venerdì 19 novembre 2010

ISLANDA ai confini del mondo


Probabilmente in nessun altro luogo della Terra, le forze della natura sono così evidenti come in Islanda. Ghiacciai, vulcani attivi, geyser, calotte glaciali, cascate dall’incredibile portata d’acqua, sterminati deserti lavici sembrano creare un specie di competizione per catturare l’attenzione del visitatore, spesso disorientato ed inerme di fronte a tanta, sublime, maestosa potenza. 
ITINERARIO- Seydisfjordour, Egilsstadir, Dettifoss, Husavik, Myvatn, Askja, Myvatn, Godafoss, Akureyri,  Olafsfjordur, Siglufjordur, Varmahlíð, Sauðárkrókur, Höfðakaupstaður, Blonduos, Isafjordur, Pingejn, Fjalfoss, Latrabjarg, Brjànslaekur, Stjkkishòlmur, Blonduos, Hveravvelir, Gulfoss, Geyser, Pingvellir, Reykjavik, Reykjanestá, Blue Lagoon, Selfoss, Landmannalaugar, Hella, Skogafoss, Svartifoss, Jokulsàrlòn, Egilsstadir, Seydisfjordour.

LUNGHEZZA- dal confine italiano circa 9000km, sull’isola 3452km di cui circa 1.100 di fuoristrada.

L’Islanda, per estensione, la seconda isola europea, situata ai bordi del circolo polare artico, evoca molteplici immagini e sensazioni che vanno dalla visione nostalgica del suo passato vichingo custodito dalle saghe, a quella di fonte di conoscenza della cultura germanica precristiana, da quella che la rende il magico scenario dei romanzi di Jules Verne o a quella ancora di antica base e nascondiglio dei feroci pirati dalla barba rossa che per secoli infestarono le coste britanniche.
Terra di esploratori, il cui padre putativo è quel Leif Eriksson, che scoprì il nuovo mondo ben 5 secoli prima di Colombo, è conosciuta dai più, a causa anche del suo nome improprio e, senza dubbio alquanto riduttivo, come la terra dei ghiacci e del freddo.
E di tutti questi giudizi, l’ultimo in particolare è sicuramente il più discutibile: terra ostile in cui la natura riveste un ruolo di assoluta rilevanza ma dove le temperature, grazie anche all’influenza della corrente del golfo, che lambisce i ¾ dell’isola, scendono raramente sotto lo zero termico e sicuramente assai meno di quanto si possa immaginare.
 “Se non ti piace il nostro clima, aspetta solo un minuto” recita un proverbio islandese ed è proprio la variabilità uno dei fattori da considerare maggiormente in un eventuale viaggio. Ma anche in condizioni climatiche estreme, ed a queste latitudini capita spesso, la straordinarietà dei luoghi conquista il viaggiatore.
L’Islanda è una terra straordinariamente aspra e arida, dove il fuoco ed il ghiaccio coesistono, dove rocce incandescenti e acque gelide formano un connubio unico ed affascinante, dove le luci creano dei giochi cromatici indimenticabili che fanno la gioia di chi ama la natura.
In tanta unicità, sicuramente la moto rappresenta il modo migliore per vivere un’ avventura alla scoperta di questa terra, fra le più giovani del pianeta.
Ed è proprio comprendendo queste immani forze che dominano la geografia islandese, che si può pianificare un itinerario fatto su misura delle proprie esigenze e capacità di guida.
Le attrazioni naturalistiche sono innumerevoli, sconvolgenti e spesso a portata di mano: se la consideriamo parte dell’Europa, qui troviamo le cascate con maggior portata d’acqua, i ghiacciai più estesi, alcuni dei vulcani più attivi e l’attività geotermica più intensa del continente.
C’è davvero l’imbarazzo della scelta!!
Tanta spettacolarità va però affrontata con prudenza ed attenzione. Non sarà fredda come tanti credono, ma la variabilità e le avversità climatiche sono sicuramente alcuni dei fattori da considerare in un’eventuale visita: pioggia e soprattutto venti forti possono rappresentare, a volte, un difficile ed impegnativo ostacolo anche per i piloti più esperti. E’ preferibile attendere qualche ora piuttosto che avventurarsi su strade dove di fatto il traffico è spesso scarso e le zone urbanizzate sono molto distanti fra loro con praticamente possibilità nulle di trovare rifugio e riparo.
Ricordiamoci che ci troviamo nella nazione meno popolata del continente, un altro dei primati di questo paese.
Indicative sono le strutture di colore arancione, dei veri e propri rifugi, dislocati in tutto il paese nei punti di valico o dove le condizioni meteo possono essere più avverse, nei quali è possibile ripararsi in caso di necessità. All’interno si trovano un paio di brande, una radio, ma il loro utilizzo è consentito solo in caso di gravi difficoltà. Una sicurezza in più per ciclisti e motociclisti!!
Ma non scoraggiamoci.
Il punto di arrivo via terra sarà sempre e solo il porto di Seydisfjordour, base di partenza e di arrivo di qualsiasi viaggio con mezzo al seguito, punto di attracco dei traghetti della Smyril-Line. Da qui i consigli dei locali e le guide suggeriscono di guidare seguendo un itinerario antiorario: i ciclisti lo fanno, ma vi garantiamo che comunque trovarsi in una giornata ventosa da queste parti, il solo fatto di averlo di fronte o alle spalle rappresenti un bel vantaggio o svantaggio, a secondo dei casi, anche per chi non è costretto a pedalare.
Cominciamo a parlare delle attrattive paesaggistiche che probabilmente solo questa terra sa regalare.
Le cascate, o foss. Sono 5, anche se mi sento di aggiungerne una sesta, Fjalfoss comunemente chiamata Dynjandi, un po’ fuori mano, in quella zona dei fiordi nord occidentali e di cui parleremo ampliamente più avanti: in ordine, Dettifoss, Godafoss, Gullfoss, Skogafoss, Svartifoss. Ognuna diversa dall’altra, ma tutte degne di attenzione. La cosa che più colpisce è sicuramente la assoluta mancanza di controlli o recinzioni che consentono ai visitatori di raggiungere l’orlo di questi prodigi della natura. 
Seguendo l’itinerario suggerito la prima sarà anche la più violenta: Dettifoss è, infatti, la cascata più grande e con maggior portata d’acqua d’Europa. Assai difficile rimanere insensibili di fronte ad uno spettacolo del genere: l’acqua, precipitando con un’inaudita potenza più a valle, ci riduce a semplici ed inermi spettatori immersi in un paesaggio irreale, ammutoliti ed esterrefatti da un fragore assordante. Qui bisogna percorrere una pista, circa 30km ma, credetemi, ne vale assolutamente la pena. Le altre invece, sono facilmente raggiungibili, poiché situate nelle immediate vicinanze della ss1, in islandese Hringbraut, in inglese Ring road, che rappresenta seguendo perlopiù la costa per 1500km circa, l’arteria viaria principale dell’isola, ormai quasi completamente asfaltata. 
L’Islanda è una delle regioni vulcaniche più spettacolari del mondo. Vi sono circa 200 vulcani postglaciali, almeno 30 dei quali ancora attivi. La media delle eruzioni è di 1 ogni 5 anni. Nelle zone attive il vulcanesimo è accompagnato da fenomeni termali di alta temperatura, quali solfatare, fumarole e sorgenti di acque bollenti (hver), mentre nelle aree più antiche sono presenti sorgenti si acque minerali con temperature medio basse. Queste attività sono evidenti in quasi tutta l’isola ma consigliamo sicuramente quelle della zona di Myvatn, di Geyser e di Hveravellir. La prima dà il nome ad una riserva naturale, dove è possibile esplorare le profonde spaccature vulcaniche Stòragja e Grjòtagja, i blocchi di lava solidificata di Dimmuborgir, il grande cono di cenere di Hverfjall ed i fenomeni geotermici di Nàmaskardh, utilizzati industrialmente.
La seconda , fra l’altro ad appena un’ora di macchina dalla capitale ed a meno di 10 km da Gulfoss, offre al visitatore lo spettacolo dello Stòrj Geysir, uno dei più famosi zampilli geotermici, segnalato dalle cronache fin dal ‘200.
Lo spettacolo è davvero impressionante, gli spruzzi arrivano fino a 50m, ma non ad orari fissi. Nell’attesa si può ingannare il tempo con il vicino Strokkur, che erutta e zampilla getti d’acqua alti “solo” 20m, ogni 8 minuti.
Assolutamente da non perdere la caldera di Askja, uno dei posti più incredibili che abbia mai visto: immaginate una strada sterrata di 100 km per arrivare in una valle dove c’è il campo per la notte, con un piccolo rifugio, da qualche anno ne hanno costruito uno più grande, che di fatto ha aumentato la ricettività, anche se io continuo a bivaccare, il posto è straordinario!!! 
Da lì parte una pista di 8 km. scavata letteralmente in una colata di lava di proporzioni gigantesche, per arrivare davanti a un ghiacciaio, 45 minuti di cammino nella neve per arrivare al cospetto di 3 laghi di origine vulcanica, di cui uno con acque calde, di origine geotermica, dove immergersi ed approfittare dei fanghi depositati sul fondo dello stesso. Assolutamente da non perdere!

Hveravellir, invece, si può raggiungere solo in luglio ed agosto per una lunga, polverosa, desolata, affascinante strada sterrata. 95km da Gullfoss oppure tagliando in 2 l’isola percorrendo la F35, per 200km di fuoristrada. Va detto che questa zona fa parte dell’altopiano montuoso centrale, l’ultima vera landa desertica d’Europa. Delle piste che l’attraversano, questa è sicuramente la più facile, non ci sono guadi da attraversare e le condizioni della pista sono in continuo miglioramento.
Se decidete di tentare, sabbie grigie e pietre nere vi accompagneranno per quasi tutto il tracciato schiacciato, nella sua parte finale, dai ghiacciai Langjokull e Hofsjokull.
Altra attrattiva imprescindibile dall’esperienza islandese è senza alcun dubbio Landmannalaugar. 

Anche qui bisogna affrontare una pista, la F208, circa 40km, ma lo spettacolo cromatico di questa valle anche in questo caso, ricompensa ampliamente gli sforzi fatti. Se pensavate di aver ormai catalogato tutti gli abbinamenti di colore possibili nel corso del viaggio, qui dovrete ricredervi una volta di più. Le vette di riolite, una combinazione di minerali sottoposti a metamorfosi dall’attività geotermica e vulcanica, che conferiscono al terreno un colore rossastro, si confondono alle serpeggianti colate di lava, intervallate dall’intenso azzurro dei laghi di montagna. A stupire maggiormente, una vegetazione bassissima, un specie di muschio di un verde intensissimo. Davvero straordinario!
Ma nell’itinerario proposto siamo riusciti anche ad inserire la zona nord occidentale, comunemente chiamata dei fiordi. Nonostante la straordinaria bellezza, sono la parte del paese meno visitata, a causa dell’impervia posizione, collegata al resto dell’isola da uno stretto istmo di appena 10km che lo rende una specie di isola di 8600km quadrati, e del clima che a queste latitudini può essere davvero ostile, ai confini del circolo polare Artico e proteso come un artiglio nell’oceano verso la Groenlandia.
Tutto ha un aspetto estremo e l’impietosa geografia rende i percorsi lunghi ed impegnativi in caso di tempo avverso.
Al momento del viaggio erano in corso i lavori per asfaltare il tratto orientale della 61, da Arngeroareyri a Isafjordour, un percorso di 200km per meno di 40 in linea d’aria!! Si procede intorno a 7 fiordi anche se la strada si mantiene in prevalenza al livello del mare.
Ma se la 61 vi piacerà, rimarrete entusiasti della 60, che ridiscende verso sud attraversando alcuni degli scenari più spettacolari dell’intera isola. Si tratta di una strada montana, che si snoda attraverso stretti valichi, valli dalle incredibili varietà cromatiche ed impervie coste. Questa è l’alternativa per poter arrivare a Isafjordour, ma una volta superati i villaggi di Flateyri e Pyngeri, diventerà poco più di un sentiero. In questo tratto costeggiando in quota il fiordo di Dynjandisvogur, noterete in lontananza l’armoniosa Dyniandi, letteralmente “tonante”, la cascata più imponente della zona. Con un fronte molto ampio, più di 60m, scende come un velo dall’alto di una scogliera di 100m, formando ai suoi piedi 5 cascate più piccole. Scenografica.
Poco più a sud si trova il bivio per uno dei principali punti di accesso alla zone dei fiordi: il terminal dei traghetti di Brjànslaekur. Per noi invece non è ancora finita, quindi sx per la statale 63. La strada non è gran che, ma il punto di arrivo sono le scogliere di Làtriabjarg, la maggiore attrazione turistica, che in estate diventa il punto di osservazione di migliaia di uccelli marini quali urie, gabbiani tridattili e pulcinella di mare, ma anche specie più rare come aquile di mare dalla coda bianca e girifalco islandesi.
Le scogliere, oltre ad essere bellissime, sono situate anche nel punto più a ovest d’Europa
(N 65°30’11’’W 24°31’44’ ).
Bene, queste sono le cose che più ci hanno interessato e colpito ma, nell’itinerario proposto ci sono certamente anche altre mete degne di attenzioni, fermo restando che il percorso può essere cambiato e stravolto a secondo delle esigenze dei singoli. Una cosa è certa, a prescindere da percorsi, capacità di guida, tipo di mezzi utilizzati e tempi a disposizione: l’Islanda è sicuramente, con le sue attrattive paesaggistiche e la sua natura prorompente, un sogno, una meta da inserire nei programmi di qualsiasi moto turista.
I pulcinella di mare
I pulcinella di mare, “lundi” in islandese, appartengono alla famiglia dell’alca, che include le gazze marine e le urie, sono in pratica l’equivalente artico dei pinguini. 
Uccelli piccoli e paffuti dal corpo eretto e dal piumaggio variopinto, con zampe arancioni ed un ridicolo becco a forma di vela striato di giallo e rosso. Ogni mese di aprile, circa 6 milioni di pulcinella tornano in Islanda per riprodursi dopo aver svernato in luoghi sconosciuti.
LA TERRA DEI RECORD
L’Islanda rappresentava al momento del viaggio effettuato nell’agosto 2008, dal punto di vista sociale, la terra dei record, il paese più felice del mondo, ma anche uno dei più belli, l’Islanda non si può che amare, credete ad uno che c’è stato 3 volte!! Purtroppo il paese appena un mese dopo è stato letteralmente travolto dalla crisi economica che ne ha sancito un radicale, drastico e drammatico ridimensionamento!!! Credo che sia comunque ancora utile leggere quello che si scriveva solo fino a pochi mesi fa di questa terra che continua a rimanere splendida. 
LO SAPEVATE CHE….A PROPOSITO DI RECORD (notizie pubblicate nella primavera 2008!!)
Il paese più felice del mondo (London School Economics)
Il paese più pacifico del mondo (Economist Intgelligence Unit)
Il paese con la più amplia libertà di stampa (Report Sans Frontier 2007)
Il paese con il 5° maggiore reddito pro-capite al mondo: 40.000€ l’anno
L’unico paese della Nato senza esercito
Il 5° paese al mondo per bassa densità: un terzo dell’Italia per 313mila abitanti
Il numero di detenuti: 118
Il numero di poliziotti: 679
La più alta vendita di libri per numero di abitanti
Il maggior numero di divorzi al mondo
La più lunga aspettativa di vita per gli uomini
Il primo paese al mondo ad avere una donna presidente, eletta nel 1986 ed a legalizzare i matrimoni gay, nel 1996


LANA ISLANDESE

Caldissimi, morbidi, resistenti, i prodotti in lana dell’Islanda, sono oltre che un souvenir da mostrare orgogliosi ad amici e parenti, una volta rientrati in Italia, anche una comoda alternativa ai moderni prodotti termici in commercio. Siamo andati alla ricerca dei luoghi migliori dove acquistarla e dove viene prodotta. 
I vichinghi arrivarono sull’isola nell’874, portando con se 2 animali:  il pony e la pecora. Nel tempo entrambi gli animali hanno avuto quasi lo stesso impatto dell’uomo sulla storia e lo sviluppo del paese. La pecora islandese è unica per la purezza della sua lana, protetta da secoli di isolamento e totale assenza di contatti con altre razze. Probabilmente senza le pecore l’Islanda sarebbe stata inabitabile. Un’evoluzione di più di 1100 anni di esposizione al clima sub artico ha portato la lana islandese ad assumere delle caratteristiche uniche, una distintiva combinazione tra fibre esterne ed interne: le prime sono lunghe spesse e completamente impermeabili, le seconde sono sottili, soffici ed isolanti fornendo una alta resistenza al freddo.
Un’altra importante caratteristica è il colore naturale, nero, grigio, marrone come la solita bianca. Insieme questi colori creano il look distintivo dell’abbigliamento islandese, uno dei più conosciuti esempio
“Vìkurprjòn” produzione e vendita, Vik, www.vikwool.is e-mail vikwool@vikwhool.is
chiedo ad un paio di signore attempate che sono in pausa caffè e con incredibile solerzia mi presentano Sandra,
inizia la produzione di calze negli anni ’80, nel 1995 la produzione si estende anche ai prodotti tipici di abbigliamento più classico.
12-14 dipendenti e la vendita è rivolta solo al mercato interno, ma hanno il sito anche in lingua francese e tedesca.
Le strade                                                          
La statale 1, che segue per lo più la costa e comunemente chiamata Ring Road, è ormai quasi completamente asfaltata tranne il tratto nella parte sud orientale dell’isola. Per le altre vie di comunicazione, un lento processo di “asfaltizzazione” è in atto, ma dovrete affrontare sterrati più o meno impegnativi e nelle piste centrali del paese, guadare fiumi. Un vero spasso, ma ricordiamo ancora una volta di prestare attenzione alle condizioni climatiche e delle strade: anche il più banale dei problemi può diventare cosa seria a queste latitudini.








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PROGRAMMA  Agosto 2013                                                                                           

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