a svariati belvedere, i punti più scenografici sono tutti facilmente raggiungibili, divertimento e meraviglia assicurati!! Concluderemo la giornata arrivando nella spettacolare Gourdon. Classificato tra i più bei villaggi di Francia, Gourdon è costruito su un sperone roccioso a 760 metri di altitudine e domina la valle del Lupo, in linea d’aria siamo a meno di 10 chilometri dal MediterraneoIl suo panorama incomparabile, domina più di 80 chilometri di Costa Azzurra. Che vista!! Durante la ricognizione sono rimasto fulminato, decidendo immediatamente di stabilire qui un arrivo di giornata.

8.   Sabato 21 settembre, Gourdon- Alba km297
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Ultimo giorno, diverse cose da fare prima di arrivare alla meritata cena di commiato ad Alba, cercare un punto di passaggio che ci tenga lontano dalla caotica costiera, un percorso che ci confermi la spettacolarità di questo Parco del Mercantour, rientrare in Italia ed avvicinarsi alla meta di giornata perdendosi tra i vigneti di una delle più famose zone vinicole d’Italia e probabilmente del mondo. Ce la faremo?? In soccorso intervengono con opportuno tempismo Il col de Turini, il Col di Tenda ed alcune delle più panoramiche strade delle Langhe. Siamo in dirittura di arrivo, Alba è quasi a vista e d ecco l’ultima sorpresa di questo viaggio…….in maniera arbitraria, improvvisa, poco democratica a Monforte D’Alba anticipiamo lo stop e la fine del viaggio. Stanchezza??  Nervosismo?? No, semplicemente una sorpresa, non ho voluto cambiare la tracciatura lasciando la conclusione del percorso a domani mattina per un caffè ed una breve visita. Per stasera, invece un paio di invitanti opzioni, praticamente trovate per caso………

9.    Domenica 22, rientro in sede
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Restano all’appello solo il castello di Barolo ed il centro storico di Alba, di impianto medievale con una forma circolare: suggestivo passeggiare tra le pittoresche torri e case-fortificate ed imbattersi nelle grandi chiese, il Duomo e soprattutto San Domenico, uno dei più bei monumenti romanico-gotici del Nord Italia.  Possiamo rientrare a casa………


















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