17 febbraio 2026

L'isola di smeraldo

 

Si dice che chi visita l’Irlanda non riesca più a dimenticarla, e questo è probabilmente uno di quei casi in cui una diceria, in apparenza banale, corrisponde alla più pura e semplice verità. Il paesaggio irlandese ha infatti un’atmosfera mitica, dovuta tanto alla storia del paese, quasi palpabile, quanto alla sua fama di luogo abitato da fate e da folletti. Il tempo non sempre è clemente, questo è vero, ma il difetto è compensato dalle decine e decine di sfumature di verde della vegetazione; non per niente è soprannominata l’Isola di Smeraldo. Il Paese incanta i visitatori con la sua bellezza e l’atmosfera accogliente. Dalle suggestive Giant’s Causeway alle speciali scogliere di Moher, dalle dolci colline del Kerry ai laghi fatati del Connemara, dagli scenari atlantici ai paesaggi di una campagna rigogliosa, il contesto irlandese è un invito constante all’esplorazione, con sorprese strabilianti ad ogni curva.


Tappe:
 
1.     Sabato, 27 giugno, arrivo Dublino dall’Italia
2.     Domenica 28 giugno, Dublino visita della città
3.     Lunedì 29 giugno, Dublino- Dungarvan km 272
4.     Martedì 30 giugno, Dungarvan- Killarney km 268
5.     Mercoledì 1° luglio, Killarney- Adare km 260
6.     Giovedì 2 luglio, Adare- Galway km 294 
7.     Venerdì 3 luglio, Galway- Westport km 248
8.     Sabato 4 luglio, Westport- Sligo km 284
9.     Domenica 5 luglio, Sligo- Dunfanaghy km 254
10.  Lunedì 6 luglio, Dunfanaghy- Londonderry km 268
11.  Martedì 7 luglio, Londonderry- Ballymena km 229
12.  Mercoledì 8 luglio, Ballymena- Carlingford km 228
13.  Giovedì 9 luglio, Carlingford- Dublino km 146, riconsegna delle moto e rientro in Italia


  Irlanda 2026
L’isola di smeraldo
Dal 27 giugno al 9 luglio, km 2739


Programma:

1.     Sabato, 27 giugno, arrivo Dublino dall’Italia
Arrivo in giornata e sistemazione in albergo.
 
2.     Domenica 28 giugno, Dublino visita della città

Benvenuti, o meglio, Failtè, come direbbero gli irlandesi!! La nostra esperienza inizia da Dublino con un intero giorno a lei dedicato. Contraddistinta da un fascino discreto che contraddistingue tutto il paese, agli occhi del visitatore mostra il carattere tipico di chi è passato attraverso le difficoltà senza perdere il piacere di vivere. Negli ultimi dieci anni la città ha conosciuto trionfi e momenti di crisi, ma i dublinesi non si sono fatti condizionare ed hanno continuato ad apprezzare il bello della vita, attraverso la musica, l’arte e la letteratura: aspetti dati spesso per scontati, ma che rende immensamente fieri. Dublino è una città da visitare per la sua atmosfera, pacata ed allo stesso tempo vivace, per i suoi pub e la storia dei suoi edifici. L’Irlanda, decisamente, con Dublino, tocca il suo massimo splendore: non è l’unico luogo suggestivo e di interesse del paese, ovviamente, ma di certo ne rappresenta uno dei suoi fulcri più interessanti.
 
3.     Lunedì 29 giugno, Dublino- Dungarvan km 272
Che il viaggio abbia inizio. Prima bisogna espletare la formalità del ritiro dei mezzi per chi è arrivato sull’isola volando direttamente sull’isola di smeraldo. Le cose si fanno eccezionalmente interessanti appena fuori città: la contea di Wicklow e le omonime montagne rappresentano un brutale, inaspettato cambiamento del paesaggio, siamo con la città a pochi chilometri di distanza, ma si entra in un altro mondo. Le montagne non superano mai i 1000 metri di altitudine ma che spettacolo!! Il Sally gap ed il Wicklow Gap sono entusiasmanti ed incorniciano un paesaggio sorprendente!! A Glendalough, proprio nel mezzo di tanta bellezza, faremo una breve sosta considerando che il villaggio è riconosciuto come uno degli angoli più belli del paese. Se questo è l’inizio prepariamoci allo straordinario!! La giornata proseguirà placidamente per strade secondarie ed in dirittura di arrivo percorreremo un tratto di costa prima di fare ingresso a Dungarvan, con le sue case color pastello che circondano una pittoresca baia. A parte la bellezza del luogo e dall’immancabile castello, questa piccola località è anche rinomata per la qualità dei suoi ristoranti e la sede di una famosa scuola di cucina, ne approfitteremo.
 
4.     Martedì 30 giugno, Dungarvan- Killarney km 268
Giornata ondivaga ed interlocutoria, una specie di ripiego alle modifiche apportate per ridurre i giorni del programma iniziale e poi recuperarne uno in extremis, ma la campagna irlandese interviene in aiuto con la solita magnanima spettacolarità. Gran parte della tappa sarà percorsa su strade secondarie dimenticate per giungere a Killarney, annidata tra imponenti colline e laghi scintillanti, un luogo da sogno per coloro che sperano di immergersi nella storia dell’Irlanda e nel suo fascino.
 
5.     Mercoledì 1° luglio, Killarney- Adare km 260
La penisola del Dingle, protagonista di giornata, si incunea nell’oceano che sovrasta il paesaggio. Le sue acque blu opalescente valorizzano ancora di più le colline verdissime e le spiagge di sabbia dorata. Sullo sfondo, montagne suggestive, castelli pittoreschi ad anello, rendono questo angolo di Irlanda indimenticabile. Abbandoneremo la regione tenendoci vicini alla costa e superando il Kerry Head ed arrivare a destinazione dopo essere transitati dalle spiagge, spesso tempestose sull’estuario dello Shannon River. Breve sosta per visitare il museo degli idrovolanti a Foynes ed arrivo nell’affascinante villaggio di Adare, che ha fama di essere uno dei più graziosi del paese, con i suoi pittoreschi cottage dal tetto di paglia. Fondato nel XIII secolo, si affaccia nel punto di guado del fiume Maigue, da cui il villaggio trae il suo significato, “Áth Dara”, che sta per guado della quercia.
 
6.     Giovedì 2 luglio, Adare- Galway km 294 
Usciamo ufficialmente dal Kerry per continuare la nostra salita verso il nord dell’isola, ma sempre tenendo conto delle incredibili attrattive paesaggistiche, di una morfologia folle e delle fantastiche strade che la attraversano. La giornata inizia seguendo le sponde orientali del Lough Derg, per poi deviare nuovamente verso l’Oceano e le sue scogliere. Dedicheremo le nostre attenzioni a Loop Head, appartato, solitario, con straordinarie vedute sulla costa, distante anni luce dalle più famose Cliff Of Moher, costantemente assalite da turisti ed a cui concederemo uno sguardo distratto nel corso della giornata!! La R477 procede aggirando il Black Head, un promontorio solitario che sovrasta il mare, siamo nella baia di Galway che aggireremo per arrivare al punto di fine giornata. Città dallo spirito artistico e bohémien, Galway, Gaillimh, è famosa per il suo panorama di luoghi ed eventi votati all’intrattenimento. I pub dai colori vivaci vibrano di musica live, mentre i tavolini all’aperto dei caffè e dei ristoranti sono una postazione ideale per osservare gli artisti e il teatro di strada. Ciò che resta delle mura cittadine medievali si alterna a negozi che vendono anelli di Claddagh forgiati a mano, libri e strumenti musicali. Una serie di ponti collega tra loro le sponde del River Corrib, dalle acque ricche di salmoni, e una lunga passeggiata conduce a Salthill, sulla Galway Bay, dove si trovano le ostriche per le quali la zona è famosa. La sua energia e la sua creatività le sono valse la candidatura a Capitale Europea della Cultura per il 2020.

7.     Venerdì 3 luglio, Galway- Westport km 248
Si inizia portando a termine il giro della baia per poi fare ingresso in un’altra penisola, quella del Connemara, in irlandese “Conamara”, che significa insenatura del mare. Mai nome fu più appropriato: le strade costiere, orlate di muretti in pietra, serpeggiano smarrendosi in un susseguirsi di piccole baie, spiagge nascoste ed insenature. Roundstone, è una delle perle della zona, con le sue variopinte case a schiera che si affacciano sulle scure acque della Bertraghboy bay, dove sono ormeggiate le barche dei pescatori di aragoste. Il percorso continua tortuosamente ad ingannarci con laghi che sembrano baie e piccoli laghi che sembrano baie tra un verde sfolgorante ed un blu ipnotico!! Dopo aver percorso un tratto della Sky Road, ci concederemo un’altra deviazione verso Claggan, tipico porto di pescatori che attira le attenzioni fotografiche di quelli che si concedono il tempo di allungare la strada fino a qui. Ma la scusa vera è che la deviazione ci permetterà di tentare la sorte arrivando ad Omey Strand, una spiaggia dalla quale, quando c’è bassa marea è possibile raggiungere, anche con un veicolo Omey Island, un basso isolotto, una manciata di case, dove in estate si svolgono corse di cavalli. La strada continua a spingersi verso nord ed in dirittura di arrivo potremo ammirare uno dei panorami più belli della contea Mayo, quello che circonda la sublime sommità di Croagh Patrick, la “montagna sacra” irlandese. È qui che, secondo la leggenda, S. Patrizio avrebbe digiunato durante i 40 giorni di Quaresima, nel 441. Arrivo a Westport, una di quelle cittadine irlandesi che non possono passare inosservate: nessuno rimane immune al fascino delle sue ripide strade in salita, delle graziose piazzette, delle facciate georgiane dei negozi che compongono un colorato caleidoscopio, del fiume gorgogliante con i ponticelli di pietra adornati di fiori, dei tanti pub accoglienti e di un’atmosfera placida e tranquilla che non può che catturare il visitatore.
 
8.     Sabato 4 luglio, Westport- Sligo km 284
Malgrado le loro meraviglie naturali le contee di Mayo e Sligo, protagoniste di giornata, rimangono ancora un segreto ben custodito, offrendo tutta la romantica e selvaggia bellezza dell’Irlanda più autentica, per il momento ancora distante dalle masse turistiche che prendono di assalto altre zone del paese, forse più accessibili. Iniziamo percorrendo l’Atlantic Road che aggira la penisola di Corraun per arrivare ad Achill Island, uno degli angoli più romantici e selvaggi d'Irlanda: un luogo sperduto e solitario in balia degli elementi e della forza del mare impetuoso. Messa in comunicazione alla terra ferma da un ponte, è l’isola più grande d’Irlanda, con una lunghezza di 24 chilometri e una larghezza di 19. Si prosegue in direzione nord, ma prima di cambiare direzione, un’altra deviazione, per dare un’occhiata all’irresistibilmente remoto ed incantevole villaggio di Pollatomish, incorniciato in una baia incastonata tra insenature nascoste dall’oceano aperto. Sosta consigliata, dopo la solita dose di panorami costieri, a Ceide Fields, il più vasto insediamento megalitico europeo, che, nei secoli, è stato ricoperto di torbiera: oggi è stato riportato alla luce dopo un intenso lavoro. Sligo, una piccola città, ci accoglierà a fine tappa. Pur non avendo grandi attrattive conquista per la sua vivacità, il suo lungofiume e i numerosi pub dove ascoltare buona musica. Situata alla foce del fiume Garavogue, nella Sligo Bay, è il capoluogo della contea. Sebbene venga spesso snobbata per mete più famose o scelta solo come tappa di passaggio nello spostamento dal Mayo al Donegal, questa deliziosa cittadina è in grado di regalare piccole magie a chi avrà la pazienza di scoprirla. Spesso per amare un luogo non servono monumenti o musei da visitare, bensì angoli piacevoli che rendono unica la permanenza e indelebile il ricordo. Un altro elemento degno di nota è sicuramente la gastronomia: a Sligo decisamente si mangia bene, per nostra fortuna.

9.     Domenica 5 luglio, Sligo- Dunfanaghy km 254
Perché arrivare fin quassù?? Dopo giorni di viaggio, l’Atlantic Road e questo splendido paese continuano a mietere certezze continuando a riservare, giorno dopo giorno, nuove sorprese che ci inducono a continuare apparentemente senza meta, ma con la convinzione che l’ennesima giornata di viaggio, ci riserverà qualcos’altro di strabiliante, trasformando lo straordinario in ordinario!! Un detto della contea di Donegal recita: “quassù è diverso”. Un mondo a parte, la contea degli estremi: tetra, desolata, spesso in balia di un clima inclemente. No, non è finita, si procede assuefatti alle sorprese: Sleve League, le più alte scogliere del continente; Glen Gesh Pass, la valle dei cigni, un passo alpino con montagne scoscese e valli rigogliose; Poisoned Glen, “la valle avvelenata”, con le sue straordinarie pareti rocciose scolpite dai ghiacci; Glenveagh Castle, spettacolare, sfarzoso, suggestivo castello, inserito nel parco nazionale omonimo. Decisamente pochi luoghi in Irlanda hanno la stessa selvaggia bellezza del Donegal nordoccidentale.
 
10.  Lunedì 6 luglio, Dunfanaghy- Londonderry km 268
Proseguiamo il nostro itinerario. Ci attende il forte in pietra di Grianán of Aileách, considerato il monumento antico più imponente e affascinante del Donegal, all’ingresso della penisola di Inishowen, ha una forma stranamente circolare che domina la sommità della Grianàn Hill, da cui fra l’altro si gode uno splendido panorama sui laghi circostanti. Gap of Mamore è lo spettacolare passo che ci porta ad un’altra bellezza naturale prima di abbandonare il Donegal. Malin Head, il capo più settentrionale d’Irlanda: sebbene la contea offra angoli forse più spettacolari di questo, arrivare fin qui rappresenta quasi un traguardo. Si è raggiunto un posto davvero sperduto ed ai confini del mondo. Qui spesso il vento soffia implacabile spazzando le belle scogliere che degradano verso il mare impetuoso. La vista è magnifica e ovunque vi giriate avrete una prospettiva da mozzare il fiato. Entriamo in Irlanda del nord e non possiamo fare altro che arrivare a Derry, Londonderry, città con due nomi, specchio della sua anima divisa tra cattolici e protestanti. I cartelli stradali in Irlanda del Nord riportano Londonderry mentre quelli della Repubblica d’Irlanda semplicemente Derry, Doíre in irlandese. La città ha vissuto una storia turbolenta e sanguinosa, prima con i numerosi assedi e le guerre con l’esercito inglese, poi con le carestie e le migrazioni in America, per evitare le dure leggi britanniche. Ma è diventata tristemente nota in tutto il mondo per le violente traversie all’epoca dei Troubles, le tensioni fra la popolazione cattolica e quella protestante, che culminarono nel massacro ribattezzato Bloody Sunday, avvenuto il 30 gennaio 1972: durante una manifestazione pacifica per i diritti civili e l’accesso alle cariche pubbliche, la polizia protestante sparò sulla folla inerme, uccidendo 13 civili cattolici. A dispetto della sua triste storia, Derry è una cittadina davvero suggestiva, con le sue case color pastello da cui spiccano le guglie delle chiese e le ripide stradine del centro storico, racchiuse nelle splendide mura medievali. Negli ultimi decenni si è molto rivitalizzata, dando origine a una rinascita culturale e sociale che la rende interessante e ricca di attrattive, nonostante in alcune zone della città come il Bogside, si respiri ancora un’atmosfera cupa segnata dagli orrori del passato. Derry rappresenta in ogni caso una delle più belle città d’Irlanda, con un carattere forte e volitivo che meriterebbe non solo una visita fugace, ma una permanenza più lunga.
 
11.  Martedì 7 luglio, Londonderry- Ballymena km 229
Abbandoniamo le possenti mura fortificate della città che ci ha ospitato cercando stradine secondarie per oltrepassare Limavady e spingerci verso la costa di Antrim. Il Dunluce Castle è uno spettacolare castello in rovina, aggrappato a uno sperone di roccia lungo l’itinerario: sembra sfidare la forza distruttrice del mare e degli elementi. Antrim è la contea situata all’estremità nord-orientale del paese, da cui, tramite un breve viaggio in mare si può raggiungere la Scozia, che nelle belle giornata appare in lontannza. Bushmill, che si incontra appena dopo, è famosa tra gli amanti del whisky irlandese per la distilleria legale più antica del mondo. Le Giant’s Causeway sono uno dei luoghi più magici d'Irlanda: 40.000 colonne di basalto esagonali, di origine vulcanica, emergono misteriose dal mare burrascoso. Purtroppo, tanta fama paga il suo prezzo con un’affluenza turistica che ha reso difficile e snervante l’accesso a tanta meraviglia. Il tratto fino a Ballycastle, con i contrasti cromatici di nero basalto e candido calcare, è tra i più suggestivi di questo tratto di costa. Ma la giornata ci riserva altre sorprese, con la strada panoramica di Torr Head, una strada stretta e vertiginosamente insidiosa che si inerpica lungo pendii a precipizio sul mare. La strada continua a seguire pericolosamente la costa fino a raggiungere i sobborghi di Larne, da dove per stradine secondarie raggiungeremo Ballymena, dove alloggeremo per la notte.
 
12.  Mercoledì 8 luglio, Ballymena- Carlingford km 228

Il Carrickfergus Castle è uno dei più antichi e grandi castelli irlandesi, situato sulla spiaggia dell’omonimo villaggio, e la nostra prima meta di giornata. Rapido attraversamento di Belfast per poi guidare su un altro tratto di costa spettacolare. Ce ne allontaneremo solo per scalare le Mourne Mountains, tra vette di granito, anticamente battute dai contrabbandieri e che dominano il Carlingford Lough, che attraverseremo in battello. Ubicato su una sporgenza rocciosa, il Green Castle è circondato da robuste mura di pietra all’ingresso dell’omonimo villaggio, una delle località più deliziose di questo tratto di costa e punto di arrivo di giornata.
 
13.  Giovedì 9 luglio, Carlingford- Dublino km 146, riconsegna delle moto e rientro in Italia
Siamo alla fine del viaggio. Che dire?? lungo?? breve?? faticoso?? Interessante?? Sicuramente esplorativo esperiamo a volte sorprendente. Anche l’ultima giornata seppur più breve delle altre riserverà qualche altra sorpresa paesaggistica. Le nostre solite strade, un castello per non perdere le buone abitudini ed alla fine, ad attenderci, Dublino, per la riconsegna dei mezzi ed il volo di rientro in Italia. Per chi invece ha deciso per l’opzione via terra, il viaggio continua…….
 











14 dicembre 2025

Abruzzo e Molise, a ritmo di Carrese

Dal 29 aprile al 3 maggio 2026
5 giorni, 4 notti, km 720


Una nuova occasione per riscoprire ancora una volta il Molise e l’interno dell’Abruzzo con le loro spiagge e spettacolari montagne, regioni divise amministrativamente dal lontano 1963 , prevalentemente per ragioni campanilistiche e di gestione del potere delle classi politiche del tempo, ma che vantano una storia comune, culturale ed economica risalente al dominio degli svevi e che racchiudono nel loro entroterra grandi sorprese che sapranno emozionare anche i più insensibili. Percorrere le antiche strade dei pastori, assaporare i prodotti locali, guidare in completa solitudine sulle montagne più imponenti dell’intero Appennino e rivivere manifestazioni storiche che rendono vivi più che mai questi territori. Come la Carrese di San Martino in Pensilis appunto, protagonista del nostro itinerario, che ogni primavera, il 30 di aprile, rappresenta uno degli eventi più cari ed attesi dalla popolazione basso-molisana. La manifestazione ha radici antichissime, secondo alcuni la prima edizione risalirebbe al 1728.



Abruzzo e Molise, a ritmo di Carrese

Dal 29 aprile al 3 maggio 2026

5 giorni, 4 notti, km 720


Tappe:

1.     Mercoledì, 29 aprile, Termoli, arrivo
2.     Giovedì, 30 aprile, Termoli, San Martino in Pensilis, Carrese, Termoli km 81
3.     Venerdì, I maggio, Termoli- Sulmona km 288
4.     Sabato, 2 maggio, Sulmona- Montesilvano km 350
5.     Domenica, 3 maggio, rientro in sede


LA CARRESE
 
Profondamente radicata nella popolazione, la Corsa dei Carri ha origini antichissime. La leggenda narra che i signori di San Martino e degli altri paesi vicini andarono a caccia verso il mare fra le boscaglie dove anticamente sorgeva la antica e nobile Cliternia e, più tardi, il Monastero di San Felice. Qui ad un tratto i cavalli si inginocchiarono senza volersi più muovere e i Signori, scavando, trovarono il corpo di San Leo, famoso Santo monaco benedettino. Ogni Signore si contendeva la paternità del ritrovamento per poterlo portare nel proprio feudo, tanto da venire quasi alle armi.  Affidandosi alla decisione del Vescovo di Larino, misero il corpo su un carro trainato da buoi che, lasciato libero a sé stesso e alla volontà del Santo, scelse alla fine di fermarsi a San Martino. Così da secoli, ogni anno, verso la metà di marzo, iniziano gli allenamenti dei buoi, dei cavalli e dei cavalieri, che continuano fino al giorno della corsa, il 30 aprile. La Carrese vede contrapposte tre fazioni. Accanto ai tre carri scendono in campo cavalieri che stimolano, con pungoli, la corsa dei buoi. Come presso altri comuni della fascia costiera molisana e pugliese, la Carrese ha come protagonisti i cavalieri, i buoi, i carri e tre partiti contrassegnati dai rispettivi colori: il bianco-celeste per i Giovani, il giallo-rosso per i Giovanotti ed il bianco-verde per la Cittadella. La corsa si svolge su un percorso di 9 chilometri e prende avvio dal tratturo. Il bue rappresenta la forza della natura imprevedibile, che l’uomo tenta di misurare e governare, in una stagione in cui, in tutta la sua forza, la natura si risveglia e si passa dalla staticità invernale alla dinamicità della bella stagione e dei raccolti. A metà percorso avviene il cambio degli animali, caratteristica unica nelle manifestazioni di questo genere. La gara termina davanti alla chiesa, e il carro vincitore ha l'onore di trasportare in processione il busto di S. Leo il successivo due maggio.



 

 PROGRAMMA:
 
1.     Mercoledì, 29 aprile, Termoli, arrivo

Termoli, città capoluogo del Molise, è un piccolo scrigno che raccoglie arte, storia e tradizioni. Il Borgo Antico, ribattezzato dai termolesi “paese vecchio”, è la parte della città più caratteristica ed è un’emozionante scoperta. La città vecchia è un promontorio a strapiombo sul mare, circondata da mura di cinta che nell’antichità servivano a proteggerla dagli attacchi nemici e dominato dal maestoso Castello Svevo, altro baluardo difensivo, che oggi ospita al suo interno la Galleria d’arte comunale. E proprio qui, tra le sue mura, il “paese vecchio” ci ospiterà, con una suggestiva sistemazione in albergo diffuso. A seguire, e come potrebbe essere diversamente, l’immancabile cena di pesce.
 
2.     Giovedì, 30 aprile, Termoli, San Martino in Pensilis, Carrese km 81
Il giorno della Carrese. In sella alle moto percorreremo i 18 chilometri che separano Termoli da San Martino in Pensilis. O meglio nei pressi, precisamente a qualche chilometro di distanza, al ristorante “La Carrese”, di fronte al quale avverrà il cambio dei buoi durante la gara. Parcheggeremo le nostre moto e verremo accompagnati in paese in macchina da Pietro, proprietario del ristorante, non che uno dei responsabili della manifestazione, per seguire da vicino le fasi preliminari della gara, la benedizione dei carri e per vivere da vicino l’atmosfera coinvolgente che precede la gara. Poi seguiremo a piedi la processione, un rito che vedrà sfilare fino al punto di partenza equipaggi, animali ed una parte dei paesani. All’altezza del punto di cambio la abbandoneremo per attendere l’inizio della gara. Nell’attesa consumeremo comodamente seduti un rustico pranzo a base di piatti della tradizione, tra cui la pampanella, piatto di carne tipico di San Martino in Pensilis e della zona. Con l’avvicinarsi della partenza, ci trasferiremo sul tetto di un adiacente capannone, messo a gentile disposizione dal sindaco di San Martino, da cui si godrà uno scorcio a dir poco appassionante dalla partenza alla fase saliente della gara, appunto il “cambio dei buoi”, che avverrà quasi sotto i nostri piedi: spettacolo dominante e garantito!! Alla fine, per fare ritorno a Termoli, ci concederemo un breve giro nel basso Molise, lambendo i confini con la Puglia e rientrare in sede. Stasera ci attende il principe dei piatti della tradizione, nato come piatto povero, ideato dai pescatori per utilizzare il pesce invenduto o rovinato dalle reti, il simbolo della cucina marinara termolese: la zuppa di pesce, noto per il suo sapore intenso e la sua preparazione tradizionale a base di pescato locale e pomodoro. 

3.     Venerdì, I° maggio, Termoli- Sulmona km 288
È ora di mettersi per strada!! Attraverseremo il Molise per entrare in Abruzzo da una via inusuale, spettacolare che offrirà panorami sorprendenti, ma che a tratti ci farà capire appieno l’utilizzo ed il significato del termine enduro stradali……. Si inizia salendo subito in collina per dominare il mare dall’alto, ma il Trigno segnerà lo spartiacque del nostro percorso, puntando decisamente all’interno. Campi coltivati a perdita d’occhio, con le montagne in lontananza e che fanno capire che la geometria è una scienza esatta, anche applicata all’agricoltura. Il Molise è una regione che, nonostante le sue dimensioni, offre spazi sconfinati e mantiene ancora oggi un’apparenza incontaminata. Intanto le montagne si avvicinano sempre più. Il passaggio del confine è solo amministrativo. Aggireremo quasi completamente la Majella, per concludere il suo periplo quasi perfetto a Sulmona.  Gli antichi scrittori, tra i quali Ovidio e Silvio Italico, concordano sulla remota origine della città, ricollegabile alla distruzione di Troia. Il nome della città deriverebbe infatti da Solimo, che era uno dei compagni di Enea. Le prime notizie storiche, però, ci giungono da Tito Livio che cita l'oppidum italico e narra come la città, nonostante le battaglie perse del Trasimeno e di Canne, rimase fedele a Roma chiudendo le proprie porte ad Annibale. In serata trasferimento in navetta nel borgo di Pacentro per un’altra serata all’insegna della gastronomia legata al territorio ed alla qualità, in uno dei migliori ristoranti della regione.

4.     Sabato, 2 maggio, Sulmona- Montesilvano km 350
Chi conosce le zone sa che quella di oggi sarà una giornata probabilmente indimenticabile, chi invece è alla sua prima esperienza sulle montagne dell’Appennino centrale che dire, ieri c’è stato l’antipasto, oggi si prepari allo straordinario!! Giornata davvero difficile da descrivere: sarà quella del Parco Nazionale, del Sirente, del Gran Sasso, del lago di Campotosto, grande regione il nostro Abruzzo! Tre parchi, montagne imponenti, strade poco trafficate, asfalto spesso entusiasmante, un numero spropositato di curve, panorami che si spalancano alla vista inaspettati……questa la semplice ricetta della tappa odierna. A fine giornata l’ultima sorpresa, attraverseremo “le Bolge dantesche” dei Calanchi di Atri, una delle forme più suggestive e spettacolari del paesaggio collinare adriatico. A vederli sembra quasi che il diavolo in persona si sia divertito su queste pareti, avendo inferto possenti unghiate con i suoi artigli al territorio che, colpo dopo colpo si è modellato donando questo spettacolo unico!! Da qui il mare, a pochi chilometri, fa capolino tra le gigantesche “cicatrici” di argilla che ci circondano. Il nostro hotel ci attende sulla spiaggia e saremo vicinissimi ad uno dei nostri ristoranti preferiti della costa abruzzese.

5.     Domenica, 3 maggio, rientro in sede




















08 dicembre 2025

Estensione Nord del Cile- Bolivia

Dal 22 agosto al 4 settembre 2026
13 giorni, km 3.733

 
Come trasformare un viaggio indimenticabile in un vero sogno!! Questa estensione di tredici giorni  all'Inca Raid 2026, rappresenta probabilmente la possibilità di poter includere in una sola esperienza alcune delle attrattive più impressionanti del continente sudamericano. Poter aggiungere il Salar de Uyuni a Machu Picchu, non lascia adito alla qualità dell’intero percorso proposto. Nord del Cile e Bolivia, dopo aver fagocitato parte del Perù!! Opportunità irripetibile!! Il contesto geografico morfologico cambia decisamente anche se le altitudini estreme dove ci spingeremo rimarranno costanti: deserti policromatici, montagne impervie, lagune colorate, ancora passi andini, ad altezze siderali. Un progetto ambizioso, dopo più di 4000 chilometri percorsi in Perù, si riparte sempre da Arica, per spingersi nei deserti cileni e dopo un assaggio di Bolivia visitando le lagune colorate poste al confine, giungere al Salar de Uyuni, meta per eccellenza del nostro viaggio. Poi Potosì, Sucre, La Paz, la carretera de la muerte per fare ritorno al punto di partenza, attraversando uno dei parchi nazionali più belli del continente.  
Esperienza indimenticabile per un viaggio da sogno, ma siamo di parte!! 
Agosto 2026, il Sudamerica e le sue altitudini estreme, lo straordinario ci attende.


ESTENSIONE NORD CILE E BOLIVIA 2026
Dal 22 agosto al 4 settembre 2026
13 giorni, km 3.733
TAPPE:
 
1.     22 agosto, sabato, Arica- Iquique, km 317
2.     23 agosto, domenica, Iquique- San Pedro de Atacama, km 486
3.     24 agosto, lunedì, Loop San Pedro de Atacama, lagune colorate, circa km 356
4.    25 agosto, martedì, Loop San Pedro de Atacama, Geyser del  Tatio, Valle de la Luna km 213
5.     26 agosto, mercoledì, San Pedro de Atacama- Colchani km 537
6.     27 agosto, giovedì, Colchani, tour salar, circa km 152
7.     28 agosto, venerdì, Colchani - Potosi km 228
8.     29 agosto, sabato, Potosi, riposo
9.     30 agosto, domenica, Potosi- Sucre km 165
10.  31 agosto, lunedì, Sucre- La Paz km 589
11.  1° settembre, martedì, La Paz- Coroico - La Paz circa km 195
12.  2 settembre, mercoledì, La Paz- Tambo Quemado- Arica km 494
13.  3 settembre, giovedì, Arica, consegna dei mezzi, volo per Santiago
14.  4 settembre, venerdì, Santiago, rientro in Italia


PROGRAMMA:

1.    
22 agosto, sabato, Arica- Iquique, km 317
Il nord del Cile è attraversato dal Tropico del Capricorno, area prevalentemente desertica, che si stende su quasi 1.000 chilometri da Arica a Copiapò. Oggi l’attraverseremo in parte. In alcuni luoghi non ha mai piovuto a memoria d’uomo. Il paesaggio è estremamente vario e suggestivo, l’ultimo tratto ci vedrà scendere sulla costa che è una lunga striscia di sabbia stretta da un’alta falesia. Arrivo di giornata previsto ad Iquique, la strana capitale della regione. Perché strana?? Perché fu costruita nel peggiore dei luoghi immaginabili. Un’immensa duna domina l’agglomerato urbano che cresce schiacciato dall’oceano.

2.     23 agosto, domenica, Iquique- San Pedro de Atacama, km 486
Oggi proseguiremo sulla costa oceanica che si mantiene spettacolare, fino a quando, giunti a Tacopilla, piegheremo decisamente verso l’interno per affrontare ancora questo deserto policromatico. A Calama siamo già entrati ufficialmente nel deserto di Atacama. La cittadina è piccola e poco animata, ma in zona si trova la più grande miniera di rame esistente al mondo, quella di Chuquicamata ad una ventina di chilometri dalla cittadina. Arrivo di giornata a San Pedro de Atacama, una piccola oasi nel cuore del deserto omonimo.

3.     24 agosto, lunedì, Loop San Pedro de Atacama, lagune colorate, circa km 356
Giornata dedicata alla visita delle lagune colorate in Bolivia, rapido passaggio di frontiera per poi rientrare in Cile. Il percorso è piuttosto impegnativo ed assolutamente facoltativo e può essere accorciato, ammirandone solo alcune. Vale lo stesso discorso dei geyser del Tatio l’indomani, possibile l’escursione organizzata, con veicoli 4x4.

4.     25 agosto, martedì, Loop San Pedro de Atacama, Geyser del Tatio, Valle de la Luna km 213
Il riposo è una gran bella cosa, se fosse tale!! Siamo a San Pedro De Atacama, un posto speciale.
Nel viaggio in solitaria scrissi in proposito: 
Ed infatti sulla via del ritorno tornerò una seconda volta a San Pedro De Atacama, splendida, tranquilla oasi ai margini del deserto, dove nonostante ormai si viva di turismo, la vita scorre tranquilla, con ritmi dettati dalla natura, dove le persone sembrano tutte simpatiche, le ragazze sono tutte carine, insomma uno di quei posti dove si torna sempre con piacere e dove, si finisce per rimanere sempre più di quanto si prevedesse all’inizio.” 
Oggi si può bighellonare per le vie polverose del villaggio, rilassarsi in piscina o semplicemente attendere la fine della giornata, ma c’è anche la possibilità di visitare la Valle della Luna e i geyser del Tatio una fantastica vallata a 4.300 metri d’altitudine, 90 chilometri a nord di San Pedro, punteggiata da un centinaio di getti di vapore, i più alti del mondo, che al mattino presto offrono uno spettacolo irreale ed allucinante. Possibile l’escursione organizzata in piccoli van, che partendo prima dell’alba consentono di sfruttare la bellezza straordinaria del luogo al sorgere del sole, sicuramente il miglior momento della giornata. Ma c’è sempre la moto…….

5.     26 agosto, mercoledì, San Pedro de Atacama- Colchani km 537
Tappa molto lunga, ma la strada è ormai completamente asfaltata. Si arriva ancora a Calama e si prosegue verso il confine attraversando il piccolo villaggio di San Pedro e giungendo dopo un centinaio di chilometri al confine boliviano di Ollague. Ed a questo punto……compare il salar, immenso che costeggeremo fino ai sobborghi di Uyuni, dove imboccheremo una strada sterrata per visitare il cimitero ferroviario appena fuori dal paese. Sarebbe consigliato arrivarci al tramonto quando le luci diventano quasi irreali, ma ci accontentiamo anche così. La destinazione finale di giornata è poco oltre, nei pressi di Colchani, per sostare nel famoso Hotel Del Sal, con i pensieri rivolti alla giornata che ci attenderà domani, e che giornata!! 

6.     27 agosto, giovedì, Colchani, tour salar, circa km 152
Oggi attraverseremo il Salar fino all'isola Inka Wasi chiamata anche isola de Los Pescadores, avamposto collinoso, coperto da cactus giganti, situato nel centro della salina. Punti salienti lungo il percorso, l’ex Hotel Del Sal, il gigantesco cippo in ricordo della Dakar ed il dosso puntellato di bandiere, sono decine, che interrompono la monocromia della piana. Ovviamente gli spunti fotografici sono infiniti per una delle più sorprendenti meraviglie del continente ed una delle giornate indimenticabili di questo viaggio. Scatti indimenticabili garantiti.

7.     28 agosto, venerdì, Colchani- Potosi km 228
La mattina transiteremo nuovamente da Uyuni e, se non ne avessimo avuto il tempo all’arrivo o semplicemente volessimo dare nuovamente un’occhiata, il cimitero ferroviario con i suoi vagoni arrugginiti e le locomotive coperte di scritte è li ad attenderci. La strada che da Uyuni, sale verso nord ovest direzione Potosi è punteggiata da miniere abbandonate, altre ancora in funzione in un paesaggio incredibilmente multi-cromatico, costantemente oltre i 4.000 metri. La strada di poco più di 200 chilometri, adesso completamente asfaltata, regala comunque paesaggi fantastici, una straordinaria giornata di moto e di incontri, fino ad arrivare alla miniera boliviana per antonomasia, magnifica nella sua scenograficità, sogno, incubo, girone da inferno dantesco: il Cerro Rico che domina Potosi.

8.     29 agosto, sabato, Potosi, riposo
Visita della città ed alle miniere del Cerro Rico.
 

Un po' di storia: Potosi e le sue ricchezze. 
Potosì, già, la città che contribuì al sorgere del capitalismo in Europa. È praticamente impossibile    parlare del processo di spoliazione del Sud America senza parlare di Potosì. Quando gli spagnoli arrivarono nell’impero Inca, il Perù non era più l’agognato paese della cuccagna. I giacimenti d’oro e d’argento furono presto esauriti. Fu dunque nell’alto Perù, la Bolivia appunto, che gli spagnoli fecero centro, vinsero la lotteria, trovarono l’asso pigliatutto! Nel 1545 avviarono lo sfruttamento della montagna rossa di Potosì situata a 4.000 metri d’altezza: il più grande giacimento d’argento della storia dell’umanità!! Molti riconoscono che Diego Hualpa, il Quechua originario di Cuzco che scoprì l’argento del Cerro Rico, aprì con esso il vaso di Pandora. Probabilmente non si rendeva conto di quello che avrebbe scatenato, nel momento in cui rivelò la sua scoperta a Centano, uno dei tanti avventurieri spagnoli dell’epoca di Pizarro. Il Sumaj Orcko, il monte più bello, così lo chiamavano i quechua, si rivelò una miniera così favolosa che Carlo V nel 1555 elevò Potosì al rango di città imperiale. Il filone nei 3 secoli di sfruttamento avrebbe prodotto abbastanza da pavimentare d’argento una strada a 2 corsie fino a Madrid! Gli spagnoli lo soprannominarono, a giusto titolo, Cerro Rico, collina ricca. Alla fine del XVI sec. Potosì con 160.000 abitanti, era diventata la città più grande dell’America ed era più importante di Parigi e Londra. Gli storici concordano su un punto: il flusso d’argento delle miniere di Potosì verso l’Europa fu la “conditio sine qua non” dello sviluppo del capitalismo, ma a che prezzi! La macchina del capitalismo nascente venne alimentata con il sacrificio di migliaia e migliaia di indios e più tardi di schiavi negri. 
Quanti furono i morti? 
“Che importa” rispondevano i sovrani europei, ben contenti di questa montagna di argento che     portò due volte alla bancarotta il regno di Spagna, che s’indebitò e scialacquò a mani bucate, tanto che alla fine i veri beneficiari furono i paesi del nord Europa. Un processo definibile come “accumulazione originaria del capitale”, un’iniezione di liquidi inimmaginabile equivalente a 50 miliardi di dollari, valore aggiornato al 1970 (30.000 tonnellate, ma c’è chi dice che furono quasi 45.000!!), il tutto, fra i secoli XVI e XIX. Viste le dimensioni dell’economia europea dell’epoca, corrisponde ampiamente a diversi “piani Marshall”. 
Quanti furono i morti? Sempre la stessa domanda, che pesa come un macigno. 
ll calcolo approssimativo arriva fino alla spaventosa cifra di 8 milioni!! Un genocidio che vide     vittime, indios Aymarà, quechua e neri importati dall’Africa con la tratta degli schiavi. La “mita” era il lavoro forzato e gratuito eseguito a turni nelle miniere in condizioni spaventose. Ogni anno decine di migliaia di indios e schiavi morirono di sfinimento o avvelenati dalle esalazioni di mercurio utilizzato nella lavorazione dell’argento. Eppure, il sistema e il nome “mita”, erano stati copiati dalla mita degli Inca. Ma mentre i figli del sole erano tenuti a lavorare 2 o 3 anni per il loro padrone, una sorta di imposta reale, gli spagnoli organizzarono giganteschi esodi della popolazione proveniente dalla comunità Quechua ed Aymarà delle valli e dell’altipiano. I contadini furono obbligati a diventare minatori. Con le terre ormai prive di braccia, il fragile ecosistema degli altipiani fu irrimediabilmente distrutto e tutta l’economia della regione si concentrò intorno a Potosì. Così sorsero Buenos Aires e Lima-El Callao, autentiche città portuali destinate a regolare il flusso d’argento e di merci tra America, Europa ed Africa. È chiaro che i minatori lavoravano sottoterra fino a morirci, altro che “mita Inca”!! Ben presto si dovettero importare uomini dall’Africa per carenza di mano d’opera! L’argento delle miniere diede grandezza alla Spagna e fece sorgere i suoi favolosi palazzi, soprattutto a Siviglia dove si trovava la Casa di Contratacion che guidava il valzer dell’argento, degli schiavi e delle merci. L’economia europea in piena espansione grazie al “cash flow” procurato dall’America, generò allora un nuovo capitalismo. Probabilmente nelle facoltà di economia le cose vengono spiegate in modo diverso! All’epoca Potosì era la Bisanzio americana. È evidente, e lo dicono numerosi storici, che l’Eldorado era Potosì. Non valeva la pena di andarlo a cercare in Amazzonia! Lo sfruttamento andò avanti fino alla metà del XVIII secolo, quando la montagna i cui giacimenti sembravano infiniti, cominciò ad accusare i colpi dello sfruttamento fino ad esaurirsi. Ne furono scoperti altri in Perù e Messico e Potosì decadde rapidamente, tanto da ridursi nella prima metà del XIX secolo a soli 10.000 abitanti. Le miniere sono ancora in funzione. Dal 1952, anno in cui i minatori si ribellarono allo stato, una cooperativa gestisce il lavoro nella impressionante miniera, il Cerro Rico appunto, che domina la città, dichiarata patrimonio dell’umanità. Orari massacranti, una mortalità elevatissima, con i medesimi problemi dato che, sebbene il lavoro sia ora gestito autonomamente, i prezzi sono sempre e comunque controllati dalle grandi compagnie internazionali. Un sacco da 50 kg viene pagato pochi euro e per il fabbisogno sono necessari circa 800 kg, raccolti in 3-4 settimane di lavoro massacrante, svolto con gli stessi sistemi, materiali ed attrezzature, di quando gli spagnoli controllavano il mercato dell’argento in Sud America, e stiamo parlando di 300 anni fa. La visita guidata alle miniere, anche se alquanto faticosa, serve a rendersi conto delle estreme condizioni in cui operano i minatori, costretti ad un lavoro disumano per necessità. I turni sono da 4 ore, al quale segue un’ora di riposo e così via fino a che se ne può, masticando coca ed uno strano prodotto chiamato lejia (calce) una specie di aggregante che ne accelera gli effetti e che permettono di resistere per tanto tempo a queste profondità. A tutt’oggi circa 5000 minatori, di cui 300 sono donne lavorano nelle viscere del Sumaj Orcko, il monte più bello in lingua quechua. L’argento si è ormai esaurito da tempo sotto i terribili colpi inferti all’economia ed alle popolazioni locali dagli spagnoli nei 300 anni (1545-1825) in cui controllarono il territorio. La ricerca si è ora spostata soprattutto verso lo stagno, il “metallo del diavolo”, ma anche su zinco, piombo e rame. Si va in pensione a 65 anni con una pensione di circa 500-600 bolivanos, ma il nemico più terribile è la silicosi, che già dopo 10-15 anni di lavoro in queste condizioni, mina inevitabilmente i fisici di questi disperati. Quando questa malattia ha intaccato il 50% delle capacità polmonari, si può chiedere una pensione anticipata per invalidità, ma i controlli dello stato, spesso sono volti a ritardare il più possibile questa eventualità, ovviamente per questioni economiche.
 
9.     30 agosto, domenica, Potosi- Sucre km 165
Breve tragitto, completamente stradale, per concedersi la visita di un altro gioiello della zona, Sucre, dichiarata patrimonio dell'Unesco. Nel pomeriggio, visita della città. La capitale della Bolivia è una suggestiva città dall’impianto ortogonale tipico delle nuove fondazioni cinquecentesche in Sud America e ha mantenuto pressoché inalterato il suo antico aspetto coloniale fatto di eleganti edifici intonacati di bianco. Particolarità è che la Bolivia ha di fatto due capitali; infatti, il governo nazionale è insediato a La Paz, mentre a Sucre si trovano il parlamento boliviano e la corte suprema. Altra curiosità di questa splendida città è quella che per i suoi abitanti ha ben cinque nomi, ciascuno a memoria di una fase della sua storia plurisecolare: Charcasè il nome indigeno che indica il luogo in cui gli spagnoli costruirono la prima città coloniale; La Plata è il nome dato alla città insignita dal re di Spagna di privilegi e di onori; il nome Chuquisaca le venne concesso invece durante la lotta per l’indipendenza; Sucre in onore di Don Antonio José de Sucre, il maresciallo della battaglia per l’indipendenza di Ayacucho, avvenuta il 9 dicembre 1824, e, infine La Ciudad Blanca, ovvero la città bianca, soprannome dovuto al colore delle sue abitazioni.
10.  31 agosto, lunedì, Sucre- La Paz km 589
Anche oggi percorso completamente stradale, ma domani le cose potrebbero cambiare. Siamo ancora in Bolivia, fantasticamente in Bolivia, con la strada sempre in altura, percorrendo un altipiano punteggiato da villaggi sparsi.
11.  1° settembre, martedì, La Paz- Coroico - La Paz circa km 195
Visita della città. Oggi per chi non vuole salire in sella alle proprie moto, possibilità di trascorrere una giornata di sosta. La Paz è la capitale più alta del mondo, una delle poche che abbia i quartieri commerciali e residenziali situati più in basso delle favelas che le dominano. La spiegazione risiede nel fatto che 7-800 metri di dislivello, a queste altitudini, possono migliorare di molto la vita quotidiana dei singoli e naturalmente a beneficiarne non possono essere che le classi più abbienti. La città è secondo me, bellissima. La capitale vanta una delle cornici naturali più attraenti del mondo, città panorama in degna compagnia di Rio de Janeiro, Città del Capo, San Francisco ed Honk Kong. Possibilità di visitare le Rovine di Tiawanaco. Per chi invece volesse tentare la sorte, possibilità di percorrere la strada soprannominata la “Carretera de la muerte”, La Paz- Coroico, 80 chilometri da brivido. Si scende per asfalto, si ritorna per la strada vecchia.
12.  2 settembre, mercoledì, La Paz- Tambo Quemado- Arica km 577
Ultima tappa, lunga, assai lunga, ma ormai siamo ferrati alle distanze, bellissima, impegnativa per le quote altimetriche che raggiungeremo nel corso della giornata, ma siamo ormai assuefatti anche a questo!! Lasciando la capitale boliviana, in poco tempo arriveremo al punto di frontiera con il Cile, che ci riserverà la prima meraviglia paesaggistica. Transiteremo dal Parque National Salama, che, una volta attraversata la frontiera, prenderà il nome di Parque National Lauca. Il Lago Chungara, il più alto del mondo con i suoi 4.500 metri, dominato dalle cime perennemente innevate dei vulcani Parinacota, Pomerata, Salama e Quisiquisini, con il primo che si specchia nelle sue acque verde smeraldo, ne rappresenta l’immagine simbolo. Un posto da sogno. Il parco nazionale più bello del Sud America, recitano in coro guide e dépliant pubblicitari!! Dopo pochi chilometri da tanta meraviglia, lambiremo il piccolo, a dir la verità minuscolo villaggio di Parinacota, ubicato in un paesaggio da Highlands scozzesi, siamo a 4.395 metri (!!). Da qui è possibile ancora ammirare, il vulcano Parinacota, che indossa fantasticamente un cappello di ghiacci ben oltre i 6.000 metri. Degno corollario, mandrie di lama e stormi di fenicotteri rosa……. Siamo in dirittura di arrivo, poco più di 150 chilometri, su un percorso splendido, picchieremo letteralmente dai quasi 4.500 metri al livello del mare!! Arrivo, rientro, ritorno ad Arica, la nostra esperienza è quasi giunta al termine.

13.  3 settembre, giovedì, Arica, consegna dei mezzi, volo per Santiago
In mattinata, riconsegna dei mezzi. È trascorso poco più di un mese dal nostro arrivo, i chilometri percorsi sono quasi 8.000, c’è poco altro da aggiungere!! Coincidenza aerea per la capitale Santiago, è davvero finita!!

14.  4 settembre, venerdì, Santiago, rientro in Italia
Volo di ritorno in Italia.