mercoledì 9 novembre 2011

ISOLE FAR OER le isole della pioggia



Bellissime, solitarie, sperdute nel mezzo del Mare del nord, le isole Far Oer, per i locali Føroyar, in danese Færøerne, sono una meta alternativa e poco comune. Unico inconveniente, sono probabilmente tra i posti più piovosi della terra anche se i giochi di colori, i contrasti cromatici e gli scenari mozzafiato, non lasceranno sicuramente indifferente il visitatore, anche nelle giornate più grigie.



Prendiamo un respiro profondo, riempiamo i polmoni e da tutte le direzioni la limpida aria del mare arriva verso di noi, dentro di noi, attraverso di noi. Sconvolgente! Stupefacente! Sbalorditivo! Gli stessi abitanti delle isole Faroe, ammettono che è difficile avere più di 5 giorni di sole all’anno. E noi ci stiamo godendo una splendida giornata a cavallo delle nostre moto percorrendo uno degli innumerevoli scenografici fiordi di questo arcipelago formato da ben 18 isole che furono abitate per la prima volta più di mille anni fa da alcuni irlandesi, alla ricerca di una vita solitaria lontano dai governi totalitari del tempo. Il nome venne loro attribuito in seguito dai norvegesi che quando vi arrivarono trovarono numerosissime pecore le uniche sopravvissute alle continue incursioni dei pirati vichinghi: faer, in antico nordico significa infatti pecora! Ed anche oggi le cose sono cambiate di poco: questo ovino, come presenze, batte di gran lunga gli abitanti che sono appena 48.000, anche se demograficamente la popolazione è in crescita piuttosto sensibile. Per rendersene conto, basta concedersi una passeggiata per le vie della sua capitale o qualcuno dei suoi piccoli centri distribuiti su questo arcipelago: bambini ogni dove, ma la cosa che ha più stupito me ed i miei compagni di viaggio è la percentuale altissima di gemelli (un segreto nell’alimentazione o particolari doti riproduttive, di questi discendenti dei vichinghi di origine norvegese?).

Comunque le isole sono bellissime, e sempre più gente le sta trasformando da punto di semplice passaggio per la più distante Islanda, in meta per le loro vacanze. Un concentrato di natura, immersi nell’Atlantico del Nord, lontano dai possenti flussi turistici che frequentano la penisola scandinava o che iniziano a considerare la bellissima terra dei ghiacci più a nord. Il sistema viario è presso che perfetto, con un asfalto ben tenuto ed in ottime condizioni. Nonostante le temperature non siano rigidissime, basti pensare che anche in inverno il termometro non scende mai al di sotto dei 3°, per una sana pratica motociclistica il problema maggiore è dovuto sicuramente dalla loro piovosità, anche se gli scenari rimangono sempre spettacolari.
Comunque il problema è risolvibile con una buona antipioggia e qualche indumento caldo!
Pronti?

L’arrivo può avvenire da diverse direzioni, Gran Bretagna, Norvegia o Danimarca ma il punto di sbarco sarà sempre Tòrshavn, il capoluogo dell’arcipelago, non che città principale e più popolosa, situata sull’isola maggiore, quella di Stremoy. La cittadina di circa 15.000 abitanti, è situata nella parte meridionale, in una baia riparata, dell’isola di Streymoy. La parte più antica, assai ben conservata, è raccolta, manco a dirsi, nei pressi del porto, fra antiche case in legno colorate e viuzze strette. I primi ad arrivarvi furono i vichinghi, ma ben presto divenne un importante mercato che ne influenzò moltissimo lo sviluppo. L’area di commercio da stagionale divenne ben presto permanente e la situazione continuò anche sotto il dominio danese che instaurò un monopolio commerciale che durò fino al 1856, anno in cui si aprì un’area commerciale di libero scambio. Ciò portò ad un  rapidissimo sviluppo, trasformando il villaggio in una vera città. Caratteristica assai interessante è che gli edifici storici sono originali, in quanto mai distrutti da calamità naturali o incendi, rendendola di fatto unica non solo nelle Faroe, ma nel mondo.
Va detto che le 3 isole maggiori (a cui vanno aggiunte quella di Eysturoy e quella di Vagàr), sono messe in comunicazione da un ponte e da un tunnel sotterraneo (a pagamento e caro! Carissimo!!), quindi facilmente visitabili.
Anche se non vastissime si potranno collezionare e macinare diversi km, percorsi visitando i suoi numerosi villaggi riparati in spettacolari fiordi.
Sicuramente una delle zone più affascinanti per bellezza delle strade e panorami offerti, è quella settentrionale dell’isola di Eysturoy. L’angusto nastro d’asfalto che va da Eidhi a Gjògv è di quelli che lasciano il segno nei ricordi moto turistici: si viaggia alti fra le nuvole, fra prati di un verde accecante, bacini lacustri con i fiordi che, diverse centinaia di metri più in basso, spingono il mare del nord all’interno anche per diversi km.
Gjògv, fra l’altro, sarà la nostra base, nell’accogliente ostello di questo minuscolo paese di pescatori, famoso per le sue scogliere a nord del paese, fra le più belle dell’arcipelago (quasi 200m), dove è possibile ammirare anche diverse specie di uccelli.
Da qui si può solo tornare indietro verso il vertiginoso bivio da dove, sulla sx, molto più in basso le colorate case di Funningur sembrano incrostazioni policromatiche a difesa del verde, all’imbocco del Funningsfiordur. La picchiata sarà rapida e panoramica, ma non vorremmo inflazionare il termine, per arrivare   a questa manciata di case e percorrere in tutta la sua lunghezza il fiordo. Altro posto che mi ha veramente impressionato e che già conoscevo per una precedente visita, è stato il piccolo villaggio di Saksun, posto nella parte settentrionale di Streymoy.
In una piccola baia riparata, raggiungibile con una strada che per ampiezza è un vero record anche qui alle Faroer tanto è stretta, poche case con i tipici tetti ricoperti di torba, si mimetizzano fra prati verdi.
La fattoria Dùvugard, che conserva anche arredamenti originali è diventata un museo. La baia comunica con il mare aperto per mezzo di uno strettissimo canale, ed approfittando della bassa marea è possibile camminare fino all’imbocco.
Ancora più a nord c’è Tjornuvik, il villaggio più settentrionale dell’isola. Vicinissimo in linea d’aria dovrete naturalmente tornare indietro da Saksun per costeggiare lo stretto canale Sundini che separa le 2 isole (Steymoy e Eysturoy) ed a volte sembra quasi un tranquillo fiume. Volendo è possibile visitare a Hvalvik, è per strada, la più antica chiesa lignea dell’arcipelago. 
Prima di arrivare e di infilarsi in un altro, l’ennesimo, spettacolare fiordo, sarà bene fermarsi e voltarsi verso Eidi, per scorgere  i due scogli di Risin e Kellingin. Alti rispettivamente 73 e 75 metri sarebbero, secondo la leggenda i resti di un tentativo fallito di rimorchiare e trascinare le isole verso la lontana Islanda da parte di un gigante di quelle lontane terre e della sua moglie troll. Colpiti dalla bellezza dei luoghi i 2 decisero di trainare il promontorio ma discussero sui modi fino a quando il sole non li catturò trasformandoli in scogliere. A parte le leggende anche questo angolo nascosto è di una bellezza scenografica assoluta, con la strada che vi arriva dall’alto offrendo una vista superba sul villaggio circondato da montagne dalle quali scorrono decine di cascate. I riflessi delle luci sulle acque sono davvero incredibili.
Se doveste decidere di visitare anche l’isola di Vagar, prima di imboccare il tunnel è consigliabile deviare a dx verso Vestmanna, per visitare (nei pressi di Kvìvik), gli interessanti e ben conservati resti di una cascina vichinga e poter ammirare con una mini crociera le famose scogliere omonime, alte ben 600metri.   

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