09 novembre 2011

ISOLE FAR OER le isole della pioggia



Bellissime, solitarie, sperdute nel mezzo del Mare del nord, le isole Far Oer, per i locali Føroyar, in danese Færøerne, sono una meta alternativa e poco comune. Unico inconveniente, sono probabilmente tra i posti più piovosi della terra anche se i giochi di colori, i contrasti cromatici e gli scenari mozzafiato, non lasceranno sicuramente indifferente il visitatore, anche nelle giornate più grigie.


Prendiamo un respiro profondo, riempiamo i polmoni e da tutte le direzioni la limpida aria del mare arriva verso di noi, dentro di noi, attraverso di noi. Sconvolgente! Stupefacente! Sbalorditivo! Gli stessi abitanti delle isole Faroe, ammettono che è difficile avere più di 5 giorni di sole all’anno. E noi ci stiamo godendo una splendida giornata a cavallo delle nostre moto percorrendo uno degli innumerevoli scenografici fiordi di questo arcipelago formato da ben 18 isole che furono abitate per la prima volta più di mille anni fa da alcuni irlandesi, alla ricerca di una vita solitaria lontano dai governi totalitari del tempo. Il nome venne loro attribuito in seguito dai norvegesi che quando vi arrivarono trovarono numerosissime pecore le uniche sopravvissute alle continue incursioni dei pirati vichinghi: faer, in antico nordico significa infatti pecora! Ed anche oggi le cose sono cambiate di poco: questo ovino, come presenze, batte di gran lunga gli abitanti che sono appena 48.000, anche se demograficamente la popolazione è in crescita piuttosto sensibile. Per rendersene conto, basta concedersi una passeggiata per le vie della sua capitale o qualcuno dei suoi piccoli centri distribuiti su questo arcipelago: bambini ogni dove, ma la cosa che ha più stupito me ed i miei compagni di viaggio è la percentuale altissima di gemelli (un segreto nell’alimentazione o particolari doti riproduttive, di questi discendenti dei vichinghi di origine norvegese?).

Comunque le isole sono bellissime, e sempre più gente le sta trasformando da punto di semplice passaggio per la più distante Islanda, in meta per le loro vacanze. Un concentrato di natura, immersi nell’Atlantico del Nord, lontano dai possenti flussi turistici che frequentano la penisola scandinava o che iniziano a considerare la bellissima terra dei ghiacci più a nord. Il sistema viario è presso che perfetto, con un asfalto ben tenuto ed in ottime condizioni. Nonostante le temperature non siano rigidissime, basti pensare che anche in inverno il termometro non scende mai al di sotto dei 3°, per una sana pratica motociclistica il problema maggiore è dovuto sicuramente dalla loro piovosità, anche se gli scenari rimangono sempre spettacolari.
Comunque il problema è risolvibile con una buona antipioggia e qualche indumento caldo!
Pronti?

L’arrivo può avvenire da diverse direzioni, Gran Bretagna, Norvegia o Danimarca ma il punto di sbarco sarà sempre Tòrshavn, il capoluogo dell’arcipelago, non che città principale e più popolosa, situata sull’isola maggiore, quella di Stremoy. La cittadina di circa 15.000 abitanti, è situata nella parte meridionale, in una baia riparata, dell’isola di Streymoy. La parte più antica, assai ben conservata, è raccolta, manco a dirsi, nei pressi del porto, fra antiche case in legno colorate e viuzze strette. I primi ad arrivarvi furono i vichinghi, ma ben presto divenne un importante mercato che ne influenzò moltissimo lo sviluppo. L’area di commercio da stagionale divenne ben presto permanente e la situazione continuò anche sotto il dominio danese che instaurò un monopolio commerciale che durò fino al 1856, anno in cui si aprì un’area commerciale di libero scambio. Ciò portò ad un  rapidissimo sviluppo, trasformando il villaggio in una vera città. Caratteristica assai interessante è che gli edifici storici sono originali, in quanto mai distrutti da calamità naturali o incendi, rendendola di fatto unica non solo nelle Faroe, ma nel mondo.
Va detto che le 3 isole maggiori (a cui vanno aggiunte quella di Eysturoy e quella di Vagàr), sono messe in comunicazione da un ponte e da un tunnel sotterraneo (a pagamento e caro! Carissimo!!), quindi facilmente visitabili.
Anche se non vastissime si potranno collezionare e macinare diversi km, percorsi visitando i suoi numerosi villaggi riparati in spettacolari fiordi.
Sicuramente una delle zone più affascinanti per bellezza delle strade e panorami offerti, è quella settentrionale dell’isola di Eysturoy. L’angusto nastro d’asfalto che va da Eidhi a Gjògv è di quelli che lasciano il segno nei ricordi moto turistici: si viaggia alti fra le nuvole, fra prati di un verde accecante, bacini lacustri con i fiordi che, diverse centinaia di metri più in basso, spingono il mare del nord all’interno anche per diversi km.
Gjògv, fra l’altro, sarà la nostra base, nell’accogliente ostello di questo minuscolo paese di pescatori, famoso per le sue scogliere a nord del paese, fra le più belle dell’arcipelago (quasi 200m), dove è possibile ammirare anche diverse specie di uccelli.
Da qui si può solo tornare indietro verso il vertiginoso bivio da dove, sulla sx, molto più in basso le colorate case di Funningur sembrano incrostazioni policromatiche a difesa del verde, all’imbocco del Funningsfiordur. La picchiata sarà rapida e panoramica, ma non vorremmo inflazionare il termine, per arrivare   a questa manciata di case e percorrere in tutta la sua lunghezza il fiordo. Altro posto che mi ha veramente impressionato e che già conoscevo per una precedente visita, è stato il piccolo villaggio di Saksun, posto nella parte settentrionale di Streymoy.
In una piccola baia riparata, raggiungibile con una strada che per ampiezza è un vero record anche qui alle Faroer tanto è stretta, poche case con i tipici tetti ricoperti di torba, si mimetizzano fra prati verdi.
La fattoria Dùvugard, che conserva anche arredamenti originali è diventata un museo. La baia comunica con il mare aperto per mezzo di uno strettissimo canale, ed approfittando della bassa marea è possibile camminare fino all’imbocco.
Ancora più a nord c’è Tjornuvik, il villaggio più settentrionale dell’isola. Vicinissimo in linea d’aria dovrete naturalmente tornare indietro da Saksun per costeggiare lo stretto canale Sundini che separa le 2 isole (Steymoy e Eysturoy) ed a volte sembra quasi un tranquillo fiume. Volendo è possibile visitare a Hvalvik, è per strada, la più antica chiesa lignea dell’arcipelago. 
Prima di arrivare e di infilarsi in un altro, l’ennesimo, spettacolare fiordo, sarà bene fermarsi e voltarsi verso Eidi, per scorgere  i due scogli di Risin e Kellingin. Alti rispettivamente 73 e 75 metri sarebbero, secondo la leggenda i resti di un tentativo fallito di rimorchiare e trascinare le isole verso la lontana Islanda da parte di un gigante di quelle lontane terre e della sua moglie troll. Colpiti dalla bellezza dei luoghi i 2 decisero di trainare il promontorio ma discussero sui modi fino a quando il sole non li catturò trasformandoli in scogliere. A parte le leggende anche questo angolo nascosto è di una bellezza scenografica assoluta, con la strada che vi arriva dall’alto offrendo una vista superba sul villaggio circondato da montagne dalle quali scorrono decine di cascate. I riflessi delle luci sulle acque sono davvero incredibili.
Se doveste decidere di visitare anche l’isola di Vagar, prima di imboccare il tunnel è consigliabile deviare a dx verso Vestmanna, per visitare (nei pressi di Kvìvik), gli interessanti e ben conservati resti di una cascina vichinga e poter ammirare con una mini crociera le famose scogliere omonime, alte ben 600metri.   

08 novembre 2011

appuntamento fine anno




ciao a tutti, come ormai da tradizione consolidata nel tempo, prima delle vacanze di fine anno, confermo l'appuntamento in occasione della chiusura stagionale della badia di moscheta, che si terra la sera del sabato I° dicembre prossimo.  vi ricordo, per chi decidesse di partecipare con le famiglie o con le compagne, di affrettarsi a prenotare le poche camere disponibili, contattando direttamente riccardo, trovate tutti i riferimenti linkando su http://www.badiadimoscheta.it/
per i single, solita disponibilità nelle camerate da 6 posti letto.
ci vediamo il I° dicembre.
CIAO!











28 ottobre 2011

DECIDERE

Oggi niente viaggi, niente foto, ma parlerò di un libro di sport, anche fotografico a cui tengo molto!
Spesso non ci rendiamo conto della straordinarietà delle persone che ci sono vicine, fino al momento in cui non ce lo fanno notare altri! 
Questa è una di quelle occasioni.

Il testo introduttivo dell'evento è di Luca Maggitti, amico e curatore del libro.


Tutte le foto di questa presentazione sono dell'agenzia Ciamillo&Castoria.




Il link in basso è una delle partite tipo, dove Luigi viene abitualmente designato!! un'atmosfera pazzesca e coinvolgente! Poco più di 4 minuti da delirio!!


Intervista per la presentazione del libro e conoscere un po di più il personaggio

DECIDERE DI RACCONTARSI


Animazione fotografica per la presentazione del libro.
Buona visione

ANIMAZIONE FOTOGRAFICA



IL LIBRO
CARSA Edizioni, 168 pagine, 326 foto a colori, 22 Euro.
Le foto di viaggio sono dello stesso autore, mentre le foto di basket sono dell'Agenzia Ciamillo&Castoria.
Luigi Lamonica è l’arbitro di basket più titolato in Italia e uno fra i più titolati al Mondo.
Il suo palmares annovera 1 Finale Mondiale, 1 Semifinale Olimpica, 3 Finali Europee, 2 Finali di Eurolega, 1 Finale di Eurocup, 15 Finali Scudetto, 6 Finali di Coppa Italia, oltre a tante altre finali giovanili e semifinali senior.
Essendo anche istruttore, si è sempre dedicato ai giovani, certo che solo una solida formazione potrà consentire alla scuola arbitrale italiana di continuare a formare direttori di gara di livello mondiale.
In questo suo libro ha raccolto i 4 diari scritti in occasione di altrettanti impegni internazionali (Olimpiadi, Mondiali, Eurolega, Europei). Sono appunti di viaggio che raccontano l’uomo alle prese con il suo lavoro di arbitro che deve far rispettare le regole e permettere lo svolgimento del gioco del basket.
Un racconto sincero, coinvolgente, ricco di immagini, che ha come dichiarato obiettivo quello di avvicinare tanti giovani alla pratica dell’arbitraggio. Perché c’è bisogno di uomini che amino il basket e facciano rispettare le regole e perché, qualsiasi sia il livello di carriera raggiunto, arbitrare offre una magnifica esperienza di vita fatta di viaggi, conoscenze, rapporti umani.
Oltre ai 4 Diari, nel libro sono presenti pezzi di: Dino Meneghin, Ninì Ardito, Roberto Nardecchia, Nar Zanolin, Costas Rigas, Tiziano Zancanella, Flavio Tranquillo, Miguel Betancor, Vittorio Sargiacomo.
Inoltre, un ricordo con un biglietto dell’allora Sindaco di Roma Walter Veltroni.





LA FINALITA' BENEFICA
L’Autore si impegna a devolvere parte dei ricavi derivanti dalla
vendita del volume alla onlus L’Aquila per la Vita, operante nel
campo dell’oncologia domiciliare. Per maggiori informazioni
sulla onlus, consultare il sito www.sctf.it.





L'AUTORE E LA CARRIERA
Luigi Lamonica nasce a Pescara il 18 dicembre 1965 da Sebastiano e Iride Primiterra. Ha un fratello più grande, Giovanni, che gira il mondo in moto.
Inizia ad arbitrare all’età di 13 anni, consigliato dal padre.
Fra i suoi maestri e gli arbitri che più lo hanno ispirato, ricorda Pasquale Zeppillo, Alessandro Teofili, Miguel Betancor, Romualdas Brazauskas.
Arbitra la sua prima partita nelle serie minori nel 1979, a 14 anni.
Arbitra la sua prima partita fra i professionisti nel 1993, a 28 anni.
Arbitra la sua prima Finale Scudetto nel 1996, a 31 anni.
Diventa arbitro internazionale nel 1996, a 31 anni.
Arbitra la sua prima Finale di Coppa Italia nel 1997, a 32 anni.
Arbitra la sua prima Finale internazionale nel 1997, a 32 anni.
A tutto settembre 2011, ha arbitrato oltre 540 gare in Serie A e oltre 400 gare in competizioni di rilevanza internazionale.
Oltre ad arbitrare, è Istruttore Tecnico Nazionale Responsabile degli arbitri di LegaDue e DNA.
A tutto settembre 2011, in Italia, fra le gare più importanti, ha arbitrato:
- 15 Finali Scudetto;
- 6 Finali di Coppa Italia.
A tutto settembre 2011, nel Mondo, fra le gare più importanti, ha arbitrato:
- 2002, Bologna, Semifinale Eurolega Panathinaikos Atene-Maccabi Tel Aviv;
- 2003, Stoccolma, Finale Campionati Europei, Lituania-Spagna;
- 2005, Belgrado, Finale Campionati Europei Grecia-Germania;
- 2007, Atene, Finale Eurolega Panathinaikos Atene-CSKA Mosca;
- 2007, Madrid, Semifinale Campionati Europei Russia-Lituania;
- 2008, Pechino, Semifinale Olimpiadi, USA-Argentina;
- 2009, Portorico, Semifinale Campionati Americani Portorico-Argentina;
- 2010, Vitoria, Finale Eurocup Valencia-Alba Berlino;
- 2010, Istanbul, Finale Campionati Mondiali USA-Turchia;
- 2011, Barcellona, Finale Eurolega Panathinaikos Atene-Maccabi Tel Aviv;

- 2011, Kaunas, Finale Campionati Europei Spagna-Francia.




27 ottobre 2011

PATAGONIA EXPRESS-ANIMAZIONE FOTOGRAFICA


Le prove di animazione fotografica continuano e non potevano non includere il primo viaggio in moto in sud America, con il mio amico Carlo. 2 mesi e mezzo per circa 17mila chilometri. Un piccolo regalo che so gli farà molto piacere e spero piaccia anche a voi.




per chi fosse interessato agli appunti di viaggio naturalmente accompagnati da foto:




CENTRO AMERICA pura vida

“Pura Vida” questo è il saluto che sentirete praticamente in ogni occasione in Costa Rica, una specie di augurio, speranza, una frase che racchiude cordialità,  ospitalità, gioia di vivere, che spesso fanno parte del background di alcuni popoli latini. Ma il saluto in questa occasione può essere tranquillamente utilizzato per definire lo stato d’animo che ha accompagnato un gruppo di 31 persone, per 3 settimane. Quasi tutti conosciuti in precedenti esperienze di viaggio, hanno dato fiducia ad un giornalista passato all’altra sponda, quella organizzativa, anche se supportato da un professionista del settore.

PAESI ATTRAVERSATI- Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Messico.
LUNGHEZZA- KM 5775
Si inizia da Panama, Panamà come viene chiamata in spagnolo e non potrebbe essere diversamente. Le sue chiuse, il canale, questa vena d’acqua, inaugurata nel 1913, che separa in 2, che taglia come una cicatrice il continente americano.
Il canale oltre ad avere deciso la storia del paese, ha influenzato l’economia di un intero continente e rivoluzionato il trasporto delle merci a livello mondiale. Il fatto che ormai le imbarcazioni vengano costruite rispettando un Panama-size la dice assai lunga. Obbligatoria la visita alle chiuse di Miraflores ed il passaggio con foto di rito dal Puente de las Americas. 
La Panamericana è una lama d’asfalto che a parte un breve tratto che si interrompe nella foresta del Daren, unisce le Americhe. Va detto che, a parte l’evidente fascino che suscita, spesso è un percorso noioso e trafficato, soprattutto da camion. L’alternativa è entrare in Costa Rica, dal lato dell’Atlantico, fiancheggiando le coste che nel 1492 videro sbarcare le 3 caravelle di Cristoforo Colombo. Qui fascino, avventura ed un pizzico di spregiudicatezza verranno stimolate dall’attraversamento di 2 ponti ferroviari, ormai relegati al transito di persone, merci e veicoli.  
                                                                                                             
Aggiungi didascalia
   

Alla fine cadranno in 5, ma il morale è alto nonostante dei problemi in dogana, che dilatano i tempi di attesa, per mancanza di personale dal lato costarichegno, quella che, fra l’altro, doveva essere tra le più semplici dell’intero percorso. Il tempo finalmente volge al bello ed il Costa Rica a livello naturistico, ha tanto da offrire: parchi nazionali, vulcani, attivi e non, spiagge incontaminate, laghi, strade spettacolari. 2 giorni nella zona del Volcan Arenal e 2 giorni di riposo al mare, nella fantastica penisola di Nicoya, per potersi rigenerare ed affrontare al meglio il primo attraversamento doganale degno di nota. Si entra in Nicaragua con tempi accettabili, per arrivare nella coloniale Granada. Il giorno dopo, purtroppo il tempo è tiranno, ci aspetta un'altra dogana, probabilmente la più rognosa: si entra in Honduras. Saranno 5 ore circa tra uffici, tramites, fotocopie e pagamenti vari, davvero niente male!! L’Honduras è stato, a detta di tutti, la sorpresa più piacevole per quanto riguarda strade e paesaggi. C’è da dire che anche in questa occasione abbiamo cercato di evitare le vie di comunicazione più trafficate per concederci una strada panoramica secondaria che attraverso paesaggi affascinanti, strade poco trafficate immerse tra piantagioni di caffè, piccoli villaggi indigeni e circa 90km di sterrato, ci ha permesso di raggiungere Gracias, una delle città coloniali più affascinanti del paese, grazie anche alle sue 3 chiese, quelle di S. Marcos, S. Sebastian e Las Mecedes. L’indomani, visita delle rovine di Copan, una chicca per intenditori di siti archeologici, con la scalinata dei geroglifici e le stele della Plaza grande che sono assai interessanti e rare per il mondo maya.  Terminata la visita possiamo entrare in Guatemala, l’obiettivo è Antigua, patrimonio dell'umanità è sicuramente una delle città più spettacolari ed affascinanti dell'America latina.  

Ma le cose da vedere sono ancora parecchie: lago Atitlàn, definito uno dei laghi più belli del mondo, circondato da villaggi indigeni, in un contesto naturale spettacolare, con i vulcani S. Pedro (3020 m) e Taliman (3158 m) che si specchiano nelle sue acque. I colori, la gente, il traffico sono però  solo la preparazione allo spettacolo del mercato di Chichicastenango. Siamo ormai agli sgoccioli, pochi giorni sì, ma non senza sorprese. A farla da padrona sono soprattutto le strade. Il Chiapas, di cui sono personalmente innamorato è una conferma gradita.  Per la quarta volta nella mia vita, ma con la solita soddisfazione, percorrerò la S. Cristobal de las Casas-Tuxtla Gutierrez. Il Messico però, viariamente ha tanto da offrire ed i partecipanti non tardano ad accorgersene: la splendida costiera 200 fino a Huatulco, poi la fantastica 175, che congiunge i 2 oceani, per giungere prima a Oaxaca (si pronuncia Uacaca) e poi sull’oceano nel fantastico villaggio di Tacotalpan, uno dei più antichi porti del paese.  Siamo alla fine, da qui meno di 90km, Veracruz, il Camino Real, la cena di commiato, la consegna delle moto, il rientro in Italia….beh, non proprio, ad essere sincero, questo è stato il programma dei partecipanti a questo viaggio anteprima. Il sottoscritto se ne va a nord, ma questo è un altro itinerario inedito, un’altra storia e, speriamo un altro articolo.

San Juan de Chamula
Per molti tzoztiles, Chamula è la capitale religiosa dei Maya. Qui si può avere l’impressione di non essere graditi e ripartire dopo 10 minuti, oppure si può trovare molto gradevole passeggiare per le sue stradine, molto dipende dalla sensibilità personale. Per favore non date denaro ai bambini, molto meglio comprargli qualcosa da mangiare e da bere che non siano dolci o bevande gassate.
La sua chiesa è davvero interessante. Tassativamente proibito fotografare il suo interno e le processioni religiose. Nessun problema invece all’esterno, anche se è preferibile sempre chiedere il permesso. Infatti gli indios di Chamula credono che l’obiettivo risucchi l’anima, anche se negli ultimi tempi, alcuni accettano in cambio un piccolo dono.
I tzotziles praticano la loro religione utilizzando gli “strumenti” del culto cattolico, importato qui dai gesuiti spagnoli. Già da 2 secoli hanno cacciato l’ultimo parroco e sono i soli padroni della chiesa, senza banchi e che ha il pavimento coperto di aghi di pino; hanno però mantenuto le decorazioni dell’interno e venerano i loro dei sotto l’aspetto dei santi spagnoli. Gli specchi attaccati al collo delle immagini servono ai fedeli il riflesso della loro anima. Cristo è stato rimpiazzato da san Juan, che porta nelle braccia un montone umanizzato, animale sacro dei tzotziles.
Essi, una volta acceso un lumino, si confessano e la statua risponde attraverso la loro stessa bocca, grazie allo specchio attaccato al collo. Fin che brucia il cero, il fedele salmodia e colloquia con il dio, consumando lui stesso l’offerta, di solito acquavite. Inoltre non c’è da stupirsi nel vedere persone bere bibite gassate mentre pregano, poi che è credenza che il ruttare estirpi il male dal corpo (!!)
Per tutto l’anno si tesse per vestire San Juan. Il 27 giugno si lavano i suoi vestiti in una bacinella e l’acqua viene bevuta da tutti i fedeli. Una volta rivestito il santo ha inizio la processione. In questo periodo dell’anno arrivano nel villaggio tutti i malati della zona per essere curati dai “curadores”. I tzotziles hanno una venerazione enorme, che arriva al fanatismo, per le immagine sacre, in particolar modo per la croce, che assimilano all’albero della vita degli antichi maya e che piantano dappertutto. Nell’amministrazione dei pueblos i sindaci eletti regolarmente secondo le leggi della repubblica, si fanno spesso da parte di fronte alle confraternite religiose, che i tzotziles si scelgono con le loro usanze. Effettivamente i 2 tipi di autorità convivono in perfetta armonia. Anche se, questa forma di governo bipolare, a metà strada tra l’amministrativo ed il religioso, da loro un potere tale da permettergli di cacciare dal villaggio chi li contesti apertamente. A Chamula sono stati espulsi più di 25.000 di questi “protestanti” (in tutti i sensi del termine).
Il canale di Panamà                                                                                                                                         Il Canale di Panamà è senza dubbio un’incredibile opera d’ingegneria, che attraversa l’istmo e unisce il Mar dei Caraibi con l’Oceano Pacifico percorrendo tre chiuse e tre laghi artificiali, è un complesso sistema in cui l’abilità dell’uomo e la sapienza della natura giocano un ruolo fondamentale. Lungo 81,1 km (compresi i prolungamenti in mare), unisce l'OceanoAtlantico a quello Pacifico. Ha una profondità minima pari a 12 m, e la larghezza varia tra i 240 e i 300 m nel lago Gatun, mentre è di 90-150 m nel tratto di terraferma. È costituito da un sistema di chiuse, con 6 conche, che permette alle navi di superare un dislivello di 16 m, evitando in tal modo la circumnavigazione dell'America meridionale. Il tempo di percorrenza è compreso tra le 8 e le 10 ore. L’imboccatura in corrispondenza del Mare delle Antille si trova nella baia di Limon, attraversa il lago di Gatun e il serbatoio di Miraflores, terminando nel Golfo di Panamá. Il canale è attraversato da migliaia di navi all'anno per un tonnellaggio di decine di milioni di tonnellate in entrambi i sensi. Il pedaggio dovuto per la navigazione è la principale fonte dell'economia dello stato di Panamá, pagato in anticipo e in base al tonnellaggio  e dimensioni delle imbarcazioni. Le navi che attraversano il canale non possono superare i 300m di lunghezza a causa della distanza tra le chiuse. Il progetto originario del canale risale al XIX secolo; nel 1879 fu caldeggiato dal Congresso Internazionale di Parigi ed ebbe tra i suoi promotori Ferdinand de Lesseps, già costruttore del Canaledi Suez.                 
Nel 1881 Lesseps fondò una società per raccogliere fondi e iniziò i lavori secondo un progetto molto complesso che non prevedeva l'impiego di chiuse; il suo tentativo fallì per gli ostacoli di natura tecnica e finanziaria oltre che per le terribili difficoltà ambientali che decimarono letteralmente la forza lavoro della compagnia con diverse migliaia di morti: malaria, malattie tropicali e calore si rivelarono un nemico terribile per il progetto. Nel 1885 Lesseps fu sostituito da Gustave Eiffel ed un’altra cordata di imprenditori ma anche questa società fallì, nel 1889. Nel 1901 gli Stati Uniti ottennero dal governo Colombiano (che comprendeva anche l'attuale Panamà) l'autorizzazione per costruire e gestire il Canale per 100 anni. Nel 1903 però il governo della Colombia, in un sussulto di orgoglio nazionale, decise di non ratificare l’accordo. Gli USA allora non esitarono ad organizzare una sommossa a Panamà e a minacciare l'intervento dell'esercito se fosse avvenuta la reazione del governo legittimo. Panamà così, come già Cuba, divenne una Repubblica indipendente ma sotto la tutela degli Stati Uniti che ottennero l'affitto perpetuo della Zona del Canale e l'autorizzazione ad iniziare i lavori. I lavori iniziarono nel 1907, intrapresi dal genio militare statunitense, e si conclusero il 3 agosto 1914, seguendo i progetti del colonnello Gothal, inventore del sistema di chiuse, su cui il canale si basa.Nel 1915 la nave Ancón effettuava il primo passaggio del Canale da un oceano all’altro, riducendo a otto ore la traversata, che prima che prima durava più di sessanta giorni.

L'inaugurazione ufficiale fu però rinviata al 1920, a causa dell'insorgere della prima guerra mondiale.
Dopo 85 anni, il 31 dicembre gli Stati Uniti hanno riconsegnato a Panama il suo celebre canale. Un evento storico, che ha occupato le prime pagine dei media di tutto il mondo.
Nell'aprile 2006 si è concluso lo studio durato cinque anni per un ampliamento del canale. L'ampliamento verrà eseguito in quanto il referendum popolare ha dato, con il 75,25% dei sì (anche se solo il 43,3% degli aventi diritto ha votato) l'approvazione del progetto. I lavori sono già iniziati e dovrebbero terminare nel 2014.
Un po’ di curiosità:
·      Il pedaggio di transito più alto: 165.000 dollari pagati dalla nave da crociera “Rhapsody of the Seas”
·      Il pedaggio più basso: 36 cents pagati nel 1928 dal viaggiatore, scrittore e avventuriero americano Richard Halliburton per aver attraversato il canale a nuoto
·      La media del costo di un passaggio: 44mila dollari
·      Le navi in transito ogni giorno: 38 circa
·      Le navi in transito ogni anno: 13mila circa
·      Il viaggio da New York a San Francisco si accorcia di 12.666 chilometri se si passa per il canale di Panama anzi che circumnavigare la costa del Sud America
·      Tempo medio necessario per il transito di una nave: dalle 8 alle 10 ore
·      Lunghezza: 81 chilometri e 100 metri
·      Profondità minima: 12 metri e mezzo
·      Larghezza minima: 30 metri e mezzo
·      Spesa sostenuta dagli americani nei dieci anni della costruzione del canale: 387 milioni di dollari
·      Numero massimo di uomini impiegati dalle aziende di costruzione francesi nei lavori di costruzione (1884): 19.000
·      Numero massimo di lavoratori impiegati dagli americani (1913): 44.733


Colpo d’occhio                                           
A Chichicastenango, i giorni di mercato durante la settimana sono 4 e sarebbe una vera follia capitare da queste parti senza rispettare questa semplicissima regola di rispettare i giorni stabiliti: martedì, giovedì, sabato e domenica. Tutto inizia dalla prima mattina nella città maya per antonomasia, dove cattolicesimo e religione indigena si amalgamano e sintetizzano. Sicuramente una delle “ferie” più colorate e spettacolari di tutto il Centro America, un arcobaleno umano, ricco di profumi e sensazioni.



                    TESTO E QUALCHE INFORMAZIONE